Giovedì, 18 Luglio 2024
Economia

Confronto all’americana tra i sette aspiranti rettori: didattica di qualità e spazi al primo posto

Incontro pubblico con la comunità accademica a sette giorni dalla prima votazione all'Università di Foggia

L’incontro aperto alla comunità accademica con i candidati alla carica di rettore dell’Università di Foggia è un confronto all’americana, a sette giorni dalla prima votazione. Tre domande su didattica, ricerca e terza missione, e tre minuti a testa per rispondere.

A condurre il dibattito è il decano dei professori ordinari di ruolo, Lucia Maddalena, che segna i nomi sui post-it per sorteggiarli e stabilire l’ordine, di volta in volta. I sette aspiranti rettori, con la giusta dose di emozione, prendono appunti e spulciano le agende. Nutrita la partecipazione nell’aula 4 del Dipartimento di Economia, Management e Territorio.

Sono schierati quattro direttori di dipartimento e tre ordinari: da sinistra Gaetano Serviddio, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche; Barbara Cafarelli, ordinario di Statistica; Donatella Curtotti, direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza; Lorenzo Lo Muzio, ordinario di Malattie odontostomatologiche e vice direttore del Consorzio Interuniversitario nazionale per la Bio-Oncologia, già candidato nel 2019; Milena Sinigaglia, a capo del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimenti, Risorse Naturali e Ingegneria; Giuseppe Solaro, ordinario di Filologia classica; e Sebastiano Valerio, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici. In quattro, forse, sgomitano di più. 

Questa volta c’è poco tempo per il ‘porta a porta’ nei dipartimenti, la corsa al Rettorato procede più spedita del solito e un incontro pubblico può convincere gli indecisi.

Aule sovraffollate, il grande problema degli spazi

Tutti d’accordo su una didattica di qualità e sul potenziamento di Ingegneria. Ma alla prima domanda secca sul potenziamento dell’offerta formativa è inevitabile affrontare l’annoso problema degli spazi e delle aule. Donatella Curtotti parte proprio dalle criticità: “Siamo cresciuti, abbiamo 12.500 studenti, ma abbiamo 6mila posti nelle aule. Il futuro rettore deve fare i conti con i numeri”. Giuseppe Solaro sugli spazi predica pazienza. Lorenzo Lo Muzio batte sul tasto dei servizi e reputa che anche su quelli vadano calibrati i corsi. E la didattica del futuro, secondo Serviddio, si vince proprio sui servizi, “in una città che pecca in questo aspetto”. Sebastiano Valerio  vede nella Caserma Miale “una concreta possibilità di sviluppo, finalmente”. La collega Milena Sinigaglia avverte: “In questo territorio non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno. Abbiamo il dovere di offrire didattica di qualità, ma soprattutto accoglienza”.

Le differenze

I candidati si misurano sui punti dei loro programmi ed emergono punti di vista differenti: “Il nostro prossimo nemico sono le università telematiche. A mio avviso la didattica di questo ateneo deve riportare lo studente in aula e deve garantire anche al docente assoluta qualità, che vuol dire valore e una dimensione intellettuale e non solo tecnicistica della didattica”, afferma la professoressa Curtotti. “Non vedo nemici all’orizzonte, c’è un mercato nuovo che va intercettato, non possiamo temere le telematiche, io le voglio sfidare sul terreno della qualità, possiamo integrarci”, ribatte Serviddio.

E così, se quest’ultimo sente “una città legatissima all’università”, per Lo Muzio Foggia è percepita ancora come una “città con l’università”, e serve uno sforzo in più perché sia riconosciuta dai foggiani come una città universitaria.

A forzare la lancetta dell’applausometro è Donatella Curtotti quando annuncia che, in caso di elezione, il borsino di rettrice “sarà devoluto prevalentemente al personale tecnico-amminsitrativo”, che secondo lei “in questo momento è in sofferenza”. Da buon umanista, Sebastiano Valerio, in tema di terza missione, coglie nel segno con una citazione a effetto: “Il ruolo che una università deve avere in questo contesto è anche intellettuale. Dobbiamo avere coscienza del nostro essere intellettuali, del nostro essere punti di riferimento per tante aree di questa nostra Capitanata. Dovremmo avere la forza di trasformare la scienza in coscienza”.

L’Unifg del futuro secondo gli aspiranti rettori

Riassumendo per sommi capi le risposte ai tre quesiti dei candidati si ricavano alcune priorità.

Il motto di Serviddio è la “contaminazione di saperi e l’integrazione delle esperienze”: “Non credo più a modelli di didattica legati soltanto alle aree – afferma - Il mondo è multidisciplinare. È una sfida culturale metterci insieme e lavorare a progetti comuni”. Il segreto, per lui, è collaborare, anche in materia di ricerca. La chiave è la multidisciplinarietà, “la risorsa vincente”.

Vuole “sfidare la Regione e le istituzioni nel chiedere un grande investimento economico affinché Unifg diventi il traino della crescita della Capitanata”. Fosse per lui, libererebbe tempo per la ricerca sburocratizzando l’università:“Non è ammissibile dover compilare dieci moduli per comprare dieci euro di risma, per fare un rimborso di missione ci vogliono ore”.

La prima domanda è pane quotidiano per Barbara Cafarelli, delegata alla Didattica negli ultimi anni (“mia la scelta sulle politiche e sull’offerta formativa”). Punta ad “aggiornare l’offerta formativa calibrandola sempre di più agli sbocchi occupazionali”, e a incrementare i corsi di studio in inglese. In tema di ricerca, secondo lei “l’Ateneo in questi anni ha fatto un po’poco, si deve impegnare di più. Bisogna prevedere delle quote di finanziamento per i settori che hanno più difficoltà a partecipare a bandi competitivi, soprattutto quelli del Pnrr”. Per lei la responsabilità e “la dimensione etica del nostro agire” sono la prima missione.

Aggiunge il carico da novanta sulla ricerca Donatella Curtotti: “L’ateneo ha fatto molto poco. Occorre contribuire ai progetti nazionali e internazionali, alle pubblicazioni, potenziare i progetti di ricerca di ateneo, bisogna avere tempo per fare ricerca: siamo oberati di Cfu alcuni, altri non ne hanno proprio. C’è qualcosa che non va. La ricerca passa anche da una razionalizzazione dell’offerta formativa e dei carichi didattici dei docenti. Non c’è più passione, se un ricercatore è morto dentro non fa più ricerca, perché c’è la cultura del sospetto. Occorre ripristinare la fiducia e che il reclutamento risponda a criteri oggettivi”. Sui suoi appunti, perlopiù, parole chiave. Delle istituzioni del territorio dirà che “sono arroccate”.

Lo Muzio vuole riportare le segreterie vicino agli studenti. Sulla ricerca non risparmia  la classe imprenditoriale della Capitanata che “non è molto proattiva, né molto sviluppata, né molto propensa. Certo, abbiamo molti progetti di collaborazione, negli ultimi 20 anni è molto maturata - afferma - Attualmente abbiamo 12 brevetti, due spin-off attivi e quattro in dismissione. Abbiamo eccellenti ricercatori, brillanti idee, vinciamo progetti, produciamo ricerche, ma sono progetti che non trovano un immediato riscontro pratico”.

Milena Sinigaglia vuole potenziare quegli organi che “fanno la qualità”, come il presidio e le varie commissioni: “Nessuno vuole partecipare a questi organi, e noi dovremmo trovare anche delle forme di incentivazione per chi si occupa di qualità, per tutti quei docenti che oltre a fare ricerca e didattica mettono il loro tempo al servizio di attività istituzionali e gestionali, quasi mai riconosciute”. Concorda sulla ricerca di eccellenza, ma anche sulle pecche: “Molte ricerche sfociano in brevetti e poi finiamo nella cosiddetta valle della morte, non riusciamo a superare quel gap che ci consente di andare sul mercato”, osserva. Sua la proposta di “istituire le zone 30 davanti alle università, dove le macchine corrono da pazzi”.

Giuseppe Solaro è ottimista: “Siamo fatalmente destinati a crescere”. Sembra preferisca andare a braccio. Lancia da qui la proposta di prevedere una quota di finanziamento dedicata esclusivamente ai progetti con ricaduta sul territorio. Pensa anche lui all'istituzione di uffici dove collaborino professori, personale tecnico e amministrativo, e magari studenti, perché "dobbiamo fare una politica che sia un vero e proprio progetto di sviluppo per il territorio". In materia di terza missione, pensa a conferenze di carattere civico per aprire alla città,

Sebastiano Valerio indugia sulla dimensione internazionale dell’offerta formativa, in una parola sull’internazionalizzazione dell’Unifg, promuovendo i titoli congiunti, tirocini e i dottorati, “la prospettiva più importante”. Immagina “un ufficio che offra consulenza ai nostri ricercatori quando vogliono pubblicare, indicando le possibilità che abbiamo e che abbiamo già pagato attraverso i contratti trasformativi, per portarli a individuare le migliori strategie di diffusione della ricerca. Credo che si faccia in molti Atenei ed è tempo che lo facciamo anche noi”.

All’unanimità condividono la necessità di potenziare il Grant Office, struttura di recente istituzione per lo sviluppo dell'attività scientifica. Arrivano alcune domande dal pubblico, e il cronometro scende a trenta secondi. “Irricevibile” per tutti la proposta  lanciata un mesetto fa dal rettore dell'università Aldo Moro di Bari, Stefano Bronzini, di costituire una federazione degli atenei pugliesi, almeno nella forma e nella modalità in cui è stata presentata.

Il voto

Le votazioni per l’elezione del rettore sono indette per il 15 marzo. All’occorrenza, la seconda, la terza votazione e il ballottaggio si terranno, rispettivamente, il 23, 28 e 30 marzo. Il seggio è istituito nellAula Formazione 'Antonio Checchia', al Palazzo Ateneo di via Gramsci. Hanno diritto all’elettorato attivo con voto pieno i professori di ruolo, i ricercatori, i componenti del Consiglio degli Studenti e due rappresentanti degli studenti per ciascuna struttura dipartimentale dell’Ateneo, che non risultino essere componenti del Consiglio degli Studenti, individuati, al proprio interno, da tutti gli studenti facenti parte dello specifico Consiglio di Dipartimento; con voto pesato, i tecnici amministrativi in servizio a tempo indeterminato presso l’Università di Foggia. Ai voti espressi dal personale tecnico-amministrativo sarà assegnato un peso pari al 20% del numero dei professori e dei ricercatori votanti nella specifica procedura elettorale.

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