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Cavalli sì ma polli no. E Tutolo sbotta in Regione: "Così cacciamo quelli che vogliono investire in Puglia"

Carte alla mano, il consigliere regionale denuncia lo strano caso delle richieste di nuove attività produttive bocciate: "A chi vuole investire in Puglia non viene data la possibilità". Ci sarebbe, peraltro, la volontà di modificare in senso restrittivo le linee guida che finora hanno permesso di realizzare quegli insediamenti

La Regione Puglia autorizza un nuovo allevamento di cavalli, ma un capannone di polli o bovini no. È la denuncia, carte alla mano, del consigliere regionale Antonio Tutolo, eletto in provincia di Foggia nella lista Con Emiliano, che oggi ha dedicato una conferenza stampa nell'atrio della sede del Consiglio regionale a Bari allo strano caso degli insediamenti produttivi bocciati.

Vuole rendere partecipi i cittadini del disagio vissuto da molti imprenditori e spera che la politica si attivi per risolvere i problemi perché i tentativi fino esperiti da lui non sono andati a buon fine.

"Se volete fare un allevamento di bovini o polli, non per arricchirvi ma per evitare di andarvene, se non avete almeno 15 ettari di terreni di proprietà, non lo potete fare fino a che non avrete acquistato l'asservimento da qualcun altro, magari con il cappio alla gola, per costruire il capannone, cosa che invece è stata normalmente autorizzata fino a qualche tempo fa dalla Regione Puglia e viene autorizzata da tutte le regioni d'Italia - ha spiegato stamattina - Non è cambiata la legge, sono cambiati i dirigenti che ritengono che quanto è stato fatto per vent'anni non sia più possibile".

Inspiegabilmente, secondo quanto riferisce, a un certo punto l'articolo 8 del Dpr 160/2010, che disciplina i rapporti tra strumenti urbanistici e individuazione di aree da destinare agli insediamenti produttivi, non è stato più applicato. La norma in questione prevede che, laddove non siano individuate nei piani urbanistici aree destinate all'insediamento di impianti produttivi o le aree siano insufficienti, l'interessato possa richiedere la convocazione della conferenza dei servizi. "Fino a qualche tempo fa, dalla Regione venivano autorizzate decine se non centina di conferenze di servizi per andare in deroga ai piani regolatori per fare un allevamento". Ora, stando a quanto riferisce, non se ne fanno più. Senza una quindicina di ettari di proprietà, insomma, niente allevamento.

Per le mani ha alcuni casi: nel comune di Binetto è stata presentata una istanza per un allevamento di bovini, bocciata. Il richiedente, per inciso, non ha ricevuto nemmeno il diniego, "perché evidentemente si vuole evitare che vada in giudizio per far valere le proprie ragioni", è la deduzione di Tutolo. "Non è l'unica perché in provincia di Foggia, per esempio, abbiamo il problema dei capannoni dei polli che non vengono autorizzati, però vengono autorizzati i cavalli. Ora mi chiedo: c'è una differenza nella legge che prevede per i cavalli sì e i polli no? A me non risulta".

In qualità di consigliere regionale - peraltro di maggioranza - ha presentato richiesta di accesso agli atti, ma ad oggi non ha ricevuto risposta. "È passato quasi un mese da quando io ho posto una domanda banale: con l'articolo 8 del Dpr 160 sono state date autorizzazioni come sono state rilasciate in passato da questi nuovi dirigenti?".

Racconta un altro esempio più vicino alla sua esperienza, a Lucera: un'azienda metalmeccanica ha un lotto di terreno di proprietà, destinazione urbanistica attività artigianali, vuole costruire un altro capannone accanto a quello esistente per ampliare l'azienda, occupare altre 25 persone e investire 5 milioni di euro, ma "non gli viene data la possibilità, perché il Comune non ha fatto il piano particolareggiato di quella parte di Pug che non verrà mai fatto perché il proprietario di quei terreni è una società agricola che non ha interesse a fare il piano esecutivo perché pagherebbe l'Imu. Il Comune dovrebbe espropriare dei terreni e pagare profumatamente centinaia di migliaia di euro a questo proprietario quando c'è una richiesta di questo insediamento".

Dai casi a sua conoscenza stima una settantina di posti di lavoro bloccati, ma immagina che siano stati rimandati indietro tanti altri imprenditori, negando loro la possibilità di investire. "A chi vuole investire in Puglia non viene data la possibilità. Quelli che si vogliono insediare li cacciamo".

Secondo le informazioni in suo possesso un gruppo leader nella produzione di polli starebbe meditando di lasciare: "Amadori ha detto praticamente che se ne andrà dalla Regione Puglia - testuali parole di Tutolo -. Ci sono diverse decine di famiglie che vivono grazie a questo. Amadori sta decidendo di andare in qualche altra regione".

Annuncia un esposto per capire "perché i cavalli si autorizzano e i polli o i bovini no. Non credo che possa funzionare a seconda dei gusti degli animali. Voglio capire se il problema è la carne, se è così facciamo un comunicato della Regione: a noi piace la carne di cavallo".

Da consigliere regionale, Antonio Tutolo sta cercando di venirne a capo. "Non si capisce chi debba sbloccare la situazione". I tecnici della Regione, riferisce riportando i contenuti di una riunione, "sostengono addirittura che le linee guida che hanno permesso di realizzare quegli insediamenti adesso debbano essere cambiate in senso restrittivo. Significa prendere il cappio e stringerlo ancora di più".

Promette di redigere una relazione sul contenzioso relativo all'urbanistica della Regione Puglia che, stando a una sua prima valutazione, sistematicamente sarebbe soccombente: "Il più delle volte viene condannata, anche al pagamento delle spese. Noi dobbiamo facilitare chi vuole investire o mandarlo al Tar? Non credo che sia un incentivo ad investire".

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