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Il dramma dei licenziati Conad, M5S e lavoratori si scagliano contro i sindacati: "E' colpa vostra"

I parlamentari foggiani replicano alle dichiarazioni della Uil: "Noi estromessi dalle trattative". A Foggiatoday scrivono i dieci licenziati: "L'accordo sindacale era sbagliato, disposti a confronto pubblico"

“Per Conad abbiamo fatto tutto quanto possibile, siamo stati al fianco dei lavoratori per tutta la durata della vertenza”. A dichiararlo sono i parlamentari del M5S Marialuisa Faro, Carla Giuliano, Giorgio Lovecchio e Marco Pellegrini, che replicano così ai sindacati e in particolare ad Elio Dota che, su queste colonne, aveva così definito l’azione politica del movimento.

“Sin dall’inizio - precisano i portavoce del M5S - abbiamo seguito la vicenda Conad che vede coinvolti 5 punti vendita in Italia, dei quali due nella nostra provincia, a San Severo e Monte Sant’Angelo, dove sono state avviate le procedure di licenziamento collettivo di 69 lavoratori, di cui 33 a San Severo e 36 a Monte Sant’Angelo. Si tratta dell’ennesimo schiaffo per la Capitanata - proseguono – e per questi lavoratori che stanno lottando per difendere il proprio posto di lavoro e la propria esistenza”. 

“Abbiamo fatto tutto quanto ci è stato consentito. Ci siamo attivati ed abbiamo immediatamente richiesto al Ministro la convocazione di un tavolo di crisi  ministeriale che era stato effettivamente convocato per il 2 ottobre - ed al quale avevamo chiesto personalmente di partecipare - ma che poi è stato revocato a seguito del raggiunto accordo in sede territoriale. Abbiamo partecipato insieme alla consigliera regionale Rosa Barone anche all’incontro dell’11 settembre scorso tenutosi  in Regione. Non abbiamo potuto partecipare - nonostante la nostra richiesta in tal senso - all’ultimo incontro, quello del  24 settembre, in quanto ci è stato opposto che non era un tavolo aperto ad esponenti politici. Sta di fatto che proprio nell’ultimo incontro regionale del 24 settembre l’azienda e i sindacati hanno deciso di retrocedere in sede territoriale provinciale. Con i risultati oggi sotto gli occhi  di tutti”.

“Il tavolo al Mise dunque non venne più effettuato non per mancanza di volontà del Ministro Di Maio e dei parlamentari del M5s foggiano ma per espressa volontà dell’azienda e dei sindacati. Tanto è vero che tale decisione è riportata nel verbale dell’ultimo incontro tenutosi in Regione dinanzi alla task force, nel quale azienda  e sindacati, concordavano di “riprendere la discussione sui tavoli provinciali al fine di trovare una possibile intesa tra sindacati e azienda”.

Concludono i parlamentari: “Non devono essere i lavoratori a pagare il conto di discutibili politiche aziendali e, forse, di alcuni modus operandi di certi sindacati che ora, a frittata fatta, pensano di colpevolizzare il M5s quando, invece, era loro compito condurre nel migliore dei modi la vertenza. Cosa che, evidentemente, non hanno fatto ma, nel contempo, hanno deciso di estrometterci dai tavoli delle trattative.”

La replica dei dieci licenziati

E contro il sindacato si scagliano anche i dieci licenziati Conad che scrivono a Foggiatoday per replicare a quella definizione di “testo di ingegneria sindacale” rilasciata alla nostra testata da Dota. “Queste parole – scrivono- ci hanno profondamente ferito, procurandoci un'enorme sofferenza, rendendo oltremodo umiliante la nostra condizione. L'accordo può essere definito in qualsiasi modo, ma non come un testo di ingegneria sindacale – si sfogano-.  Tutt'al più, per rimanere alla stretta attualità e scusandoci per l'accostamento con le vittime e i parenti della tragedia di Genova, noi lo definiremmo non un testo di ingegneria sindacale, ma un Ponte Morandi. Perché se è vero, come lui stesso ha detto, che vi è stato da parte della maggior parte dei nostri ex colleghi un profondo egoismo, è altrettanto vero che questo egoismo è stato generato dalle clausole dall'accordo. Siamo disponibili a un pubblico per far vedere qual è, in particolare, lo strallo che ha ceduto, generando dieci condizioni di profonda prostrazione.”. “(Dota) potrà cosi evitare in futuro, in situazioni analoghe, di firmare accordi che costituiscano il terreno fertile sul quale gli egoismi umani possono germogliare”. Firmato: le dieci persone licenziate.

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