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Domenica, 3 Luglio 2022
Economia

Meno braccianti agricoli in Puglia: maggiore riduzione a Foggia, ma balzo delle giornate dichiarate

Sono 34.264 gli stranieri in Puglia. Più di un bracciante agricolo su quattro non raggiunge le 51 giornate lavorative, soglia minima per avere accesso alle provvidenze e prestazioni previdenziali ed assistenziali; di questi 11.030 (il 27%) sono donne e 29.596 (il 73%) uomini

Sono 164.280 gli operai agricoli a tempo determinato iscritti negli “elenchi annuali Inps 2021” pubblicati lo scorso 31 marzo: 2.044 in meno rispetto all’anno prima. “I dati che il dipartimento previdenza della Flai Puglia ha elaborato sulla base di quanto certificato dall’Inps – afferma Antonio Gagliardi, segretario generale della categoria della Cgil che rappresenta i lavoratori del settore agroalimentare - ci dicono che tutto sommato siamo di fronte a un rallentamento significativo del trend, specie se si considera che dal 2017 al 2021 la riduzione dei lavoratori agricoli iscritti negli elenchi annuali dall’istituto di previdenza nazionale, è stata di 21.293 unità. Nel 2017 risultavano iscritti negli elenchi 185.573 lavoratori e, nello specifico, la riduzione nel 2018 rispetto al 2017 è stata pari a 4.607, l’anno dopo il picco più alto con una perdita di 8.246 unità, nel 2020 altre 6.126 unità e nel 2021, dunque, di 2.044”.

Nel periodo 2018-2020, è stata Foggia la provincia che ha registrato la maggiore riduzione di braccianti censiti negli elenchi nominativi: -8.288, seguita dalla provincia di Lecce con -3.611, Bari con -2.698, Taranto -2.419, Bat -2.234, chiude l’elenco dei numeri Brindisi con -2.043. La provincia che in percentuale perde più iscritti nel 2021 è invece la Bat con una riduzione di 577 operai agricoli su 18.679 (-3,1%); segue Bari con -1030 su 36440 unità (-2,8%); Brindisi registra un -314 unità su 22.196 iscritti (-1,4%); a seguire Lecce con -255 su 19.119 iscritti (-1,3%); infine Taranto con -314 unità su 26.206 iscritti (-1,2%). In controtendenza la provincia di Foggia che registra un incremento, seppur lieve, di 176 unità su 41.910 (+0,4%).

“Che la forza lavoro agricola nel 2021 nella nostra regione - spiega Gagliardi - risulti in riduzione soprattutto nelle aree ad elevata produttività ortofrutticola è da interpretarsi, in parte, con la difficoltà di reperimento di manodopera straniera soprattutto quella comunitaria dei paesi dell’Est, in particolare romena, ed in parte con il vuoto di richieste di prodotti agricoli destinati all’esportazione, di cui la Puglia è leader, determinatasi con la fase pandemica ma anche perché le grandi raccolte primaverili ed estive hanno avuto un clamoroso stop dei prezzi alla produzione, spingendo numerose aziende addirittura a rinunciare alla raccolta stessa abbandonando il prodotto sulla pianta. Basti pensare al caso delle ciliegie o delle angurie, come anche degli agrumi e dell’uva da tavola. Risulta sempre più stringente la necessità di adottare azioni di riequilibrio all’interno della filiera, non solo per un equo compenso da riconoscere alla produzione ma anche per redistribuire correttamente reddito verso chi offre il lavoro bracciantile, provando a spostare il baricentro della remunerazione a favore dei prodotti agricoli effettivamente tracciati e impedire l’ingresso nei canali della Gdo di derrate agricole di dubbia provenienza, soprattutto in termini eticità del lavoro”:

Risulta invece in controtendenza il numero delle giornate dichiarate, rilevato dai dati Inps: “tra il 2018 e il 2020 - segnala la Flai - l’andamento su base regionale era stato decrescente tanto da totalizzare una riduzione di 478.918 giornate. Nel solo 2021 rispetto al 2020 si è avuto un solido recupero che non solo ha annullato la perdita del triennio preso in esame ma ha certificato un aumento ulteriore con 622.330 giornate. Tuttavia, 40.626 lavoratori agricoli sul totale di 164.280 (il 24,7%) non raggiungono le 51 giornate lavorative, soglia minima per avere accesso alle provvidenze e prestazioni previdenziali ed assistenziali; di questi 11.030 (il 27%) sono donne e 29.596 (il 73%) uomini.

L’aumento delle giornate si registra su tutte le province della regione con Foggia a +237.082; seguono Bari con +128.520, Taranto con +107.859, poi Brindisi con +73.309, Lecce con +51.155 e Bat con 24.405.

“E’ evidente - afferma Gagliardi - che un’inversione di tendenza così poderosa del numero delle giornate dichiarate sia anche frutto dell’efficacia delle azione di contrasto che le forze dell’ordine, svolgono quotidianamente, alle quali va il nostro plauso e ringraziamento, per contrastare i fenomeni ignobili dello sfruttamento lavorativo e del caporalato che, purtroppo, ancora impera nelle nostre campagne e che si intrecciano troppo spesso con fenomeni di infiltrazione della criminalità organizzata, peraltro, inequivocabilmente evidenziati qualche giorno fa con la pubblicazione della Relazione Semestrale della Dia”

Infine, un aspetto non meno importante riguarda la presenza dei lavoratori agricoli stranieri sul territorio regionale: sono 112 le nazionalità presenti negli elenchi annuali Inps provenienti dai cinque continenti. Erano 32.431 nel 2020 e passano a 34.264 nel 2021 con un incremento di 1.843 unità. Un elemento che potrebbe trarre in inganno: se da più voci si continua a sostenere che vi è difficoltà a reperire manodopera agricola straniera, come mai l’INPS ha registrato nel corso del 2021 un incremento di lavoratori stranieri?

“In realtà - conclude Gagliardi- i lavoratori comunitari ed extracomunitari sono presenti sul territorio regionale, spesso nei luoghi informali, spesso invisibili, preda dei fenomeni cui si accennava prima, come il lavoro nero, il caporalato e lo sfruttamento lavorativo. È evidente che le norme sempre più sofisticate per combattere le illegalità, come la legge 199/2016 (legge anticaporalato), la conseguente azione di contrasto, ma anche il costante lavoro di denuncia del sindacato, moltiplicano le pressioni su numerose aziende che consapevolmente si posizionano fuori dalle regole, le quali sono costrette a dover riflettere prima di utilizzare sacche di lavoro grigio e nero o rivolgersi ai caporali. Ciò spinge all’emersione dei fenomeni distorsivi presenti nel mercato del lavoro e, dunque, si ottiene da un lato un rallentamento della riduzione del numero di lavoratori e dall’altro l’aumento di giornate effettivamente prestate nelle diverse fasi colturali”.

Le principali etnie straniera in Puglia resta quella romena con 8.560 lavoratori (metà dei quali in Capitanata), in diminuzione rispetto al 2020 allorquando si attestavano a 9.133; segue quella albanese che da 6.051 del 2020 aumenta a 6.318 (metà dei quali in provincia di Bari); poi quella marocchina che da 2.840 del 2020 aumenta a 3.153; ancora, quella bulgara che da 2.434 del 2020 passa a 2.561. Seguono poi le altre principali nazionalità dell’Africa e Asia (Senegal, India, Nigeria, Mali, Gambia, Pakistan, Tunisia, Ghana, ecc.). In sintesi l’analisi della Flai Puglia evidenzia che il numero di giornate dichiarate sia aumentata anche per i lavoratori stranieri. Infatti, nel 2020 in Puglia sono state dichiarate in totale 2.713.322 giornate lavorative, nel 2021 sono state 3.079.956 giornate, vale a dire un aumento di 379.634 giornate. Il valore delle giornate complessivamente dichiarate in Puglia incide per il 19,8%. Dunque, si conferma essere importante l’apporto della manodopera straniera alle raccolte dei prodotti agricoli che incide per un valore prossimo a un quinto del totale registrato dall’Inps.

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