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Stefano non cambia idea, la libreria Rio Bo non apre al pubblico: "Non mettiamo a rischio la vostra salute"

Intervista a Stefano Consiglio, titolare della libreria Rio Bo per bambini da 0 a 14 anni. Si possono ordinare i libri e ritirarli. "Fame di cultura non include solo le librerie"

"Decidemmo di chiudere la libreria al pubblico anche prima che ci fosse imposto, per via delle contromisure necessarie. Ora che ci è permesso riaprire, decidiamo di essere coerenti con le nostre scelte, perchè non ci sentiamo di mettere a rischio la salute di nessuno di voi (e di noi). Pertanto sarà possibile acquistare libri e giochi dai nostri scaffali, e riceverli comodamente a casa. Se invece vorrete, potrete venirli a ritirare in libreria, previo pagamento online. Non ci sentiamo di togliervi il diritto alla scelta di un buon libro, ma non ci sono le condizioni necessarie per aprire la libreria al pubblico". È il messaggio con il quale la libreria Rio Bo comunica alla clientela la sua decisione in merito alla riapertura autorizzata dall'ultimo decreto governativo. Epperò, la misura sembra aver generato un malcontento diffuso tra i librai foggiani e non solo, se è vero che oltre 150 librai indipendenti e di catena, hanno sottoscritto una lettera al premier Conte, elaborata dal gruppo Led (librai editori distribuzione in rete). Nella lettera si evidenziano diverse perplessità, dal tema sicurezza a quello delle misure di restrizione per scongiurare gli assembramenti, passando agli aspetti economici e sociali. 

Che Stefano Consiglio, titolare della Rio Bo, libreria per ragazzi dagli 0 ai 14 anni, condivide in toto. Lui, come altre librerie, nei giorni del lockdown totale aveva già sposato l'iniziativa #libridaasporto, progetto sostenuto da alcuni editori (137 quelli che hanno aderito) con una raccolta fondi che serve a coprire le spese di trasporto delle librerie ancora operative, e garantire le consegne a domicilio senza farsi carico di alcun costo aggiuntivo di spedizione. Malgrado l'ok del Governo, non tutti, però, hanno deciso di rialzare le serrande. Come Rio Bo: il titolare, infatti, ha adottato una modalità 'soft', aggiungendo, cioè, alle consegne tramite corriere già in essere, quelle di persona: "Ho comunque deciso di restare chiuso al pubblico - spiega Consiglio a FoggiaToday - preferendo lavorare con whatsapp e con le videochiamate per poter offrire tutta l'assistenza e le spiegazioni del caso a chi ordina". Un'apertura virtuale, insomma, dalle 9.30 alle 13 e dalle 17 alle 19, fasce orarie nelle quali è possibile scegliere e ordinare i libri e ritirarli in libreria. Dalle 13 alle 14 è Consiglio stesso che effettua le consegne in città, previo pagamento con carta: "Non accettiamo contanti, per non veicolare germi. Una forma per garantire sicurezza a chi vende e a chi acquista", puntualizza. 

Consiglio, come altri librai foggiani, si è adeguato all'emergenza, eppure nella decisione del Governo evidenzia molte incoerenze e pochi vantaggi: "Ci hanno identificato come un simbolo, ma noi siamo lavoratori come tutti gli altri. Non dobbiamo intraprendere alcuna battaglia. Non ci vedo alcun vantaggio anche perché non abbiamo ricevuto indicazioni sulle misure da adottare per garantire la sicurezza nostra e dei clienti". Sì, perché la libreria non è un luogo asettico alla stregua di un supermercato dove il rapporto tra acquirente e venditore è pressoché azzerato. Il contatto umano è fondamentale, ancor di più in una attività che prevede una clientela di bambini. C'è un percorso sociale che precede la vendita vera e propria, fatto di condivisione di idee, di consigli e di informazioni: "I libri vanno spiegati ai bambini e ai genitori. C'è un dialogo continuo anche superiore a quello delle altre librerie. Il lavoro va fatto nel migliore dei modi, e senza le dovute cautele e indicazioni, non è opportuno mettere a rischio la sicurezza dei miei concittadini", spiega Consiglio. 

Il valore simbolico dell'apertura, il libro come rappresentazione della rinascita di un paese, non convincono affatto il titolare di Rio Bo: "Da sempre noi librai lavoriamo senza i vantaggi riservati alla grande distribuzione, che anche in questo periodo ha lavorato e guadagnato molto, trovo incoerente che ora ci mettano in prima fila come simbolo della riapertura. A noi non interessa interpretare il ruolo di cavaliere, ma ci preme lavorare bene, parlare con il lettore. E questo, anche con l'autorizzazione del Governo, ora non possiamo farlo". 

Consiglio rincara: "Siamo d'accordo sull'importanza della lettura, ma trovo singolare ricordarsi ora delle librerie quando l'Italia è uno dei peaesi europei in cui si legge di meno. È un ragionamento piuttosto incoerente". Anche perché non sono solo le librerie a veicolare la conoscenza: "La fame di cultura non riguarda solo le librerie, ma anche i negozi di dischi, di strumenti musicali, di videogiochi, insomma, tutte le attività che promuovano una forma d'arte. Perché a quelle attività non è stata concessa l'apertura e a noi sì?".  

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