'Capo free-ghetto off', il piano che cancellerà la vergogna di Rignano

Dichiarazioni del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e degli assessori Guglielmo Minervini, Loredana Capone ed Elena Gentile, alla conferenza stampa di presentazione di ‘Capo free-ghetto off”

E’ stato presentato questa mattina “Capo free-ghetto out”, il piano che cancellerà la vergogna del ghetto di Rignano, alla presenza di Nichi Vendola, Guglielmo Minervini, Loredana Capone ed Elena Gentile

L’assessore alla Cittadinanza sociale, Guglielmo Minervini: “I tempi sono maturi per lanciare una sfida complessa. Il tema dello sfruttamento del lavoro nero in agricoltura attraversa tutto il nostro Paese. L’economia agricola spesso si regge sullo sfruttamento degli uomini e i flussi migratori che attraversano la nostra Regione sono molto consistenti e rendono conveniente lo sfruttamento. Accade così che ci siano realtà come quella di Rignano che si chiamano ghetti. Ed è inaccettabile che luoghi del genere possano esistere ed essere chiamati così come se nulla fosse. Il ghetto di Rignano è un luogo che “accoglie” stabilmente 2-300 persone che d’estate supera le 1.500 presenze. E’ un pezzo di Stato fuori dallo Stato, con negozi, servizi e problemi di una città, senza esistere neppure sulle mappe”.

Lo scarso valore del pomodoro si scarica sul mercato e quindi sulle paghe dei braccianti, e quindi arrivano i caporali a fare intermediazione di manodopera e la presenza di tutte le persone a Rignano diventa redditizia per la criminalità che si organizza. E’ un fenomeno estremamente complesso contro cui abbiamo deciso di agire con “Capo free–ghetto out”: liberi dai caporali, fuori dal ghetto.

Un programma firmato da cinque assessori (Gentile, Capone, Caroli, Nardoni e Minervini) e concordato con numerosi pezzi della struttura regionale per chiudere il campo e sostituirlo con cinque strutture più piccole e diffuse sul territorio, impermeabili alla criminalità. I campi saranno da 250 posti, con standard di accoglienza dignitosi e protetti dalle infiltrazioni del caporalato tramite un accordo con la Prefettura.

Sperimenteremo anche l’accoglienza diretta presso le imprese agricole e per gli “stanziali”, quelli che restano anche d’inverno, percorsi di sperimentazione di autocostruzione e autorecupero sul territorio. L’obiettivo è chiudere Rignano entro il 1° luglio. Ci saranno poi azioni sulle imprese per l’emersione del lavoro irregolare, con agevolazioni alle aziende che assumano regolarmente, l’istituzione di un “bollino etico” per le produzioni libere dal lavoro nero e l’inasprimento dei controlli”.

Fondamentale è poi l’accordo con la distribuzione commerciale: la GDO s’è impegnata ad assorbire prodotti regolari. Perché la lotta all’irregolarità del lavoro è un fattore di sviluppo per tutti e la partita non la vince la Regione da sola con una delibera, ma l’intera comunità con il suo impegno.

L’assessore al Commercio, Loredana Capone: “Collaboreremo con la GDO che è una piccola parte del commercio, ma soprattutto con la piccola e media distribuzione e anche con gli ambulanti: gli snodi saranno i mercati generali e all’ingrosso, dove in collaborazione con le associazioni di categoria, saranno fatti i controlli. E dove potrà essere concesso il bollino etico”.

L’assessore al Welfare, Elena Gentile: “Il prefetto di Foggia, Luisa Latella è una donna del Sud che con un lavoro appassionato e silenzioso sta aiutandoci nei nostri intenti. A pieno regime saranno i 21 ambulatori mobili, ma è dal 2006 che lottiamo contro questi fenomeni con innovazioni di legge e azioni concrete. Continueremo ad aiutare con acqua, cure, servizi l’integrazione di queste persone e chiuderemo il campo-vergogna di Rignano ospitandoli in centri più piccoli e umani”.

Il presidente della Regione, Nichi Vendola: “In questi anni abbiamo provato e riprovato non soltanto a gestire l’emergenza, ma a cercare di individuare un modello di intervento su una tematica di grande complessità. Ci siamo ingegnati, a definire un quadro normativo che potesse essere antagonista della normalità funerea del caporalato. In Puglia, con le leggi contro il lavoro nero e con l’individuazione di strumenti specifici quali gli indici di congruità, abbiamo definito un quadro di lotta, anche per spiegare al sistema d’impresa che coloro che fanno ricorso al lavoro nero, non soltanto vìolano diritti fondamentali, ma drogano le regole della concorrenza.

Abbiamo provato in questi anni a mettere in piedi nuovi percorsi ed esperienze, a cominciare dagli alberghi diffusi. Il ghetto di Rignano Garganico è un luogo che è un po’ la proiezione della logica del caporalato e rappresenta, in qualche maniera, una cessione di sovranità da parte dello Stato. La novità di questa delibera risiede nelle firme: sei assessori e quindici dirigenti. L’immigrazione, con i suoi giganteschi problemi, con le sue ciclopiche criticità e con le sue straordinarie opportunità, è una politica che incrocia tutti i settori di una Pubblica Amministrazione.

Lo schiavismo, non può essere compatibile con la nostra idea di civiltà, di modernità e di democrazia. Noi vogliamo chiudere Rignano Garganico, vogliamo chiudere quel luogo gestito dalla criminalità, che rappresenta una vergogna per il nostro territorio. Non solo: vogliamo montare dei campi di piccole dimensioni, che possano consentire l’accoglienza dei lavoratori migranti che sono qui nel periodo stagionale della raccolta del pomodoro o dell’anguria. Vogliamo aiutare le imprese a regolarizzare i rapporti di lavoro, a non cedere alla tentazione malvagia del lavoro nero. Si tratta di una sfida culturale. Non sarà una delibera a liberarci da una porzione di medioevo. C’è bisogno dell’apporto di tutti: i sindacati, le organizzazioni professionali, il volontariato, il mondo dei media. È una sfida importante di difesa della dignità e dei diritti di ogni essere umano”


 

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