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Venerdì, 20 Maggio 2022
Economia

"Costruiamo un rigassificatore in Puglia in tempi brevi". Ambientalisti bocciano l'idea: "Scelta immotivata"

Il consigliere regionale Fabiano Amati:  "La riduzione della dipendenza dal gas russo comporta l’obbligo di diversificare i fornitori e perciò realizzare le infrastrutture più adeguate". Il Forum Sviluppo Ambiente Salute ricorda la bocciatura del progetto al porto di Brindisi

Secondo il consigliere regionale Fabiano Amati, “se la Puglia è una regione votata alla pace e alla prosperità" bisognerebbe candidarsi ad ospitare un rigassificatore "da costruire in tempi brevi", perchè, aggiunge, "la riduzione della dipendenza dal gas russo comporta l’obbligo di diversificare i fornitori e perciò realizzare le infrastrutture più adeguate". Con l'audizione in commissione dei presidenti della autorità portuali si verificherà la fattibilità sul tema, evidenzia il presidente della commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

"Tutta l’Europa si sta indirizzando verso la realizzazione di nuove infrastrutture energetiche e anche l’Italia sta provando a vivere con protagonismo questa fase. La Puglia ha il diritto e il dovere di partecipare a questo programma, però alla luce di dati tecnici obiettivi, idonei a resistere a ogni tentazione di parlare a vuoto o per mere suggestioni. Per questo reputo opportuno che il processo di eventuale programmazione di investimenti infrastrutturali in ambito energetico, come lo può essere un rigassificatore, cominci col considerare la sussistenza o meno di localizzazioni idonee nei siti portuali pugliesi. Solo a seguito di tali verifiche mi pare possibile avviare un dibattito pubblico che porti all’auspicabile candidatura pugliese per tali insediamenti. In questo senso l’audizione dei due presidenti delle autorità portuali pugliesi mi sembra un buon punto di partenza. Ora più che mai dobbiamo lavorare per la pace, la libertà, l’ambiente e la prosperità, che sono strettamente legate all’energia” prosegue Amati.

Secondo il Forum di Ambiente, Salute e Sviluppo, quella del rigassificatore resta "una scelta immotivata". La guerra russo-ucraino ha ridato voce a quanti all’inizio degli anni 2000 sostennero la necessità della costruzione del rigasificatore nel porto di Brindisi, precisamente a Capo Bianco, a ridosso della zona industriale. Due grandi serbatoi per un totale 320.000 mc di Gnl, a pochi metri dall’area petrolchimica, piena anch’essa di sostanze esplosive. Almeno cento navi gasiere sarebbero arrivate nel porto di Brindisi ogni anno con impatto notevole sui restanti movimenti navali. Il progetto non vide la luce per diversi fattori: una forte opposizione popolare con tre grandi manifestazioni di piazza delle quali il Forum con la leadership di Michele Di Schiena fu protagonista, le amministrazioni locali e la Regione erano contrarie, la Lng non volle saperne di una localizzazione fuori dal porto (oggi costruisce invece impianti offshore in Albania), la magistratura sequestrò il sito per gravi irregolarità".

Secondo gli ambientalisti "la scelta di non fare il rigassificatore all’interno del porto di Brindisi non fu sbagliata allora, per le considerazioni di sicurezza ed anche di totale asservimento del porto alle attività energetiche, e si conferma ancora sensata ai giorni nostri soprattutto alla luce della situazione geopolitica e climatica attuali, perché oggi sarebbe ridotto ad un impianto parzialmente utilizzato e non avrebbe risolto il problema della dipendenza dall’estero. Paradossalmente, se si dovessero seguire le fobie che si stanno alimentando in questi giorni sulla scarsità, ci potremmo trovare con il raddoppio del Tap in tandem con Poseidon, il metadonodotto che approderà a Otranto, la centrale a carbone di Cerano, il rigassificatore tanto caro a qualche nostalgico, le campagne devastate dal fotovoltaico e vaste foreste di pale eoliche a terra e soprattutto in mare. Una prospettiva speculativa di enorme portata devastatrice. Senza nessun vantaggio locale, né di caldo, né di freddo e neppure di energia elettrica a buon prezzo, sempre promesso nell’ultimo mezzo secolo prima della realizzazione di ogni megaimpianto e mai realizzatosi".

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