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In Capitanata c'è chi punta sul cotone: "Ora produciamo camicie". La scelta 'Gest' di Pietro e Michele (e dei Luciani)

Una coltivazione che potrebbe rivoluzionare l'agricoltura di Capitanata, eppure fino al '65, la provincia di Foggia era piena di coltivazioni di cotone.

 

L'idea di Michele Steduto e Pietro Gentile di creare una filiera corta per la produzione di camicie in cotone è un esperimento riuscito. Rispettivamente di San Giovanni Rotondo e di San Marco in Lamis, i due imprenditori sono titolari di Gest, il marchio che prende il nome dalle iniziali dei due cognomi, di camicie artigianali interamente ribattute a mano con sede in via Carlo Cattaneo nella città dei due Conventi. "In queste zone sono terreni favorevoli per questa coltura, può dare un risvolto positivo all'agricoltura in Capitanata. Apriamo gli orizzonti" spiega Michele Stoduto.

Oggi prosegue con ottimi risultati la sperimentazione della coltura del cotone nelle campagne di San Severo con l'ausilio tecnico di Carmine e Tommaso Luciani. Al momento gli ettari coltivati sono tre.

Il cotone che viene lavorato in Italia proviene principalmente da Spagna e Grecia. Quello di Michele e Pietro è l'unico in Italia, anche se fino a poco più di 40 anni fa la Capitanata era piena di coltivazioni di cotone, soppiantate, dopo il 1965, dalle coltivazioni di barbabietole da zucchero.

Oggi, la maggior parte dei terreni foggiani è utilizzato per la coltivazione di pomodoro e grano, entrambi fortemente inflazionati. I costi di produzione del cotone, rispetto al pomodoro, sono nettamente inferiori: se per il cotone ci vogliono circa 1200 euro ad ettaro, per il pomodoro si sale fino a 8900.

Un'altra caratteristica della pianta del cotone è che "non si butta via niente". Dal bozzolo si ricava il cotone e i semi di cotone, che vengono utilizzati come integratore nell'alimentazione degli animali. Il resto della pianta, a fibra legnosa, viene impiegata nelle fabbriche a biomassa.

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