Dalla terra granaio d'Italia e dell'oro rosso la sfida dopo il lockdown: "Apriamo gli occhi e rivalutiamo gli agricoltori"

Il settore agroalimentare si è rivelato fondamentale nell'emergenza sanitaria. Il direttore provinciale di Coldiretti Marino Pilati invita tutti gli altri attori della filiera ad aprire gli occhi e a rivalutare il ruolo dell'agricoltore

La regolarizzazione degli 'invisibili' bagnata dalle lacrime del ministro Teresa Bellanova e contemplata nel decreto Rilancio non ha risolto il problema della carenza di manodopera. "C'è bisogno di più elasticità. Sicuramente non si risolve con la regolarizzazione dei migranti, ma con strumenti di lavoro veloci per l'assunzione come i voucher".

Il direttore provinciale di Coldiretti Foggia Marino Pilati è perentorio e, bocciata la sanatoria, ripropone la soluzione che l'associazione di categoria considera più efficace. "Accanto ai voucher ci possiamo mettere anche la velocizzazione della trattativa del contratto provinciale del lavoro. Bisogna uscire quanto prima con un contratto provinciale che sia per una volta corrispondente alla realtà". Sono due punti imprescindibili in un mondo contrassegnato da uno scenario del tutto inedito.

Dietro l'angolo c'è un'altra emergenza: la siccità. "Quella sull'acqua è un'altra partita importantissima insieme al sistema assicurativo - spiega Marino Pilati, contestualizzando i problemi ancora irrisolti - Ancora troppo pochi agricoltori si assicurano contro gli eventi atmosferici".

L'ORO ROSSO - Con tutta probabilità, la siccità inciderà sulle coltivazioni di pomodoro e si registrerà un calo delle superfici. "Ci deve essere da parte delle industrie agroalimentari una presa di coscienza: il prodotto va pagato e retribuito. Coldiretti ha stipulato con Princess un contratto di filiera, in questi giorni si sta trovando la quadra per quanto riguarda il prezzo, che deve essere remunerativo e onesto per tutti. Non possiamo più accettare che il grano venga pagato 16 euro, 20 euro, 22 euro o anche 25, non si può più accettare che il pomodoro venga pagato 8-10 centesimi".

IL GRANAIO D'ITALIA - In questo generale clima di instabilità si incardinano le specificità dei settori. Oggi il grano è l'osservato speciale, specie nel Tavoliere, granaio d'Italia. Negli ultimi listini i prezzi si sono assestati sui 30 euro (ad aprile avevano addirittura raggiunto i 310 euro a tonnellata). "Il prezzo sicuramente è dovuto a un grande risultato che si è ottenuto anche grazie ai contratti di filiera che partivano proprio,  guarda caso, da queste cifre - spiega il direttore provinciale di Coldiretti - Ora però i contratti di filiera stanno scadendo e c'è la necessità di un rinnovo nell'ottica di una rivalutazione del lavoro degli agricoltori e di un prezzo più remunerativo. Se guardiamo oggi negli scaffali dei supermercati quelli che sono i prezzi al consumo della pasta, ma questo vale anche per il pomodoro, per l'ortofrutta, sicuramente non troviamo i prezzi di qualche mese fa, anche visto il lockdown. C'è bisogno di una redistribuzione equa all'interno della filiera e di una redditività maggiore per gli agricoltori che sono gli attori principali". Secondo Coldiretti Foggia i contratti di filiera vanno ricalibrati e riequilibrati in favore degli imprenditori agricoli, anche alla luce delle evidenze emerse durante il lockdown. L'emergenza Covid impone un ripensamento del ruolo di un ingranaggio fondamentale della filiera, che ha dimostrato di non tirarsi indietro. 

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LA LEZIONE DEL LOCKDOWN La prova di quanto sia strategica l'agricoltura arriva anche da Oltreoceano, dove la campagna è stata musealizzata. "Nel Guggenheim Museum di New York c'è una mostra con autentiche coltivazioni agricole. Che cosa ci ha insegnato il lockdown? Che alla fine, per quanto tantissimi settori siano importanti, i fondamentali sono rimasti quello farmaceutico e il settore alimentare. Per fortuna esistono gli agricoltori che producono cibo e quindi bisogna ridare valore a questo agricoltore - afferma il direttore Pilati - Se ne sono accorti al Guggenheim non capisco perché non se ne debbano accorgere le industrie agroalimentari o la grande distribuzione che lavorano in questo settore, mi sembra un po' cieco da parte di qualcuno non rendersene conto. Non capisco perché non si debbano aprire gli occhi su un settore che è fondamentale. In questo momento bisogna ridare valore alle cose che ci hanno permesso di vivere in questi tre mesi. Se è vero che il settore agricolo è l'unico che non si è fermato, si è preso anche una bella responsabilità a mandare avanti tutte le proprie produzioni in un momento in cui tutti quanti chiudevano e mandavano i dipendenti in cassa integrazione, e merita un sostentamento maggiore - conclude Pilati - C'è stata una grande responsabilità, una grande presa di coscienza di cui tutta la filiera agroalimentare si deve rendere conto".  

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