Alessandra Carrillo, la manager foggiana che sogna un’Italia migliore

Nata a Foggia, Alessandra ha trascorso 10 anni della sua vita all'estero. Nel 2012 si è trasferita nuovamente a Roma. Il 1° giugno è stata premiata nell'ambito della XXIV edizione del "Premio Marisa Bellisario"

Alessandra Carrillo

Non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di ascoltare Alessandra Carrillo, la manager foggiana che il 1° giugno è stata premiata con una “Targa Speciale” nell’ambito della XXIV edizione del prestigioso e ambito “Premio Marisa Bellisario”, per essersi contraddistinta nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria femminile.

Nata a Foggia nel 1982 (da padre di Sant’Agata di Puglia), con questo riconoscimento Alessandra restituisce un filo di speranza al capoluogo dauno, conferendo alla nostra città fascino e valore.

Spiritosa, cordiale, intraprendente, gentile, bella e intelligente, la giovane manager ha una visione chiara del futuro del nostro Paese. Non è un caso, infatti, che dopo un’esperienza decennale all’estero, sia voluta rientrare a Roma, forte di un bagaglio culturale ricco e prezioso. Lo ha fatto con il desiderio di mettersi al servizio del territorio, degli altri e soprattutto delle nuove generazioni.

Cittadina del mondo, prima ancora che italiana, pugliese o foggiana, Alessandra Carrillo detta la ricetta per un’Italia migliore: una forte proposta culturale legata alla multiculturalità e all’accettazione della diversità da una parte, sviluppo tecnologico e infrastrutturale dall’altra. Al centro, una presenza maggiore delle donne e di quella sensibilità femminile che manca nei ruoli e nei posti che contano.

Quando affrontiamo il tema della Capitanata, la manager non nasconde un pizzico di amarezza: “Foggia, il Gargano e il Subappennino non sfruttano le grandi potenzialità che hanno”.

La dottoressa in Scienze Politiche prova a lanciare anche il cuore oltre l’ostacolo e ad immaginare il futuro dei nostri luoghi, vale a dire di  “una città che sappia affacciarsi al mondo in termini di offerta turistica, commerciale, sviluppo tecnologico e infrastrutturale. Che diventi un polo di attrazione per gli studenti e gli studiosi stranieri, che rafforzi la sua proposta culturale e che educhi i cittadini alla diversità, all’accettazione, alla multiculturalità”.

Si può e si deve essere attori del cambiamento” è in sintesi il Carrillo pensiero.

Alessandra Carrillo cosa significa per Lei il riconoscimento ottenuto dalla Fondazione Bellisario?

Vedere il mio nome accostato a personalità di spicco premiate con la “Mela d’oro”, come ad esempio la Cancellieri, mi riempie di gioia ed orgoglio. E’ indubbiamente un grande onore ottenere un riconoscimento che si rifà ad una donna manager, appunto Marisa Bellisario. Un premio incentrato sul ruolo della donna, in un paese come l’Italia in cui si fa fatica, almeno così recitano i numeri, ad attribuirle valore e il giusto merito. Siamo il 50% della forza lavoro su determinati livelli, ma arriviamo a percentuali bassissime nei consigli di amministrazione ad esempio. Bisogna lavorare su questo.

Al centro del “Premio Bellisario” c’è il ruolo della donna. Se ad essere premiata è una giovane ragazza di Foggia, realtà difficile per poter emergere, significa qualcosa in più?

Sì, può darsi, se si considerano soprattutto i numeri dell’occupazione femminile al Sud e quelli che purtroppo relegano la città di Foggia nelle posizioni più basse delle classifiche, ad esempio sul lavoro o sulla qualità della vita. Pertanto spero che questo riconoscimento possa essere di buono auspicio per stimolare ancora di più le ragazze di Foggia, le nuove generazioni e la voglia che hanno di emergere.

Lei è anche poliglotta, ha viaggiato tanto e ha avuto la fortuna di conoscere realtà diverse dalla nostra. Quali sono le differenze sostanziali che ha trovato tra l’Estero e l’Italia?

Su questo potrei tenerLa al telefono per ore. Ho vissuto quasi dieci anni fuori, in cinque nazioni. Ho viaggiato parecchio e ammetto di averne viste tante. Come avrà notato enfatizzo le mie esperienze all’estero, ma senza voler criticare la mia nazione. Cerco però di pensare e di capire come alcune cose positive che ho visto fuori potrebbero essere trasferite, perché no, in Puglia o anche a Foggia. A Barcellona l’amministrazione della cosa pubblica funziona bene, con servizi orientati al cittadino che sono efficienti e utili a chiunque. E’ una città organizzata egregiamente con piste ciclabili ovunque. Non vedo perché lo stesso modello non lo si può adottare a Foggia, dove però, quando mi capita di tornarci, anche se volentieri, trovo traffico e macchine parcheggiate ovunque, molte delle quali in doppia fila. Ci vorrebbe una rieducazione al territorio e al suo corretto utilizzo. Anche in Andalusia, nel Sud della Spagna, le cose sono diverse. Sul fronte del turismo, del marketing pubblicitario e della promozione del territorio qualcosa in Puglia, maggiormente nell’area salentina, si sta muovendo, ma siamo ancora un po’ indietro. Facciamo poca attenzione a queste cose.

Possiamo confermare quindi che il capoluogo dauno, il Gargano e l’intera Capitanata sono distanti dalle altre realtà che Lei hai avuto la fortuna di conoscere?

Sono distanti, ma il gap si potrebbe realmente restringere se le cose funzionassero in maniera diversa. E con questo non voglio assolutamente entrare nel merito delle scelte di chi governa il nostro territorio. Conta poco questo, molto di più mettersi a disposizione della collettività in base alle esperienze maturate nel corso degli anni. Lo scambio di informazioni tra culture diverse è un primo passo per accorciare questa distanza. Lo si può fare, ad esempio, attraverso i fondi europei che purtroppo, soprattutto dalle nostre parti, spesso non sono utilizzati o utilizzati correttamente. Quello dei progetti attraverso i fondi europei potrebbe essere uno strumento per attirare e coinvolgere i giovani (che sono andati all’estero o semplicemente al Centro o Nord Italia) nella progettazione del futuro del nostro paese.

Ha mai pensato di tornare a Foggia? Cosa le manca della sua città? Ci sarà pure qualcosa di positivo.

Bè, la mia famiglia, gli affetti, le amicizie, i luoghi frequentati e vissuti fino ai miei 18 anni. Rimane però un principio di amarezza quando mi rendo conto che Foggia non sfrutta le grandi potenzialità che ha. Foggia inteso anche come Gargano, Capitanata, provincia insomma. Ci sono panorami stupendi, soprattutto nel Subappennino, territorio che conosco perché mio padre è originario di Sant’Agata di Puglia. Bello il mare come anche la montagna. Non ha niente da invidiare ad altri posti.

Invece, cos’è che manca alla Capitanata per fare in modo che i cervelli migliori non vadano via, o addirittura ritornino?

Io non credo che uno non debba andar via. Secondo me invece fa benissimo a oltrepassare i propri confini perché soltanto così si osserva, si apprende, si diventa più flessibili, si riconosce meglio cosa è giusto da cosa è sbagliato, gli aspetti positivi da quelli negativi. Quindi non è qualcosa di negativo. Però si potrebbe promuovere soprattutto un rientro. Io per esempio ho vinto questo premio grazie a una legge che si chiama appunto in controesodo, che aiuta fiscalmente i giovani che sono stati all’estero spingendoli a rientrare in Italia. Sicuramente non risolve tutti i problemi, tant’è che quando lessi di questa opportunità ho pensato realmente che non sarei tornata solo per l’incentivo di uno sgravio fiscale. Ma sono altri i motivi che dovrebbero spingerci a farlo. L’idea di un’Italia diversa, migliore, con un grado di tolleranza maggiore.

L’ha trovata così l’Italia?

Purtroppo, avendo frequentato ambienti multiculturali, devo constatare quasi l’esatto contrario di come avrei voluto ritrovarla. Non è una nazione molto aperta. Ancor più Foggia dove la diversità non viene vista come un arricchimento personale e culturale. Bisogna cominciare a interpretarla in questa direzione, senza pregiudizi. Forse non ci sono molte proposte culturali al Sud, nei piccoli paesi, in città come Foggia. Si dovrebbe puntare su cultura, tolleranza, sviluppo tecnologico e infrastrutturale.

Come trascorre le Sue giornate e quali sono le Sue principali passioni?

Io non ho una routine perché viaggio molto per lavoro, partecipo a convegni, incontri e seminari. Adesso che mi sono trasferita a Roma ho eliminato i viaggi e quindi posso pensare anche di programmare meglio le mie giornate. Lavoro più al telefono e gestisco le strategie di marketing. Per quanto riguarda le mie passioni sono attiva in vari movimenti e associazioni, tra le quali una che promuove nuove idee per il paese, come lo è stata la srl per tutti a 1 euro. Anche in movimenti politici, in quanto ho avvertito l’esigenza di offrire il mio contributo, perché penso che non si possa star fermi, criticare e vedere magari l’Italia che cade a pezzi e va a rotoli. Ho deciso di tornare in Italia anche per questo motivo. Un’altra mia passione è il teatro.

Si sente più foggiana o più italiana?

Guardi, io mi sento cittadina del mondo. Questo non significa che non mi senta europea, italiana, foggiana. E’ tipico della mentalità italiana guardare nel proprio cortile. Per esempio Foggia contro Bari dal punto di vista calcistico ok. Sono stata anche giornalista per il Foggia e tifosa dei rossoneri, ma penso che sia opportuno lavorare insieme, invece che scontrarsi. Bari per esempio potrebbe davvero migliorarsi e diventare la Barcellona dell’Italia. Ha potenzialità enormi, è una città sul mare. Si potrebbe pensare di potenziare ancor più l’aeroporto ad esempio.

A tal proposito, ha seguito la vicenda legata allo scalo foggiano?

Indubbiamente a chi non piacerebbe avere un aeroporto nella propria città? Ricordo di aver fatto Milano-Foggia ed è stato di una comodità eccezionale, però sarebbe opportuno pensare prima ad un aeroporto internazionale che sia ben collegato con il resto della Puglia, del Gargano e della Capitanata. Io ho una visione più ampia. Penso che sia prioritario investire su un qualcosa che ha maggiori potenzialità, che sia un punto più centrale e più strutturato. Per poi pensare, qualora ce ne fosse il reale bisogno, di fare uno scalo a Foggia con voli nazionali. Ma, sia chiaro, bisognerebbe bilanciare i costi ai reali benefici. Formulare strategie rispetto ai gusti, alle esigenze, al target di riferimento.

In un periodo in cui i partiti fanno fatica e c’è molta sfiducia tra la gente, personalità come la Sua possono dare un contributo? E soprattutto, immagina un futuro in politica?

Sicuramente voglio offrire il mio contributo come cittadina della società civile. Il ruolo politico non lo so, perché non vorrei farmi coinvolgere attivamente in un modo di fare politica, quello di adesso, in cui non mi ci vedo.  Lo faccio perché in qualche modo bisogna provare a cambiare le cose, compreso il modo con il quale la politica e i partiti si rapportano ai cittadini. Un ruolo da parlamentare? Non escludo anche questo, ma il mio deve essere un contributo che deve avere un senso.

Generazione Futuro immagino che Le interessi.

Preferisco che emergano le mie idee e la mia professionalità a prescindere da quale parte intenda stare, in quanto non ho preso nessuna decisione definitiva. Generazione Futuro lo sto valutando. Io voglio dare il mio contributo e mettermi a disposizione di chi mi ascolta. Non sono quindi una militante, senza nulla togliere a chi lo è. Vorrei contribuire al cambiamento per l’Italia, sperando, ripeto, che qualcuno mi dia la possibilità di farlo attraverso la mia professionalità e le mie esperienze.

Lei si vede più bella oppure si sente più intelligente. L’aspetto quanto conta nei rapporti e soprattutto talvolta, può rappresentare un peso e nascondere la semplicità e la bravura di una persona?

Se fosse stato un uomo ad essere premiato probabilmente questa domanda non l’avreste fatta. Questo premio mi auguro sia per la mia bravura, tant’è che non ho partecipato mica a Miss Italia. Ma Le rispondo nel merito della Sua domanda. L’estetica sicuramente conta tanto in Italia, ma Le ripeto che avrei voluto vedere se fosse stato un uomo ad essere premiato. Ci sono momenti e occasioni in cui la bellezza può rappresentare un vantaggio, indubbiamente. Dall’altra parte ci sono dei pregiudizi e si è portati a pensare che una ragazza carina possa valere di meno. Purtroppo questo fattore è ancora un limite culturale che ci appartiene. Poi, è anche vero che una donna intelligente non per questo deve mettere in secondo piano la propria bellezza o la sua femminilità, dove femminilità spesso è sinonimo di sensibilità. All’interno di aziende e consigli di amministrazione questo è un elemento indispensabile che non deve essere trascurato. Nei paesi scandinavi ad esempio c’è una presenza femminile molto forte nei Cda e le aziende vengono gestite diversamente mettendo al centro di tutto la condivisione degli obiettivi. Studi confermano come al decisionismo maschile corrisponda il principio della condivisione promosso dalle donne.

Il concetto e la richiesta di pari opportunità secondo Lei è espressione di un limite culturale dell’uomo? Questo vizio italico di dover decidere tenendo conto di numeri, uomini piuttosto che donne, come lo si può superare? Non sono più importanti le persone e quello che sanno fare?

Sì, però è importante che si cominci a stimolare un percorso che poi è giusto che diventi naturale e cominci a far parte di una cultura. L’Italia dimostra ancora di essere un paese leggermente maschilista. C’è bisogno di tempo, ma anche di un inizio che sia da stimolo al cambiamento. Poi però può capitare anche che ad esempio, in un’azienda tipicamente femminile, ci sia bisogno di una presenza maschile.

In conclusione Le chiedo che Foggia immagina da qui a vent’anni

Sicuramente una città che sappia affacciarsi al mondo in termini di offerta turistica, commerciale e sviluppo tecnologico e infrastrutturale. Vorrei che Foggia diventi un polo di attrazione per gli studenti e gli studiosi stranieri, che rafforzi la sua proposta culturale e che educhi i cittadini alla diversità, all’accettazione, alla multiculturalità.

Ci promette quindi che tornerà?

Sicuramente, se mi verrà chiesto di offrire il mio contributo non mi opporrò alla cosa. Sarebbe sempre un piacere. Qualsiasi cosa mi propongano è giusto che la valuti rispetto al mio profilo e alle mie competenze. Mi farebbe molto piacere essere coinvolta in progetti universitari, scolastici. Bisogna inculcare nelle nuove generazioni l’idea che si può e si deve essere attori del cambiamento.

 

 

 

 

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