Economia

Centro antiviolenza rischia interruzione, operatrici di perdere il lavoro. Sconforto tra le donne vittime di violenza: "Ripensateci"

Tra otto giorni scade l'affidamento del servizio. Il personale oggi in organico potrebbe essere escluso dalla prossima assegnazione per via dei requisiti previsti dal capitolato del bando di gara

Manca la proroga tecnica per l'affidamento della gestione del Centro Antiviolenza 'Carmela Morlino' di Foggia e le operatrici rischiano di andare a casa dal prossimo 1 ottobre.

Lo scorso 3 agosto, la dirigente del Servizio Sociale e Prevenzione del Comune, Silvana Salvemini, con propria determina, ha autorizzato l'espletamento della nuova gara in vista della scadenza dell'appalto di 12 mesi al Consorzio di Cooperative Sociali 'Opus', il bando, peraltro, non è stato ancora pubblicato, e a 8 giorni dal termine del contratto di proroga non se ne parla. "Non sappiamo ancora nulla", fanno sapere le operatrici in servizio da ormai 4 anni.

Senza proroga, il Cav rischia di chiudere fino all'arrivo del nuovo aggiudicatario. "Dopo oltre 10 anni dall'inizio del servizio, questa sarebbe la prima volta in cui Foggia si trova privata del suo centro antiviolenza istituzionale, fiore all'occhiello della città, che ha permesso negli anni di aiutare centinaia di donne offrendo loro supporto psicologico, sociale e legale, nonché - cosa più importante - intervenendo nei momenti di massima pericolosità con l'allontanamento della donna e dei minori eventualmente presenti", scrivono le operatrici che confidano in un ripensamento della commissione straordinaria del Comune di Foggia e auspicano una proroga che consenta di non interrompere il servizio.

Ma c'è di più: il capitolato speciale d'appalto taglia le gambe alle professioniste oggi impiegate nella struttura di via Matteotti che hanno poche speranze di rientrare nel prossimo affidamento, considerati i requisiti richiesti. È, in particolare, la "comprovata esperienza almeno quinquennale" a escludere in partenza molte di loro che contestano come non si tenga conto della formazione e dell'importanza della continuità in un ambito così delicato. Inoltre, a fronte di due psicologhe oggi in organico, nel nuovo bando ne è prevista una sola che dovrebbe ricoprire anche il ruolo di coordinatrice. E già per due professioniste il carico di lavoro era piuttosto pesante.

Eppure, nel capitolato stesso si invita l'impresa appaltatrice a "garantire la continuità degli operatori individuati ed indicati all'avvio del servizio, limitando gli avvicendamenti ed ogni altro elemento di discontinuità".

Una contraddizione per le operatrici che rischiano di essere escluse. "Saremo costrette a interrompere bruscamente percorsi intrapresi con le donne e basati principalmente su una fiducia costruita a fatica nel tempo", dicono oggi ringraziando il consorzio Opus e la cooperativa Aporti con i quali hanno operato in questi anni e asupicando un intervento urgente dei commissari straordinari.

Fanno sapere che la notizia è stata accolta dalle utenti "come una seconda forma di violenza istituzionale" e ha prodotto in loro "un senso di rabbia, frustrazione ed abbandono".

Il loro stato d'animo è racchiuso in una lettera aperta che reca le firme di 22 donne che si rivolgono al Comune, o comunque a chi è nella posizione di decidere in merito al futuro del servizio. Raccontano di non sentirsi più sole, grazie alle operatrici, "in questa battaglia che tanti sposano ma che poi nessuno vuole combattere realmente".

"Quando sono le botte a scandire il tempo delle tue giornate, è quasi impossibile invertire il corso degli eventi - si legge nella missiva - Gli anni passano lenti, in una moviola che ripropone sempre la stessa agghiacciante pellicola: sai già quale sarà il finale, l'unica suspense è l'ordine con cui seguiranno le offese, gli schiaffi, le umiliazioni. Sopravvivi anestetizzata dal tuo stesso dolore e ti convinci di non avere scampo, di essere quasi destinata a quell'inferno che ha fatto intorno a te terra bruciata di amici. parenti e colleghi. Poi ti arriva tra le mani un numero, quello del centro antiviolenza: lo trovi su Internet, lo vedi scorrere nelle trasmissioni televisive, inciampi in un volantino lasciato in una libreria e in te si insinua il più bello dei dubbi: forse c'è una via d'uscita, forse qualcosa può cambiare. Scrivi e cancelli le cifre sulla tastiera del tuo cellulare perché è così difficile convincersi che la vita possa esistere senza di lui, senza la sua brutale violenza, è così difficile credere di valere qualcosa, è così difficile sentirsi importante per qualcuno. Eppure per qualcuno tu esisti, per qualcuno la tua voce ha il suono della libertà, del coraggio, della giustizia. Per qualcuno quella voce, costantemente ammutolita e silenziata, merita di essere ascoltata perché ha un nome e un volto, un'identità, e quel qualcuno sono le operatrici del centro antiviolenza Carmela Morlino dell'Ambito Territoriale di Foggia".

Le utenti raccontano come sono state accolte dal Cav. Lì hanno sentito "il calore di un contatto umano, la sicurezza di una professionalità che non ha bisogno del 'lei', la speranza di poter finalmente percorrere una strada lontana dai maltrattamenti e dai soprusi". Non si sono sentite più sole, per quanto la strada fosse in salita.

Ma la più grande paura è quella di dover rivivere tutto quel dolore daccapo. "Ancora una volta mi ritrovo a non sapere cos'altro mi accadrà, a provare rabbia perché forse potrei ritrovarmi a raccontare per l'ennesima volta la mia storia - scrivono in un'unica voce - È con le operatrici del centro antiviolenza Carmela Morlino che ho iniziato ad incollare i pezzi scomposti della mia esistenza; è nei colloqui con la mia psicologa che ho dato un senso a quel dolore e ho riguadagnato la fiducia in me stessa; è negli appuntamenti con l'avvocata che ho visto la possibilità di liberarmi dal mio aguzzino; è negli incontri con la mia assistente sociale che ho riscoperto la possibilità di essere di nuovo autonoma. Ma proprio ora che il dolore sembrava avviarsi alla guarigione torno a sentire quella stretta alla gola, quel senso di impotenza, solitudine e smarrimento. La telefonata che mi annunciava della misura cautelare che mi rassicurava anche se non ne comprendevo il significato, ma che le mie consulenti mi avrebbero spiegato poi con tutta calma. La calma, la serenità, la condivisione, il senso di calore, il sentirsi accolta, compresa, rassicurata, creduta, libera di andare e ritornare. Perché la fiducia, le donne come me o come noi, 'donne vittime di violenza' come ci chiamano, la concediamo a fatica. E allora, è a te che mi rivolgo: tu puoi decidere per un servizio, ma ti prego, non decidere ancora una volta per me. Io stavolta ho già deciso. Ho scelto di stringere la mano delle operatrici del centro e da quel momento ho riniziato il mio cammino semplicemente accompagnata da chi ha dato un nome e un senso a tutto quello che ho vissuto, e che molte stanno ancora vivendo. Voglio sperare che queste mie parole possano servire a tutelare la voce di chi già troppe volte si è vista costretta a tacere, perché le istituzioni devono essere vicine ai cittadini e ai loro bisogni".

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Centro antiviolenza rischia interruzione, operatrici di perdere il lavoro. Sconforto tra le donne vittime di violenza: "Ripensateci"

FoggiaToday è in caricamento