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Gianni Rotice

Gianni Rotice

Rotice punta a Confindustria Puglia: trattative per una nuova proroga ma la relazione dei commissari non fa sconti

E' in corso in via Valentini Vista Franco l'iter la successione del manfredoniano, che punta ad ottenere una nuova proroga. Ma la relazione sullo scioglimento del Comune di Manfredonia rischia di imbarazzare Confindustria nazionale e di bocciarlo politicamente

Potrebbe essere ancora il manfredoniano Gianni Rotice a guidare Confindustria Foggia per i prossimi anni, mandando definitivamente in soffitta quell’art.8 del codice di autoregolamentazione che la stessa associazione degli industriali si è data che limita ad un solo mandato (quadriennale) la guida degli imprenditori di Capitanata.

In via Valentini Vista Franco, infatti, sono partite le procedure per l’elezione del nuovo presidente. Rotice, che già ha goduto di una proroga in via meramente straordinaria grazie ad una eccezione normativa validata dai probi viri romani, ‘scade’ a dicembre 2019. Ma potrebbe restare in sella per un ulteriore mandato, cavalcando l’assenza di alternativa, vale a dire che nessuna altra candidatura oltre alla sua potrebbe essere avanzata. E’ su questa circostanza che potrebbe e dovrebbe far leva Rotice per chiedere un’ulteriore proroga. Possibile? Un’associazione che dovrebbe rappresentare il dinamismo del tessuto economico foggiano arenata al punto da non aver alternative al manfredoniano Rotice? E’ quanto filtra.

Il Comitato di designazione si è insediato. Le consultazioni si chiuderanno a fine ottobre; da iter, lo scouting si concluderà con dei nominativi che verranno sottoposti al Consiglio generale, il quale a sua volta proporrà all’assemblea dei soci il nome designato. Stando a quanto trapela, tuttavia, nessuna candidatura alternativa all’attuale presidente dovrebbe giungere sul tavolo. La circostanza è allo stato ancora tutta da verificare. Ma le voci che si inseguono in queste ore sono queste. E parlano finanche di telefonate all’indirizzo degli associati a che desistano dal proporsi in questa fase. Ambizione del manfredoniano, infatti, pare sia fare il salto di qualità e agganciare la Confindustria regionale post De Bartolomeo. Per farlo deve restare in sella.

Uno scenario che per concretizzarsi necessiterà, ovviamente, di una ulteriore proroga da parte dei vertici romani. Sempre che questi la concedano. E l’interrogativo si fa tanto più fondato alla luce anche delle risultanze della relazione della commissione antimafia che ha prodotto lo scioglimento del Comune di Manfredonia. Che, seppur non profilano fattispecie perseguibili penalmente, possono – eccome - diventare fonte di enorme imbarazzo per Confindustria nazionale.

I commissari nella loro relazione non fanno sconti alla classe economica e la passano ai raggi x. “Lo spaccato emerso da tale studio – scrivono infatti - ha permesso di evidenziare elementi di interesse. Innanzitutto i legami diretti tra alcuni esponenti dell’amministrazione comunale e soggetti di spicco della criminalità organizzata, anche di stampo mafioso. Inoltre, la presenza di ulteriori cointeressenze, tanto dirette che mediate, con importanti personalità dell’imprenditoria locale” (pag.29). Rotice compare a pagina 39 laddove i commissari, proseguendo l’analisi sulle cointeressenze, segnalano i rapporti societari di Alessandro Di Bello, soggetto di “spiccato interesse”, deferito per associazione di tipo mafioso e tratto in arresto per esercizio abusivo di attività di giuoco o scommessa e associazione a delinquere, che proprio con Rotice condividerebbe la società ‘Enjoy Games’, “costituita in data 28 luglio 2017 ed avente ad oggetto la gestione di slot machines”. Il 50% della società è in capo ad Antonio Riccardi (fratello dell’ex sindaco), il 35% in mano a Di Bello, il 15% è detenuto invece da Gescam, di Gianni Rotice, “attuale presidente della Confindustria foggiana” evidenziano i commissari. Sempre Rotice compare nella sezione “Comparti edificatori”, quale primo attore imprenditoriale per ciò che concerne i lavori in quel settore, che i commissari stigmatizzano come una vera e propria “speculazione edilizia”: “A fronte di ingentissime cubature costruite per alloggi privati, non sono state realizzate (o sono state realizzate solo in parte e comunque con gravi ritardi) - rilevano - strade, fognature, illuminazione, verde pubblico, arredo urbano. Il Comune di Manfredonia ha dapprima delegato i privati alla realizzazione delle opere pubbliche, peraltro permettendo di aggirare le obbligatorie procedure pubbliche previste dalla normativa sugli appalti. Poi ha evidentemente mal esercitato le proprie funzioni di alta vigilanza sulla realizzazione dei lavori. Questa cattiva vigilanza ha consentito che le ditte appaltatrici accumulassero ingentissimi ritardi, senza che il Comune acquisisse le somme fidejussorie per la realizzazione in danno dei lavori”. “Nell’area dei comparti, quindi, hanno potuto ampiamente lavorare operatori economici vicini, come dimostra l’analisi delle cointeressenze, agli amministratori locali.“

Una serie di situazioni insomma che entrano nella relazione antimafia per i sospetti che innescano e che, connesse a Confindustria, rischiano di imbarazzare non poco l’associazione. E' una questione (anche) di opportunità.

Soprattutto se sul banco degli imputati sale anche la classe economica. A pagina 213 infatti il giudizio dei commissari è tranchant: “La presenza di cointeressenze commerciali, non soltanto con esponenti dispicco della criminalità organizzata di stampo mafioso ma anche con esponenti apicali dell’imprenditoria di questa Provincia, rinsalda la profonda convinzione che le organizzazioni mafiose locali, caratterizzate da una spiccata impronta imprenditoriale, siano capaci di rapportarsi anche all’interno della cd ‘società civile’, quella – per intenderci- dei colletti bianchi e della politica”.

Le precisazioni del legale, Gianluca Bocchino 

"Questo genere di informazioni che tendono a delegittimare la figura di Gianni Rotice alimentano un tam tam mediatico che mette in cattiva luce l'imprenditore, al quale la relazione della commissione antimafia non ha mosso alcun rilievo critico, nè di natura penale nè in altri termini, nè a lui nè alle imprese a lui riconducibili. Piuttosto, bisogna specificare come la relazione faccia un dovuto elenco delle imprese operanti sul territorio e che hanno avuto rapporti con la Pubblica amministrazione e non certo con esponenti criminali. Un rilievo meramente acritico e compilativo che non consente di adombrare alcun sospetto nei confronti di tutti i soggetti ivi elencati, comprese le aziende della famiglia Rotice che in quel territorio operano da 30 anni".

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