Comune di Foggia condannato a pagare 550mila euro alla defunta Amica

A titolo di risarcimento degli interessi di mora maturati dalla fallita azienda che per 6 mesi nel 2008 si vide erogare il corrispettivo mensile di 1,7milioni circa con notevole ritardo

Comune di Foggia

Amica, un’altra stangata per il Comune di Foggia. L’ente di Corso Garibaldi è stato condannato a pagare mezzo milione di euro alla curatela fallimentare per i ritardi con cui nel 2008 versò il corrispettivo del contratto di servizio all’azienda di igiene urbana. 550mila euro per la precisione, a titolo di risarcimento degli interessi di mora maturati dalla fallita azienda che per 6 mesi nel 2008 si vide erogare il corrispettivo mensile di 1,7milioni circa (20 milioni annui) con notevole ritardo.

Il giudice monocratico del Tribunale di Foggia, Angela Marchesiello, ha applicato per Amica il decreto legislativo 231/2002 che recepisce la direttiva comunitaria in materia di ritardi nei pagamenti della P.A. nei confronti delle imprese “laddove, in particolare, possono causare grave crisi finanziaria con conseguente perdita di posti di lavoro”.

A tal proposito il giudice rileva che: “Amica spa era sicuramente un’impresa commerciale altrimenti non sarebbe fallita; e nel caso di specie si applica tale normativa, anche perché  “Amica era tenuta al pagamento degli interessi di mora ai propri fornitori e ad esigerli, dunque, dall’ente committente, “a meno che – scrive ancora il giudice- non si voglia assurdamente ritenere che la creazione di società a partecipazione pubblica sia solo un espediente per scaricare sulle stesse le conseguenze negative dei ritardi nei pagamenti dei servizi pubblici essenziali che il Comune è tenuto a fornire”.

Il Comune di Foggia venne trascinato in giudizio da Amica spa, quindi dalla curatrice fallimentare Mirna Rabasco, per vedersi riconosciuto il pagamento di 9milioni di euro di corrispettivo mancato di parte del 2008. Vulnus che l’ente provvide nel tempo – a giudizio in corso-  a sanare. Resta però secondo il giudice la sanzione per il ritardo, che ammonta oggi a mezzo milione di euro.

Verosimilmente la sentenza (di primo grado, e dunque ancora impugnabile dall’avvocatura comunale rappresentata dai legali Dragonetti e Barbato) apre la strada ad un contenzioso milionario per il ritardo con cui il Comune ha erogato anche i corrispettivi degli anni successivi, dal 2009 ed fino al fallimento dell’azienda comunale. Ritardi rispetto ai quali la curatela fallimentare, difesa dall’avvocato Alberto Teta, probabilmente agirà. La somma, per i soli interessi di mora, si aggirerebbe intorno alla “modica” cifra di 4milioni di euro.

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