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Martedì, 24 Maggio 2022
Economia

Nuove strutture turistico-alberghiere in via Gramsci: disco verde dei commissari, attestato l'interesse pubblico

Approvato il cambio di destinazione d’uso per realizzare le residenze turistico-alberghiere. I consiglieri comunali, prima dello scioglimento, si erano arrovellati per mesi sulla effettiva sussistenza dei benefici per la collettività. Il proponente aveva presentato ricorso al Tar

La commissione straordinaria che gestisce il Comune di Foggia, con i poteri del Consiglio comunale, ha attestato l’interesse pubblico del progetto per la realizzazione di residenze turistico-alberghiere negli ex uffici Telecom di via Gramsci. I commissari Marilisa Magno, Rachele Grandolfo e Sebastiano Giangrande scrivono, così, la parola fine ad una vicenda che si trascinava dal 2020 e che aveva agitato i consiglieri comunali fino a poche settimane prima del rompete le righe.

Sulla scorta della proposta formulata dal dirigente all’Urbanista, l’ingegnere Concetta Zuccarino, che ricalca i contenuti della proposta di deliberazione per il Consiglio comunale approvata dalla Giunta guidata dall’ex sindaco Franco Landella il 30 ottobre di due anni fa, hanno riconosciuto gli effetti benefici per la collettività e hanno certificato che si tratta, come da relazione tecnica illustrativa che accompagna il progetto, di un intervento di rigenerazione urbana sostenibile di un complesso immobiliare dismesso che prevede la sistemazione delle opere di arredo urbano, senza alcun consumo di suolo. L’intervento lascia “sostanzialmente inalterato l’assetto urbanistico della zona” e il mutamento di destinazione d’uso non comporta alcun aumento della superficie coperta.

L’interesse pubblico si sostanza anche negli interventi integrati di riqualificazione, decoro urbano e messa in sicurezza di un tratto di via Gramsci, per un valore di 154.430,06 euro, oltre gli oneri di urbanizzazione. Sono previsti marciapiedi nuovi con aiuole per circa 270 metri, l’installazione di 24 panchine e nove pali della pubblica illuminazione con lampade a led, il rifacimento di tre attraversamenti pedonali che saranno dotati di sistema di segnalazione ‘pedone smart’, la sistemazione dell’isola ecologica con siepi e l’installazione di due torrette per la ricarica dei veicoli elettrici davanti agli uffici comunali e all’università.

Com’era ampiamente prevedibile, la Grim srl di Michele Grieco, rappresentata e difesa dagli avvocati Roberto e Alfonso Ruocco, aveva presentato ricorso al Tar Puglia per la dichiarazione di illegittimità, previsa sospensiva, del silenzio serbato sulla richiesta di permesso di costruire in deroga datata 14 luglio 2020, quando la società ha depositato allo Sportello Unico per le Attività Produttive il ‘Progetto di ristrutturazione con mutamento della destinazione d’uso da servizi generali e speciali a residenze turistico-alberghiere" del fabbricato al civico 77 di via Gramsci. Le ulteriori incertezze sull’applicabilità del permesso di costruire in deroga, emerse durante l’accertamento delle condizioni tecniche effettuato dal Servizio Urbanistica, confermano la complessità della materia.  

L’immobile interessato dal progetto è lo stesso in cui, attualmente, ha sede il rettorato dell’Università di Foggia, con un lounge bar accanto. Lo stabile è occupato anche da una serie di uffici e studi professionali privati. Poi c’è tutta un’ala abbandonata da circa quindici anni, prima sede della Telecom. Ora versa in stato di abbandono, inutilizzata da quando gli uffici sono stati dismessi. La società Grim di Cerignola, proprietaria di una porzione del fabbricato, ha pensato di trasformarli in strutture ricettive che offrono alloggio in monolocali e bilocali per lo più dotati di angolo cottura. Si tratta di un investimento da 2 milioni di euro.

La progettazione e la direzione dei lavori sono affidate all’architetto Augusto Marasco, assessore alla Pianificazione e assetto del territorio all’epoca di Gianni Mongelli. È prevista la realizzazione di 41 unità abitative fino al settimo piano, delle quali 32 dotate di servizio autonomo di cucina. Saranno installati pannelli solari termici e un impianto fotovoltaico da 18,60 kilowatt.

La norma, però, prevede che per gli interventi di ristrutturazione edilizia il permesso di costruire in deroga possa essere rilasciato previa deliberazione del Consiglio comunale che attesti l’interesse pubblico “limitatamente alle finalità di rigenerazione urbana, di contenimento del consumo del suolo e di recupero sociale e urbano dell’insediamento”. E tocca sempre alla massima assise stabilire l’incidenza degli oneri di urbanizzazione. Il Consiglio comunale, nel 2017, ha individuato i criteri di determinazione dell’interesse pubblico. Come previsto dalla delibera in questione, la richiesta di permesso di costruire in deroga è stata pubblicata all’albo pretorio per venti giorni ad agosto del 2020, per consentire eventuali osservazioni, che non sono pervenute.

Una delibera della Giunta comunale del 30 ottobre 2020 proponeva allora al Consiglio comunale di attestare l’interesse pubblico del progetto. L’atto è arrivato in Commissione Ambiente dove sono sorte le prime perplessità in merito alla sussistenza dell’interesse pubblico. Per quanto il parere non fosse vincolante e nonostante la proposta fosse stata iscritta quattro volte all’ordine del giorno del Consiglio comunale, non è stata mai tratta e, anzi, ad aprile, l’allora sindaco ha ritenuto di ritirarla, considerato che l’assessorato all’Urbanistica era vacante e in ragione dei dubbi e delle richieste di integrazione avanzate dalla commissione.

A giugno dello scorso anno, quando il suo nome era stato tirato in ballo in alcune dichiarazioni rese ai Pm da Leonardo Iaccarino denunciato per calunnia, l’imprenditore Michele Grieco aveva fatto sapere che la società aveva attivato “i rimedi giurisdizionali previsti dall'ordinamento”. Una volta notificato il ricorso, il dirigente dell’Area Tecnica, l’ingegnere Francesco Paolo Affatato, ha relazionato in merito all’ammissibilità dell’intervento. Ma successivamente al suo parere datato 25 dicembre, il nuovo dirigente dell’Ufficio Urbanistica, come si evince dalla deliberazione della commissione del 24 marzo, ha rilevato “motivi ostativi all’accoglimento della istanza” per la specificità della destinazione d’uso dell’immobile in area destinata a verde attrezzato e ha ritenuto, a gennaio, di formulare una richiesta di parere all’assessorato e al Servizio Urbanistica della Regione Puglia, che ha risposto in via del tutto eccezionale, considerata la competenza esclusiva in materia degli uffici comunali. Dalla nota della Regione, specifica la dirigente, “non si evince in termini assoluti una inammissibilità della proposta” ma emergeva che doveva “essere necessariamente effettuata anche un’attenta verifica preventiva del dimensionamento dello strumento urbanistico generale”.

Una volta comunicati i motivi ostativi, la società Grim, per il tramite dei propri avvocati, ha lamentato che il dirigente all’Urbanistica non potesse rigettare l’istanza e ha richiesto il riconoscimento dei presupposti della delibera di Giunta comunale 2020, formulando alcuni rilievi in merito alla natura del vincolo urbanistico per le zone in questione ed evidenziando i sopraggiunti interventi normativi, con particolare riferimento agli obiettivi del Decreto Semplificazioni.

Le successive valutazioni del Servizio Urbanistica hanno appurato che l’edificio è “comunque esistente, pertanto la diversa destinazione d’uso che verrebbe attribuita non influisce sullo stato giuridico di legittimazione conseguita con i precedenti titoli abilitativi” e che “in ogni caso le modeste dimensioni dell’area interessata sono ininfluenti per le verifiche del dimensionamento del Prg”. Da un monitoraggio quantitativo delle superfici destinate a servizi pubblici risalente al 2018, peraltro, si evincevano eccedenze di standard del vigente piano regolatore. E ancora, il Comune ha dovuto constatare che la ditta aveva “maturato aspettativa di accoglimento della istanza in relazione ai precedenti atti assunti dalla amministrazione comunale”.

La dichiarazione dell’interesse pubblico non costituisce variante urbanistica del vigente piano regolatore generale. Il rilascio del permesso di costruire in deroga – che non è un atto dovuto, ma discrezionale - spetta al Servizio Urbanistica, autorizzato a procedere dalla delibera della commissione straordinaria che ha sbloccato il progetto.

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