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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Economia

Tsunami si abbatte sulle scuole materne di Foggia: chiuderanno gli ultimi otto plessi

Crisi e denatalità, ma anche perdita di appeal, fanno propendere per la statalizzazione degli ultimi otto plessi rimasti in città. Quest'anno gli iscritti sono solo 347

Il destino delle otto scuole materne comunali di Foggia sembra ormai ineluttabilmente segnato e già scritto, a giudicare dall'ultimo capoverso di una relazione allegata al programma degli interventi per il diritto allo studio 2022, approvato dalla commissione straordinaria il 9 dicembre e utile ai fini della determinazione dello stanziamento dei contributi da parte della Regione Puglia. "Pur indicando quale dato certo e oggettivo dell'attuale 'Diritto allo studio' la presenza degli otto plessi di scuola dell’infanzia paritaria comunale - si legge nell'ultima delle cinque pagine - anche nei loro confronti si postula, nel brevissimo periodo, la concreta ipotesi di chiusura con la conseguente proposta di statalizzazione". Sipario.

Come si giunga a queste conclusioni, è riassumibile più o meno così: c'è la crisi e si assiste a un forte calo delle nascite - tradotto, mutuando un'espressione utilizzata dal Servizio Pubblica Istruzione: trend economico-demografico negativo -, e l'offerta delle scuole statali e private è più allettante.

Lo scenario configurato era stato preconizzato dal piano di riorganizzazione delle scuole dell’infanzia comunali approvato a febbraio dall'ultima giunta politica prima del commissariamento. Per quanto i toni fossero meno perentori e brutali, l'approccio era stato indubbiamente altrettanto pragmatico considerato che quell'atto decretava la chiusura di due plessi, la scuola dell’infanzia Antonio Lepore di via Ordona Lavello e la Ferrante Aporti di via Ruggiero Grieco, "dove, territorialmente, per prima si sono manifestati gli effetti deleteri della denatalità - scrivono oggi da Palazzo di Città - connessi con la contingentale e precaria situazione economica di molti nuclei familiari".

Già nella delibera di 10 mesi fa si constatava una perdita di appeal delle scuole materne comunali che un tempo erano 26 e, oltre all'oggettivo calo demografico, si faceva riferimento ai maggiori servizi offerti dalle strutture private, alla gratuità delle scuole statali e alla continuità didattica garantita dagli istituti comprensivi, fattori che direzionavano altrove le scelte delle famiglie.

La relazione redatta a sostegno dell'atto di indirizzo generale degli interventi necessari per il 2022 parte da un'analisi socio-economica del territorio di riferimento: Foggia risente della crisi occupazionale, in particolare di quella giovanile "a seguito di una permanente scollatura tra mondo del lavoro e istituzioni scolastiche" con annessa fuga di cervelli, e di quella femminile, che rappresenta "l'anello debole del mercato del lavoro". La crisi, si legge più avanti, è "ancor più amplificata per effetto del rallentamento produttivo legato all’emergenza epidemiologica".

Nelle cinque pagine si indugia molto sulla congiuntura negativa, anche in riferimento ai servizi erogati e agli altri gradi di istruzione. "Si assiste ad un disagio economico tangibile per molte famiglie, che non possono far fronte all’impegno oneroso della retta scolastica. Gli effetti della riduzione della base occupazionale femminile hanno inciso sul fronte della domanda di servizi di conciliazione, in quanto la riduzione del reddito familiare si è tradotta in un momentaneo rallentamento nella spesa per i servizi a tariffa".

La scuola dell'infanzia statale è gratuita e lo sarebbe anche quella comunale, se non fosse che il Comune di Foggia è in regime di Salva Enti, e in virtù del Piano di Rientro Finanziario, come viene puntualmente spiegato anche nella relazione, è a pagamento nella misura di un contributo secondo la fascia di reddito. La retta annuale oscilla tra gli 80 e i 700 euro.

La rilevazione statistica delle iscrizioni relative agli ultimi 10 anni è implacabile: la scuola dell'infanzia statale, bene o male, ha mantenuto sempre lo stesso trend, oggi conta 1767 alunni, nel 2010 erano 1774, con un picco nell'anno scolastico 2013/2014 (2081 iscritti) e il dato più basso di 1653 iscritti nel 2015/2016; le scuole dell'infanzia comunali, nel 2010/2011 contavano 1463 iscritti, passati l'anno successivo a 1495, poi hanno registrato un costante decremento fino al vertiginoso calo di quest'anno con appena 347 alunni, mentre l'anno scorso erano 537.

Il Servizio Pubblica Istruzione rileva come, nel corso dell'ultimo decennio, si sia assistito ad un importante calo delle nascite: alla data del 23 novembre sono 850 i nuovi nati e dal picco del 2010 (1414) il numero non ha fatto che diminuire, attestandosi dal 2018 poco sopra le mille unità.

"Nelle scuole dell’infanzia comunali è maggiormente rilevabile la scarsità di iscrizioni, sia per effetto della gratuità delle 'concorrenti' scuole dell’infanzia statali, sia per la notevole presenza sul territorio comunale di scuole dell’infanzia paritarie private, che offrono un servizio migliore (con possibilità di prolungamento dell’orario di apertura oltre le ore 19 e non allineamento al calendario scolastico regionale per le chiusure)", teorizzano a Palazzo di Città.

Oggi le scuole dell'infanzia paritarie comunali sono otto: 'Sorelle Agazzi' avrebbe una ricettività di 114 alunni e ce ne sono solo 22, con un'unica sezione funzionante sulle 5 previste; la scuola Tagore conta 58 iscritti in tre sezioni su 84 posti; solo la scuola Angela Fresu conta 2 alunni in più dei posti di norma a disposizione (62 iscritti); la scuola Arpi ha appena 12 alunni su una ricettività di 47 iscritti; alla San Filippo Neri gli alunni sono 28 su 60 posti; alla Don Milani 99 su 145; la scuola Sturzo ospita 28 bambini con 89 posti e la scuola Rodari 38, a fronte di una ricettività di 80 bambini.

Numeri emblematici che inducono il Comune di Foggia a propendere per la dismissione e statalizzazione delle scuole comunali. L'iter burocratico, comunque, richiede tempo, con una trafila che prevede peraltro gli ok dellla Regione e del ministero dell'Istruzione, e il passaggio non avviene dall'oggi al domani. Da anni il tema, piuttosto delicato, è abbastanza dibattuto nei comuni che scelgono di avviare il processo.  

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