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Immagine di repertorio

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"Mai così tante consegne in quasi 10 anni". Lo sfogo del corriere: "Ogni giorno metto sul piatto la mia salute"

Altro che sostegno alle attività locali. Ogni giorno, nelle strade di Foggia, vengono consegnati tra i 120 e i 130 pacchi, tutti acquisti effettuati rigorosamente online. Ogni consegna, un possibile contatto: "Ma a noi chi pensa?"

Altro che sostegno alle attività locali. Altro che incentivi per sostenere gli acquisti in negozi e botteghe. Nemmeno il cash-back sembra frenare la corsa agli acquisti online che, dopo l’impennata registrata in concomitanza con la prima ondata di Covid-19, ha tirato la volata dritta verso il Natale.

Lo sanno bene i corrieri, che ogni giorno bussano alle porte di centinaia di persone. “In quasi 10 anni di lavoro non ho mai fatto così tante consegne”, spiega a FoggiaToday Giuseppe (nome di fantasia), che lavora per una delle principali aziende del settore. “Ogni giorno consegniamo tra i 120 e i 130 pacchi, ma l’impennata vera arriverà sotto Natale”, continua.

Difficile tenere il ritmo delle consegne. “Ogni giorno studiamo il giro da fare, dividiamo la città in macro-aree per ottimizzare i tempi ma è impossibile portare a termine così tante consegne”, continua. Questo è il suo lavoro, ne è consapevole. “Ma a noi chi pensa?”, spiega Giuseppe. “Ogni giorno incontriamo decine di persone: di queste, una parte ci tratta come ‘appestati’, ci fa sentire sgraditi (dimenticando, forse, che stiamo effettuando un servizio richiesto da loro!); un’altra ci mette in difficoltà (e in pericolo) ritirando il pacco senza mascherina e senza adottare alcuna accortezza”.

Per lui, ogni consegna rappresenta un potenziale rischio. Ma cosa contengono le attese scatole? “Nulla di fondamentale: nella maggior parte dei casi si tratta di abbigliamento, cosmetici, articoli elettronici”. Tutta merce che, nella maggior parte dei casi, viene inviata attraverso i ‘giganti’ delle vendite online. Insomma, nessun sostegno, nemmeno a distanza, al commercio e all’artigianato locale.

Nei loro contratti non è prevista una indennità di rischio. “Eppure ogni giorno metto sul piatto la mia salute. E’ successo già durante la prima ondata, ma allora sapevamo di offrire un servizio alla collettività consegnando anche forniture importanti agli ospedali. Ma adesso per cosa rischiamo?”. Lo sfogo è legittimo: "Affronto ogni turno con timore, sperando di non portare a casa qualcosa che possa danneggiare la mia famiglia".

Le uniche persone attente? “Le nonnine. Quelle che, quasi all’ordine del giorno, ritirano pacchi per figli e nipoti che indicano il loro indirizzo perché sanno che lì il corriere troverà sempre qualcuno in  casa. Senza rendersi conto che, così facendo, espongono al rischio proprio la categoria più fragile”.

La crisi del commercio è evidente non solo dai negozi vuoti, “ma anche dal netto calo di consegna della merce per magazzino. Per molti negozi - va al sodo - dobbiamo sommare le consegne di due-tre mesi per raggiungere i quantitativi pre-pandemia”.

Giuseppe parla a titolo personale, e assicura di adottare tutte le misure per tutelare sé stesso e chi ritira il pacco. “Io faccio il mio, e vorrei che gli altri lo facessero per me. Per rispetto e sicurezza: noi siamo a contatto con le aziende, i privati, le famiglie, gli anziani e i bambini”. Infine, l’appello alle aziende: “Ci mettano in condizione di lavorare con piacere. Parlo di organizzazione del lavoro, turnazioni, retribuzione. Stiamo dando tanto per loro”, conclude.

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