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Michele Trecca, Marisa Colucci e Francesco Berlingeri

Michele Trecca, Marisa Colucci e Francesco Berlingeri

"Non ha senso così". A Foggia c'è chi dice no alla riapertura: "Non siamo un simbolo". E Marisa ci prova ma con riserva

Ubik e Velasquez preferiscono continuare ad offrire il servizio di consegna a domicilio, Mondadori Bookstore riapre solo la mattina: entrano due persone alla volta e solo munite di mascherina. Il dibattito tiene banco anche in Capitanata

Non è così automatica e scontata la riapertura delle librerie a Foggia dal 14 aprile. C'è chi rifiuta l'offerta e va avanti con il servizio delivery. Non sono scaffali pieni di volumi, ma contenitori culturali, salotti della città e questa definizione se la sono sudata.

Il dilemma della riapertura, autorizzata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 aprile, percorre tutto lo Stivale. Su un campione di tre librerie - Ubik, Velasquez e Mondadori - due scelgono di rimanere chiuse al pubblico. La prima tiene fede all'hashtag del franchising #ubikiamociacasa. Da un mese a questa parte, tiene compagnia ai lettori sui social con le pagine di un libro. "Non siamo 'un simbolo', non solo, almeno", scrive oggi la nutrita squadra dei librai per annunciare la decisione. "Non ci sono le adeguate condizioni di sicurezza", per tutti. E, soprattutto, non ci sono le condizioni per svolgere il lavoro come lo intendono loro, una missione fatta di relazioni con i clienti, che si traduce anche nello spazio live.

"In realtà noi non abbiamo mai chiuso. Dal 12 marzo siamo attivi molto più del solito sui social - spiega Michele Trecca, titolare della libreria Ubik e critico letterario - Da questa settimana abbiamo avviato con ottimi risultati le consegne a domicilio con il corriere e posso dire con piacere che questa modalità ci ha permesso di essere persino più veloci del grande avversario, il signor Amazon, perché siamo riusciti a soddisfare richieste arrivate in giornata alle tre del pomeriggio. Potenzieremo e affineremo ulteriormente questo aspetto, a cui riusciremo a dare cadenza giornaliera dalla prossima settimana, potendo noi andare a lavorare in libreria. Fra l'altro, i clienti potranno contare su una più ampia disponibilità del catalogo grazie al riassortimento e all'arrivo delle novità. Ricevere direttamente il libro a casa in giornata, come siamo riusciti a fare con le giacenze in libreria già in questi giorni, è un vantaggio. Predisporremo la libreria, che ovviamente è chiusa dal 12 marzo, per quando potrà accogliere in maniera vera i lettori e quando potremo anche noi tornare a fare i librai, che non significa affatto semplicemente scortare e sorvegliare le persone affinché siano distanziate. Siamo una libreria e non magazzino o un deposito. Noi siamo aperti ma portiamo i libri a casa - conclude Trecca rivolgendosi ai clienti - non scomodatevi a venire e state al sicuro".

Non aprirà al pubblico nemmeno la libreria Velasquez. In principio dubbioso, il libraio Francesco Berlingeri scioglie le riserve. Anche lui intende diversamente il suo nobile mestiere e non condivide il metodo delle misure calate dall'alto, lasciate alla libera interpetazione dei diretti interessati. "Continuerò a fare quello che ho fatto fino ad oggi - è la sua decisione - Spedizioni e consegna a domicilio. Non mi va di mettermi a gestire una situazione che non viene adeguatamente spiegata. Si fanno degli annunci e dopo ognuno deve arrangiarsi e a me questa cosa non quadra, e non mi è chiara. Ci sono troppe incognite e non vale la pena rischiare. Da me può entrare una sola persona. Di fatto, una persona che si mette a scegliere libri se dovesse distanziarsi di un metro da un'altra dovrebbe stare ferma davanti ad uno scaffale per un tempo predefinito, aspettando che l'altra persona si sposti per muoversi a sua volta. Non ha davvero senso così. E poi in libreria una persona può entrare, intrattenersi tre ore e mezza e non comprare niente. Non è un panificio o una rosticceria dove tu sai più o meno quello che c'è sul bancone, compri e te ne vai. E fuori che succede nel frattempo? Se si crea un gruppetto di 4-5 persone io devo uscire a dire che devono mantenere le distanze? Se uno viene dal Rione Martucci è in zona o no in via XXV Aprile? La responsabilità devo accollarmela io? Quali sono gli enti che dovrebbe tradurre in azioni concrete le petizioni di principio e dove sono?.Perché dobbiamo sempre fare questa idiozia del trattamento particolare perché 'i libri curano l'anima'? Io sono un commerciante come un altro e voglio essere trattato alla stregua degli altri. Non ci sono riferimenti chiari, griglie d'azione, è lasciato tutto all'improvvisazione. Applicare gli annunci delle conferenze stampa diventa l'arte di arrangiarsi". Il titolare della libreria Velasquez pone una serie di interrogativi. Si domanda anche cosa ne sarà di eventuali indennizzi. Non è dato saperlo. "Questa benevolenza, essere i prediletti del ceto intellettuale, ci si ritorce sempre contro".

Marisa Colucci, titolare del Mondadori Bookstore di via Oberdan, riapre con riserva. Nutre più di una perplessità, segue il dibattito nazionale e le sue evoluzioni, e non esclude di ritornare sui suoi passi qualora non dovesse funzionare. Teme che un presidio di cultura possa trasformarsi in un alibi per uscire di casa. L'entusiasmo di un nuovo inizio è soffocato dalle incognite che accomunano tutti i colleghi. "Mi adeguo a quelle che sono le disposizioni del Dpcm per cui riapro con tanto scetticismo. Sono sì contenta di riaprire, perché anche noi non vedevamo l'ora che questa data arrivasse, però sinceramente sono un po' scettica perché avrei preferito che ci fosse una riapertura graduale e che perlomeno insieme alla nostra attività aprissero tutte quante le altre, e non soltanto noi. Certamente ci saranno tantissimi clienti che saranno contenti di rivedere le librerie aperte, per carità, per fortuna qui a Foggia ce n'è tanta di gente che continua ad essere costante anche nella lettura dei libri, però sicuramente questa, per molte persone, sarà anche una scusa per uscire". Per il momento aprirà solo la mattina fino alle 13, con tutte le dovute precauzioni. "Io ci provo, vediamo come andrà e quale sarà l'andazzo, e mi adeguerò.  Anche io mi dovrò attenere alle disposizioni e prescrizioni. Non farò entrare clienti senza mascherina, farò entrare al massimo due persone alla volta, con le dovute distanze. Però sinceramente, a dirla tutta, non sono tanto contenta. Avrei preferito usufruire di tutto quello che lo Stato ha stanziato - sempre che si traduca in aiuti concreti - pensare alla salute e a quella dei miei cari, perché chiaramente non posso sapere chi entrerà e sarò esposta come tutte le atre attività che finora lo sono state, però da noi è un po' differente, il cliente ha bisogno di scegliere, tastare. Tra l'altro la nostra attività è stata considerata 'non aggregante' da Conte e le librerie non sono questo. Le librerie sono aggregazione".

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