Economia

Troppi esuberi e debiti ancora non sanati. La crisi del ‘Don Uva’ prosegue: “Il Commissario cosa fa?”

L’allarme lanciato dal sindacato. Ancora troppe le figure inutili sopravvissute a Foggia, a differenza delle sedi di Potenza e Bisceglie: “L’onere dei tagli spettava al Commissario Straordinario”

Com’è la situazione del Don Uva dopo tre anni di amministrazione straordinaria? A quanto pare non particolarmente buona, come riferisce il sindacato Cisal. “Troppo poco è stato fatto, il lavoro del Commissario all’inizio è stato soddisfacente. Dopo, come spesso accade, sono subentrati gli interessi e la politica a scapito del bene della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza”.

Gli esponenti del sindacato passano poi in rassegna alcuni dei problemi ai quali non è stato posto alcun rimedio, a cominciare dall’esubero di 40 unità a Foggia, individuate dal Ministero dello Sviluppo Economico: “Erano principalmente il frutto di una scellerata politica di assunzioni clientelari avvenute nel corso degli anni. Un numero di amministrativi eccessivo e sproporzionato rispetto a quello dei dipendenti, un numero di caposala ed educatori professionali rispetto a quelli realmente necessari”. Il tutto mentre in altri settori mancavano figure fondamentali come gli animatori o i logopedisti, e comparivano nel contempo un Dai (dirigente Ufficio infermieristico) senza alcun compito di rilievo, un secondo direttore amministrativo di struttura, un responsabile del servizio di prevenzione e protezione pagato tramite incarico esterno, “e a questo punto entrano in campo gli interessi e la politica. Erano necessari due anni fa e lo sono ancora adesso i cambi di qualifica; bisogna demansionare e recuperare personale, rimettendo al lavoro nei reparti i caposala e il Dai, facendoli ritornare a fare gli infermieri, e qualificare tramite corsi di formazione il personale amministrativo in eccesso per poi utilizzarli nei reparti”, la proposta del sindacato.

Proprio la figura del Dai, e la sua utilizzazione, viene contestata dalla Cisal: “Perché il Don Uva mantiene solo a foggia una figura da 3500 euro al mese, quando invece è stata soppressa nelle sedi di Potenza e Bisceglie? Come mai paghiamo caposala inutili senza rimetterli nei reparti a lavorare? E di tutto il resto del personale in esubero che si fa?”. Tutti quesiti per i quali i sindacati chiedono risposte celeri, in particolare dal Commissario Straordinario “che aveva il compito di sistemare la situazione debitoria e portare al pareggio di bilancio tramite una rimodulazione dell’eccessivo costo del personale e riconsegnare l’Ente al nuovo proprietario già ‘ripulita’, senza problemi e soprattutto più appetibile”.

“Ma la teoria è diversa dalla pratica”, chiosano i vertici della Cisal. “La strada per la nuova proprietà dell’Ente sarà tutta in salita, sperando che questo ‘non fare’ non porti a un ripensamento da parte degli acquirenti che potrebbero vederla meno appetibile a danno di tutti i dipendenti.

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