Manodopera illegale nel 40% delle aziende agricole, Iacovelli: “Niente finanziamenti a chi non è in regola”

Il segretario generale della Flai Cigl commenta i dati emersi in merito alle attività di controllo di fine agosto: quasi la metà delle aziende ha utilizzato manodopera irregolare con sfruttamento dei lavoratori immigrati

La Flai di Foggia apprende dagli organi di stampa dell’attività di controllo di fine Agosto che ha visto controlli mirati in agricoltura e hanno messo in evidenza quanto denunciato dalla Flai Cgil in merito all’utilizzo di manodopera illegale: ben il 40% delle aziende controllate a quanto si legge hanno utilizzato manodopera non regolare con evidente sfruttamento di lavoratori immigrati.

Un dato riscontrato nel corso dall’attività estiva del sindacato e rilevato in molte aziende e che purtroppo i lavoratori non hanno la forza di denunciare, ricattati spesso dai caporali o dalla necessità di lavorare, fenomeno che non interessa solo lavoratori extracomunitari ma anche bulgari rumeni e gli stessi italiani; in questa lotta alla sopravvivenza la fa da padrone la necessità.

“Siamo convinti che l’azione repressiva sia solo uno degli aspetti necessari per sconfiggere lo sfruttamento nelle campagne del Foggiano, fenomeno che riguarda circa cinquantamila lavoratori: la firma del nuovo CPL con l’area sperimentale che punta a spingere il settore verso una legalità diffusa, insieme alla legge 199, doveva essere di stimolo per un cambio culturale ed un ammodernamento del “pensiero” agricolo, ma purtroppo i dati ad oggi non supportano questa tesi”, fa presente il segretario generale Daniele Iacovelli”.

Oggi appare chiaro che la strada è ancora lunga per raggiungere una normalità contrattuale, e merita una valutazione oggettiva: a nostro avviso – prosegue Iacovelli – bisogna costruire percorsi di sostegno per le aziende virtuose, in modo da valorizzare le buone prassi, a discapito di tutte quelle aziende che fanno dello sfruttamento il valore aggiunto delle produzioni.

Per il segretario generale la rete di sfruttamento va affrontata sotto più aspetti: “Nella fase repressiva nella ricerca dei punti di contatto, cioè tutte quelle persone che si occupano di mettere insieme i lavoratori da fornire alle aziende; il sequestro continuo e costante dei mezzi auto e pulmini che raggiungono i posti di lavoro; al controllo mirato di tutte quelle aziende che sfruttano e lucrano sulle spalle dei lavoratori”.

Assieme, valorizzare con sostegni legati ai servizi quelle aziende virtuose, incentivando il trasporto, favorendo le reti di aziende e le filiere di produzioni, incentivando l’innovazione e la sperimentazione anche in collaborazione con gli istituti agrari, e l’università. Valorizzando le eccellenze di Capitanata, non solo intese come qualità delle produzioni, ma intesi anche come rispetto delle norme, del contratto e dei diritti. Sperimentare nel nostro territorio possibilità di collocamento pubblico attraverso la Cisoa, e rafforzando contestualmente la bilateralità e l’osservatorio come prassi ordinaria.

La Flai di Foggia – conclude Iacovelli – nell’esprimere l’apprezzamento per l’attività ispettiva delle Forze dell’ordine, chiede che accertata la presenza di lavoratori in nero, gli atti siano comunicati alla Regione Puglia in modo che la stessa possa sospendere gli aiuti comunitari di cui hanno goduto, e che prevedono oltre ad una serie di obblighi normativi, anche il rispetto del CCNL e CPL in agricoltura. E necessario costruire un argine ben definito tra illegalità e legalità, la cultura dell’impresa borderline deve cessare, non può e non deve trovare asilo”.

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