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Rotice vuole il bis in Confindustria ma per Statuto non è possibile: la lotta tra il nuovo e il vecchio in via Valentini

L'art.8 sbarra la strada al bis del presidente manfredoniano. A Roma si chiedono deroghe alle norme che la stessa organizzazione si è data: una forzatura enorme. Intanto due giorni fa l'elezione del nuovo consiglio generale

Con il rinnovo del Consiglio generale di Confindustria martedì scorso, si è aperta ufficialmente la stagione del dopo Rotice in via Valentini Vista Franco. Questo perché, per quanto in ambienti confindustriali si sussurri di un Rotice bis, l’art.8 dello Statuto parla chiaro: “Il presidente è eletto ogni quadriennio dispari dall’Assemblea dei soci, su proposta del Consiglio Generale e dura in carica quattro anni senza possibilità di rielezione”. Senza possibilità di rielezione, dunque. “Pare sia stato chiesta una deroga a livello nazionale” filtra sempre dall’organizzazione degli industriali. Ma non si capisce su quali presupposti. Pare che nessuno dei soci abbia intenzione di ricoprire la più alta carica confindustriale. Un territorio così povero dal punto di vista imprenditoriale da non possedere potenzialità e volontà di assumere le redini della più grande organizzazione imprenditoriale della Capitanata? Improbabile. Anche perché quelle sono le regole di autogoverno che gli stessi industriali si sono dati, la deroga sarebbe un unicum storico (oltre a costituire un precedente).

All’esito di un periodo non proprio felice per Confindustria, che ha perso larghe fette di rappresentanza nel tessuto economico-imprenditoriale foggiano, dunque, "va aperto il periodo delle consultazioni - rivendicano noti imprenditori-. Lo dice la norma. Oltre al fatto che continuare sulla stessa strada sarebbe un po’ come votarsi al suicidio".

Nel giugno scorso a tutti i soci è stata inviata una missiva per informarli del rinnovo del consiglio generale, a che, chi volesse, potesse proporre la propria candidatura. C’è chi sostiene di non averla mai ricevuta quella mail. Ma tant’è. Nell’organismo di governance ne sono stati eletti  in 15, oltre ai due di nomina presidenziale. Per citarne alcuni: Nicola Biscotti, imprenditore nel settore trasporti e presidente di Anav; Paolo Lops, Emiliano Bruno e Giuseppe Clemente, in quota Ance; Armando De Girolamo, Lotras; Alberto Mormile, dell’istituto Poligrafico foggiano; Leonardo Boschetti, Bonassisa Lab e componente del cda dell’Asi Foggia. Fuori Michele D’Alba, che pure aveva inviato la sua candidatura. Completano l’organismo presidente, presidente onorario, vicepresidenti (fino a sette), presidenti di sezione, responsabile Centro studi. Il ruolo del Consiglio generale è cruciale perché è quello che, a scrutinio segreto, voterà il nominativo da proporre all’assemblea dei soci (che avrà poi facoltà di approvare o respingere). Si capisce bene, dunque, quanto il ruolo dell’organismo sia condizionante e determinante. “Ed anche quanto lo sia quello di Rotice, considerato che trattasi di nomi tutti a lui vicini, finanche individuati e proposti” filtra. E’ così? Di certo il peso di Manfredonia è tangibile. Ora bisognerà vedere quello del Comitato di designazione, che sarà quello che dovrà effettuare attività di scouting e proposta delle candidature a presidente. Sempre a norma di Statuto, dovrà insediarsi due mesi prima la scadenza del mandato, fissata al 31 marzo 2019. Le fasi sono ben vergate nero su bianco nel regolamento che norma Confindustria, a garanzia e trasparenza delle operazioni.

Recita ancora l’art.8 dello Statuto: “Nella prima settimana, con apposita comunicazione ai soci effettivi e ordinari di territorio, la Commissione di designazione sollecita ai soli soci effettivi l’invio di eventuali candidature e ne verifica, d’intesa con i Probiviri, il profilo personale e professionale ed il possesso dei requisiti richiesti per accedere alla massima carica associativa nonché la piena e conforme adesione all’impianto etico e valoriale del sistema associativo. La stessa Commissione di designazione comunica agli interessati la conclusione degli accertamenti preliminari e dispone da quattro a cinque settimane per effettuare la più ampia consultazione tra gli associati, raccogliendo riservatamente ogni valutazione ed indicazione di preferenza sulle candidature selezionate. Laddove non dovesse emergere su nessun nominativo un significativo consenso, spetta alla Commissione verificare l’emersione di eventuali altre candidature che saranno sottoposte alle medesime verifiche di cui al precedente comma 3. Al termine delle consultazioni, la Commissione di designazione ha l’obbligo di sottoporre al Consiglio Generale fino a tre nominativi che individua tra i candidati che certifichino per iscritto di raccogliere almeno il 20% dei voti assembleari. La Commissione li invita ad ufficializzare in via definitiva l’accettazione delle candidatura e ad illustrare il proprio programma di front al Consiglio generale almeno due settimane prima del voto a scrutinio segreto che proporrà all’Assemblea dei soci il nominativo del presidente designato”.

La partita per il primo scranno di via Valentini è appena iniziata. Sarà occasione di rinnovamente o blocco sul passato?

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