La politica inconcludente che non fa decollare la Capitanata

Una sorta di indolenza diffusa e radicata sembra pervadere ormai la Capitanata. E non ci sono distinguo o elementi di novità: cambiano i volti, i simboli, le sigle, ma tutto sembra livellarsi. Al ribasso

“Noi facciamo il nostro lavoro, la pressione è massima ma vediamo una città ancora ferma, un territorio povero, senza iniziative. E’ necessario che inizi un percorso costruttivo di crescita economica, sociale e culturale“. La frustata, l’ennesima alla classe dirigente di questo territorio, è forte perché proviene da una delle massime cariche che Foggia esprime, vale a dire il Procuratore capo della Repubblica Ludovico Vaccaro. Ma, al momento, sembra non aver suscitato alcuna reazione. Almeno pubblicamente. Come sempre, d’altronde. Una sorta di indolenza diffusa e radicata sembra pervadere ormai la Capitanata. E non ci sono distinguo o elementi di novità: cambiano i volti, i simboli, le sigle, ma tutto sembra livellarsi in poco tempo al ribasso. A qualunque livello o Palazzo si rivolga lo sguardo. Nessun guizzo, nessuna scossa. Foggia e la Capitanata sono al palo. E non ci sono eroi.

Vaccaro parla, lo fa con la sua moderazione, col suo timbro vocale pacato. Lo fa nel corso della conferenza stampa dedicata all’operazione “Gold Rush”, quella sugli arresti per rapine ed estorsioni che un gruppo di affiliati alla Società foggiana mettevano a segno ai danni degli esercizi commerciali.

“Quando smantelliamo l’ex pista? Stiamo lavorando alacremente anche su quel fronte” dichiara a margine in risposta alla domanda di un cronista, lasciando intravedere tempi brevi. Forse brevissimi. Ma, anche lì, il tema è sempre lo stesso: una volta azionate le ruspe, cosa ne facciamo di quei 160 ettari in agro di Borgo Mezzanone? Nel Contratto Istituzionale di Sviluppo all’attenzione del premier Conte ci sono anche i soldi per la riqualificazione di quell’area, Foggiatoday ne aveva parlato nelle scorse settimane. Sì, ok, ma qualcuno sta pensando a come riqualificare? A quali azioni intraprendere? La semplice bonifica non è sufficiente. Bisogna ‘occuparla legalmente’ quell’area, farla vivere. O tutto sarà inutile: il rischio che si riformi una baraccopoli è concreto (ex Gran Ghetto docet). Il rischio “propaganda” altissimo.

La preoccupazione esiste e sussiste. Ma soprattutto, sciocca (sì, è il termine giusto) l’inerzia, l’indolenza, l’assenza di programmazione. C’era un’idea tanto tempo fa, di farne un pista per velivoli cargo. L’area si presterebbe a diventare hub agricolo, costellato di piccole industrie di trasformazione. La trasformazione, già: altro grande imperdonabile ‘aborto’ in una terra che vive di agricoltura. Servono investimenti, tanti. Ma all’orizzonte non si muove nulla. Neanche un’idea.

E, d’altronde, non c’è da stupirsi se è vero che quando i soldi ci sono, diventa un’impresa finanche spenderli. La politica litiga, la classe economica è spaccata tra ricorsi e contenziosi, le istituzioni sono organi decisori lenti, la burocrazia, con le sue lungaggini fa il resto. La pista cargo, come no. Ci sono soldi e progettualità per avviare il milionario progetto di piattaforma logistica in zona Asi – Borgo Incoronata, e tutto è fermo. I finanziamenti non sono per sempre, ci sono scadenze.

Ma il Consorzio Asi di Foggia è ormai nel caos totale, perduto nelle nebbie: tra un commissario non ancora insediatosi, un presidente destituito per inconferibilità dell’incarico, membri dell’assemblea sanzionati e presi dai ricorsi contro le sanzioni, un direttore generale dimessosi, l’unico organo legittimato ad oggi paiono essere i revisori dei conti. Con tutto ciò che concerne in termini di possibile nullità degli atti fin qui prodotti, mancati cda, mancata programmazione, ritardo nei pagamenti ai fornitori, etc. Il Consorzio Asi, si badi, l’ente economico che dovrebbe dare impulso all’economia, accompagnare le aziende, attrarre investimenti, spendere i soldi (!!!) del Patto per il Sud, è lì, al palo di un politica inconcludente. Oltre 600milioni di euro ha avuto in dote la Capitanata per disegnare la sua politica economica. Siamo allo schizzo. Forse.

E poi si parla di Contratto istituzionale di Sviluppo. I soggetti seduti al tavolo sono prevalentemente gli stessi. Le richieste raggiungono l’astronomica cifra di 3 miliardi di euro. Sapremo almeno sfruttare questa opportunità? Le premesse lasciano poco sperare. Che poi, se si volge lo sguardo ad altri enti economici, non è che la situazione sia migliore: la Fiera ad esempio, un altro commissario, altri contenziosi, altre lungaggini, poca progettualità. Si vive il presente. Tutto ciò che è commissaribaile, è commissariato. La Camera di Commercio è divisa, Confindustria è silente. Di shock, positivi, nemmeno l'ombra. Uno slancio in più ci si attende dall'Università di Foggia, che a breve eleggerà il suo nuovo rettore.

“Noi facciamo il nostro lavoro, la pressione è massima ma vediamo una città ancora ferma, un territorio povero, senza iniziative. E’ necessario che inizi un percorso costruttivo di crescita economica, sociale e culturale“ dice Vaccaro. E se è vero che i percorsi camminano sulle gambe degli uomini e delle donne, la responsabilità di questa classe dirigente, politica ed economica, per lo stato in cui versa il territorio e i suoi abitanti, soprattutto i giovani, è molto alta. Nè puntare il dito contro Bari, Roma, Bruxelles o Bibulandia "matrigne" basterà ad assolverli.

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