Carolina Scarano, l'avvocatessa che rappresenterà il foro di Foggia nel Consiglio Nazionale Forense (dopo 25 anni di assenza)

Civilista originaria di San Marco in Lamis, già vicepresidente dell’Ordine degli Avvocati di Foggia, ha sempre fatto della formazione e della deontologia i suoi cavalli di battaglia. "La mia esperienza al servizio dei colleghi pugliesi e non"

L'avvocatessa Carolina Scarano

Dopo una assenza lunga circa 25 anni, gli avvocati del foro di Foggia tornano ad avere un diretto rappresentante tra i componenti del Consiglio Nazionale Forense. Si tratta dell’avvocatessa Carolina Scarano che, fresca di nomina, per i prossimi 4 anni farà parte del massimo organo istituzionale dell’Avvocatura italiana.

L’avvocatessa civilista originaria di San Marco in Lamis, già vicepresidente dell’Ordine degli Avvocati di Foggia, ha sempre fatto della formazione e della deontologia i suoi cavalli di battaglia; alla vigilia del primo consiglio dell’organismo, si augura “di poter incidere positivamente sui problemi che attanagliano oggi l’avvocatura in Italia, mettendo la sua esperienza al servizio dei colleghi, pugliesi e non”.

“E’ una nomina che mi riempie di orgoglio e mi carica di responsabilità, in un momento molto delicato per l’intera classe forense”, spiega l’avvocatessa Scarano che, in pochi tratti, traccia il profilo delle criticità patite dall’intera professione. “Assistiamo ad un impoverimento generale della classe forense, i colleghi si dibattono in mille difficoltà e pagano lo scotto della burocratizzazione di tutte le attività”, spiega. “Io mi sono sempre occupata di formazione e parcelle (e quindi di compensi). E mi auguro di poter intervenire positivamente su questi due fronti”.

Occupandosi di formazione, ha avuto - nel tempo - la possibilità interfacciarsi con giovani avvocati e praticanti, e di raccogliere, di prima mano, quelle che sono le difficoltà patite dai circa 3400 avvocati iscritti all’ordine. “In questo momento la situazione è in stallo: tanti avvocati si cancellano dall’albo, tanti altri si iscrivono”, spiega. “A Foggia non c’è più quella crescita esponenziale registrata fino a qualche anno fa, quando si rischiava di avere più avvocati che clienti, ma il numero non cala poi così velocemente. Diminuisce leggermente il numero di praticanti, anche perché gli sbocchi professionali sono davvero pochi, il mercato è saturo”.

Tra i problemi con i quali i giovani avvocati devono fare i conti oggi, “vi è sicuramente quello proletarizzazione della professione”, spiega. I compensi sono sempre più ridotti, le parcelle sempre più simili ad un mero rimborso spesa. E questo anche a causa di un surplus di offerta. “Una grossa mano verrà data ai neo-iscritti”, apre uno spiraglio Scarano. “Il Consiglio si è sempre battuto per qualità e quantità di formazione e per il rispetto del codice deontologico, che deve essere il nostro faro e la nostra mira. Il nostro sistema formativo è perfettibile, e io spero di incidere per il suo miglioramento: dal marzo 2020 sarà obbligatoria la frequentazione della Scuola Forense per chi si iscrive alla pratica, e queste scuole dovranno essere di altissimo livello, perché abbiamo bisogno di una avvocatura sempre più preparata”.

Dalla teoria alla pratica, il passo è davvero breve. “Dal punto di vista logistico, qui, a Foggia, abbiamo un fortissimo problema di spazi, che eroicamente abbiamo sopportato negli anni ma che ancora non riusciamo a superare. Un problema acuitosi con la chiusura del tribunale di Lucera, ma anche delle sedi distaccate. Giudici, cancellieri e avvocati sono in grande difficoltà, ma la prossima costruzione di un nuovo tribunale, accanto a quello attuale, dovrebbe risollevare la situazione”. Inoltre, “paghiamo la cronica carenza di magistrati: Foggia è una sede di passaggio per tanti magistrati - quasi tutti del Napoletano o del Barese - che dopo 2 o 3 anni tornano nei territori d’origine. Noi abbiamo avuto nomine di magistrati onorari, molti dei quali avvocati, per coprire carenze di organico. Tutta la giustizia italiana si regge sulla magistratura onoraria, perché la carenza di magistrati togati è enorme”.

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