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Giovedì, 30 Giugno 2022
Economia

Tsunami devastante su agricoltori e allevatori: mezzi agricoli fermi e terreni incolti, mangimi irreperibili e bestiame a dieta

Caro gasolio e rincari materie prime, aiende agricole e di allevamento a rischio in provincia di Foggia e in Puglia. "Situazione peggiora di ora in ora"

E' tutto fermo o quasi: il caro carburante, che senza troppi giri di parole il ministro della Transizione Ecologica ha definito "una truffa colossale", insieme ai rincari delle materie prime, stanno mettendo a rischio la stabilità delle aziende foggiane e pugliesi. A rischio centinaia di posti di lavoro. Secondo Cia Agricoltura "rischiamo il collasso".

Ed è per questo che gli agricoltori e gli allevatori foggiani e pugliesi sono costretti a correre ai ripari: alcuni mezzi agricoli sono fermi, i terreni incolti e per il bestiame è in atto una dieta ferrea, atteso che il costo del mais è passato da 35 a 60 euro in tre giorni, mentre per i mangimi - peraltro poco reperibili sul mercato - si registrano rialzi fino al 100%.

Novemila allevamenti pugliesi rischiano di chiudere. "L'esponenziale crescita dei costi si sta abbattendo come uno tsunami sull'agricoltura tanto da imporre alle aziende uno stop alle coltivazioni e a ridurre anche l'alimentazione agli animali" denuncia Cia.

Così i titolari di alcune aziende agricole: "Non possiamo seminare perché i concimi hanno avuto un rincaro insostenibile. I semi non si possono acquistare perché sono aumentati troppo, per non parlare poi del gasolio: lo acquistavamo a un euro un paio di settimane fa ed ora è arrivato a quasi un euro e mezzo per litro. Con questi prezzi non possiamo più coltivare i terreni, non possiamo fare le lavorazioni: aratura e semina". E sono fermi anche trattori e aratri: "Noi per lavorare consumiamo decine di litri di gasolio quotidianamente, ad esempio, soprattutto nel periodo di semina. Oggi non possiamo più svolgere queste attività perché non possiamo acquistare il gasolio".

Non se la passano granché bene gli allevatori: "Ai bovini davamo da mangiare due volte al giorno, ma a causa dei rincari siamo passati a una volta al giorno. C'è chi dà da mangiare soltanto fieno senza l'aggiunta di altri nutrienti che sono necessari per la loro crescita. Questo comporta anche una perdita di reddito perché senza poter fornire alle vacche i giusti nutrienti non aumentano di peso e non producono latte".

"Ci sono da salvare in Puglia 185mila bovini, 197mila ovini e bufalini e 24 mila suini" il commento di Savino Muragli di Coldiretti Puglia: "Con la decisione dell'Ungheria di ostacolare le esportazioni nazionali di cereali, soia e girasole, in Italia è a rischio un allevamento su quattro che dipende per l'alimentazione degli animali dal mais importato da Ungheria e Ucraina che hanno di fatto bloccato le spedizioni e rappresentano i primi due fornitori dell'Italia. All'orizzonte si prospetta anche la crisi del latte, il cui costo medio calcolato tenendo conto delle spese fisse e di energia, ha raggiunto i 46 centesimi al litro secondo l'ultima indagine Ismea, "un costo molto superiore rispetto al prezzo riconosciuto a una larga fascia di allevatori" spiega Coldiretti.

Intanto gli agricoltori associati Cia chiosano disperati: “Se andiamo avanti così, saremo costretti a tornare al cavallo e alla zappa. Chi vive sul campo i problemi come noi, sa cosa sta succedendo, è un effetto a valanga. I problemi sono pressoché identici in ogni singola parte della Puglia. La situazione, però, sta peggiorando di ora in ora”.

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