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L'incredulità di Antonio, l'imprenditore che dà lavoro a tante persone "congelato" dal Coronavirus: "Che Dio ce la mandi buona"

Il video di Antonio La Selva, titolare di 'Prima Pesca' di Manfredonia. La crisi dell'emergenza sanitaria del Covid-19 Coronavirus che ha colpito il settore della pesca. 12 operati, nove furgoni, una quarantina di pescherecci e il 90% di pesce congelato

 

Doveva essere il mese più produttivo, quello che ogni anno ridà slancio al settore della pesca, il mese che riporta i pescherecci in mare e il pesce in grandi quantità nelle pescherie e nei mercati all'ingrosso. Doveva, ma così non è stato. Colpa del Coronavirus, il nemico invisibile che sta paralizzando l'economia mondiale. 

Ne sa qualcosa Antonio La Selva, 37 anni di Manfredonia e titolare di 'Prima Pesca' che dal 10 marzo ad oggi fa i conti con la realtà e fa a pugni con l'emergenza sanitaria, senza però riuscire a contraccambiare i colpi inferti dal gigante cattivo del Covid-19.

"Ho dieci operai, nove furgoni e una quarantina di pescherecci appaltati" spiega in un video: "Doveva essere un mese molto buono, un mese in cui si pescano seppie, mazzancolle e molte barche vanno a rossetto, le più grandi vanno a scampi. Un mese in cui non ci sono mareggiate e vento forte". Ma è arrivato il Coronavirus e si è trasformato nel "peggior mese della nostra vita" ammette con un filo di voce tremula dal terrazzo della sua abitazione.

Antonio, che lavora da quando aveva appena 12 anni, ha affrontato e superato tanti momenti difficili. "Questo è il peggiore". Lui che è un gigante del settore, al momento è "congelato", così come il 90% del pescato, da una crisi senza precedenti. Una crisi che ha spinto le pescherie a chiudere, "perché non conviene tenerle aperte"; i pescherecci a restare attraccati "perché ci perderebbero in gasolio". A svendere la merce, quasi a regalarla.

Oggi, da quel terrazzo di Manfredonia, quasi in autoquarantena, mentre tutto è fermo, cerca un perché e prega: "Che Dio ce la mandi buona".

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