Lo Mele difende i Consorzi di Bonifica e va all’attacco dei consiglieri regionali

Il segretario della Filbi-Uil di Capitanata punta il dito contro Fabiano Amati, Gianni Stea e gli ex assessori all’Agricoltura delle giunte Fitto e Vendola

Immagine d'archivio

Adriano Lo Mele, segretario territoriale della Filbi-Uil di Capitanata, commenta le dichiarazioni del segretario della commissione d’indagine su Consorzi di Bonifica, Mauro Vizzino, che a suo parere “evidenziano che anche la politica pugliese deve assumersi le proprie responsabilità, dopo aver bloccato per anni i pagamenti dei tributi e spendendo risorse che erano destinate al completamento delle infrastrutture da utilizzare per la fornitura dei servizi alle aziende agricole”, 

Il segretario della Federazione Italiana Lavoratori Bonifica Irrigazione precisa: “Vorrei per un attimo portare a riflettere i consiglieri regionali che quotidianamente “sparano” sui Consorzi, se hanno la piena convinzione di quello che dichiarano, oppure resta un vomitare di consonanti e vocali? La via dell’industrializzazione, nel suo percorso del dorsale adriatico, si ferma a Termoli e riprende a Barletta, penalizzando la provincia di Foggia, ma fortunatamente la Capitanata ha una fiorente attività agroalimentare che coinvolge parte della Bat, questo dovuto all’attività dei Consorzi che operano sul territorio da quasi novant’anni, anche alla predisposizione dei consorziati a pagare i tributi.

Lo Mele attacca Amati: “Sostenere l’obiettivo del consigliere regionale Fabiano Amati di dare l’irrigazione all’AqP e di riportare i Consorzi alla loro natura originale, quella di bonifica e difesa del suolo, è il meglio del peggio che un rappresentate regionale possa esprimere, è la scarsa conoscenza che ha della operosità dei Consorzi di Bonifica, distratto dallo “storia assetata” d’acqua. dell’acquedotto pugliese”

E aggiunge: “E’ proprio su questo Ente è opportuno soffermarsi per una veloce considerazione: da anni, ad esempio il Consorzio Terre d’Apulia fornisce all’acquedotto regionale ben 50 milioni di mc di acqua ricevendo un compenso di 2 milioni e settecentomila euro l’anno. Sempre all’AqP viene fornito dal Consorzio per la Bonifica della Capitanata 60 milioni di mc. d’acqua con un ristoro di 600 mila euro annui per opere di manutenzione,  quindi l’ente barese prende l’acqua a costo zero. E per un attimo immaginare la distribuzione dell’acqua a uso irriguo dove i costi non saranno certamente come quelli attuali di 12 centesimi a mc,  anzi il costo lieviterà di molto danneggiando l’agricoltura del territorio”.

Le accuse di Lo Mele vanno oltre fino a colpire il consigliere regionale Gianni Stea: “In tutta questa vicenda c’è qualcosa di anomalo che aleggia, non è solo il desiderio di Amati, ma c’è qualcosa che, forse, sconcia ed è la duplice veste del consigliere Gianni Stea: come presidente della Commissione d’Indagine e titolare di una azienda agricola con terreni ad Adelfia, Casamassima, Bari e Sannicandro. A questo aggiungerei il mancato controllo dei bilanci dei Consorzi di Bonifica da parte degli assessori all’agricoltura che si sono susseguiti, in particolare sull’operato di Nino Marmo e su quello di Enzo Russo, Dario Stefano e di Fabrizio Nardoni, leggerezza dei già presidenti  Raffaele Fitto e Nicky Vendola”.

Il segretario territoriale della Filbi-Uil di Capitanata: “Insomma c’è tanta carne a cuocere per la Procura della Repubblica per far emergere il sommerso, volendo parafrasare una massima evangelica c’è tanto accanimento per la pagliuzza dimenticando la propria trave.” 

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Adriano Lo Mele conclude, “Mi piace invitare tutti i consiglieri regionali a leggere una pubblicazione degli anni scorsi sulla storia dei quasi 80 anni del Consorzio della Bonifica della Capitanata, che dopo il periodo di bonifica e di difesa del suolo ha realizzato ben quattro dighe; inoltre per evitare gli allegamenti nella città di Lesina, Manfredonia, Zapponata, Trinitapoli e Margherita di Savoia sono in attività le idrovore e gli abitanti non pagano nessun contributo, come accade nelle regioni settentrionali. Infine voglio ricordare il Consorzio di Bonifica del Gargano che nel suo territorio ha potenziato il miglioramento delle sue infrastrutture al servizio dell’agricoltura,  a quello dell’aspetto paesaggistico, naturalistico, igienico ricreative e di produzione legnosa per poi finire agli elettrodotti, con i suoi ben 700 km; questa è solo una parte della presenza sul territorio. Parlare di stipendi d’oro per i dipendenti che operano è estremamente offensivo, gli stipendi per buona conoscenza sono equiparati ai contratti nazionali di lavoro. La conoscenza è informazione, informazione è riconoscimento per i sacrifici dei dipendenti dei Consorzi di Bonifica, che guardano, forse, con un po’ d’invidia, anche agli stipendi d’oro dei consiglieri regionali.”.

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