Rigenerazione Urbana, Foggia ammessa con riserva. Gioia Mongelli

L'avvocatura regionale ammette il Comune di Foggia con riserva. 52 i milioni disponibili, ma resta comunque l'amarezza di doversi mettere in coda. Il sindaco si dice certo della finanziabilità

Palazzo di Città

Foggia ammessa con riserva. E’ questa la conclusione a cui è giunta l’Avvocatura regionale a cui si era ricorsi per chiedere un parere sull’imbarazzante vicenda dell’esclusione del Comune di Foggia dai fondi per la Rigenerazione Urbana a causa di un ritardo di pochi minuti nella presentazione della domanda. Il “responso” è stato anticipato oggi a Bari al sindaco Mongelli dall’assessore regionale all’Urbanistica, Angela Barbanente.

I giochi, dunque, si riaprono per il capoluogo dauno, che potrà accedere alla fase due, quella negoziale, di valutazione delle progettualità, ma resta “in coda“, vincolato alla disponibilità finanziaria residua una volta smaltita la graduatoria iniziale. E se consideriamo che i 52milioni di euro disponibili non coprono neanche un terzo dei 38 comuni ammessi, è ragionevole supporre che Foggia dovrà attendere la prossima corsa. Il sindaco Mongelli è comunque molto soddisfatto.

Siamo stati ammessi. Le nostre progettualità avranno la possibilità di esser valutate perché sono state riconosciute le nostre buone ragioni. E‘ questo ciò che chiedevamo” commenta il primo cittadino, che invita a guardare alla positività del risultato ottenuto perché convinto della finanziabilità di tutti i progetti (ben 9) sui quali, continua, “abbiamo lavorato molto e bene”. Una vicenda quella dell’esclusione di Foggia dal bando per la Rigenerazione Urbana che tolse il sonno a sindaco e giunta nella calura agostana. “Il ritardo è dipeso da un guasto all’autovettura dell’incaricato alla consegna dei documenti sulla strada per Bari“, si disse. Ma tanto bastò per far finire Palazzo di Città nel tritacarne mediatico con l’accusa di “sciatteria amministrativa”, con tanto di dimissioni (respinte) del dirigente dell’ufficio competente, Paolo Affiato, e di assist perfetto per le opposizioni, che ebbero gioco facile nel tornare a chiedere a gran voce le dimissioni dell’intero esecutivo. In ballo, lo ricordiamo, la possibilità per Foggia di intercettare ben 7,5 dei 52 milioni di euro di fondi FESR  2007-2013 (Asse VII Misura 7.1.1.) destinati alla riqualificazione “di città medio/grandi - si legge- in cui sono concentrati problemi di natura fisica, sociale ed economica”.

La giunta delibera solo il giorno prima del termine, il capoluogo arriva tardi. Fuori. Mongelli si appella al governo regionale a che riveda il “caso Foggia”. Ed oggi i legali di via Capruzzi convengono sulle ragioni rivendicate dal primo cittadino (il ritardo, cioè, non compromette il regolare svolgimento del bando regionale trattandosi solo di un primo step per essere ammessi alla “fase due”) e lo “recuperano”, riservandosi tuttavia di “guardare le carte” ovvero tutti quegli ulteriori elementi oggettivi che il Comune intenderà fornire a giustificazione dello sforamento dei termini. Nei prossimi giorni una determina dirigenziale metterà nero su bianco il parere dell’Avvocatura. Solo allora il Comune di Foggia potrà decidere se adeguarsi o ingaggiare una battaglia giudiziaria. Mongelli al momento non si esprime, evidenzia il risultato amministrativo raggiunto e rispedisce al mittente le critiche subite nelle ultime settimane.

Critiche, tuttavia, non infondate. Resta infatti l’amarezza di dover “mettersi in coda”. Un’amarezza tanto più profonda se si pensa che, questa volta, proprio per “il lavoro - parole del sindaco - ben fatto”, Foggia avrebbe potuto piazzarsi in cima alla lista, interrompendo quella consuetudine che la vuole sistematicamente in basso classifica. Qualunque essa sia. Il circolo vizioso, purtroppo, continua.

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