Venerdì, 14 Maggio 2021
Economia

Il Molise trattiene l'acqua chiesta da Foggia: condotta del Liscione congelata

Il Pd, all'opposizione in quel di Campobasso, non si arrende e contrasta il progetto della condotta: "Proposta da rimandare al mittente". L'assessore Niro rassicura: "Senza dati certi, nessuna decisione"

"La Puglia ci dice 'avete acqua in più e ve la paghiamo', io vi dico: non abbiamo acqua in più e non ce l'avete mai pagata". I foggiani sono stati i convitati di pietra della riunione del Consiglio regionale del Molise del 9 febbraio. A parlare in questi termini è la capogruppo del Pd Micaela Fanelli, all'opposizione in quel di Campobasso, prima firmataria di una mozione avente ad oggetto una richiesta di chiarimenti al presidente della Giunta regionale in merito alla gestione e utilizzazione delle acque degli invasi Liscione ed Occhito. Il pomo della discordia è la condotta che dovrebbe portare l'acqua molisana in eccedenza a Finocchito, in Capitanata. 

"È una proposta tecnicamente realizzabile, che ha un senso dal punto di vista dell'ingegneria idraulica, ma assolutamente da rimandare al mittente con una ferma posizione della Regione Molise in questo Consiglio - ha detto in aula la consigliera che aveva già presentato le sue rimostranze all'indomani delle dichiarazioni del vicepresidente della Regione Puglia, del suo stesso partito - Qualora qualcuno avesse pensato che può avere dal Molise ancora risorse idriche utili è bene che chiuda questa pratica di rivendicazione".

La consigliera Dem ha evidenziato come nel basso Molise l'acqua manchi per usi civici, industriali e agricoli. "Si può accedere a un principio solidaristico se l'acqua è in quantitativi tali da poterlo garantire".

Le questioni poste in discussione afferiscono anche al tema dei rimborsi e dei ristori. L'ex consigliere regionale Salvatore Ciocca, come conferma Fanelli, si è rivolto anche alla Corte dei Conti. "In tutti questi anni non c'è stata alcuna forma di ristoro da pare della Puglia per l'acqua di Occhito", tuona, ribadendo due volte il concetto. "Noi non riusciamo nemmeno a sfruttare dal punto di vista turistico la bellezza dei laghi. Sull'Occhito non ci sono le autorizzazioni nemmeno per l'uso delle canoe, perché c'è stato sempre un veto".

Caustica, chiude a ogni forma di interlocuzione con i vicini: "Oggi noi non possiamo in nessun modo dare autorizzazioni progettuali, io dico nemmeno a partecipare alle riunioni. Mi auguro non si sia fatta nessuna apertura mai".

Per la verità, la mozione, presentata da Micaela Fanelli (Pd), Vittorino Facciolla (Pd), Patrizia Manzo (M5S), Angelo Primiani (M5S) e Angelo Michele Iorio (Noi con l'Italia), è un po' più morbida. È un atto di indirizzo, approvato all'unanimità, che impegna il presidente della Regione Molise, Donato Toma, a garantire la prioritaria erogazione per i bisogni civili e produttivi del Molise, a verificare il rispetto degli accordi con la Regione Puglia e definire la programmazione "attesa da oltre 30 anni al fine di procedere ad una equa compensazione circa il mancato utilizzo dell’acqua di Occhito da parte del Molise e il mancato introito derivante ed eventualmente alla stipula di un nuovo accordo".

Solo dopo si potrà ragionare degli interventi richiesti dalla Regione Puglia per attingere acqua dall’invaso del Liscione. Nella mozione si chiede, infine, di informare il Consiglio regionale sullo stato delle interlocuzioni.

È intervenuta anche Patrizia Manzo (M5S), a dare man forte alla collega: "È chiaro che dei tecnici della Regione Molise hanno partecipato a incontri tecnici organizzati dalla Capitanata: i verbali ci sono e dimostrano la presenza a quei tavoli della Regione Molise. Ma mi sembra anche assurdo che non si sappia nulla". È lei a chiamare in causa il vicepresidente della Giunta regionale della Puglia, Raffaele Piemontese, citandolo: "In merito a questa opera, che in Molise pare avvolta nel mistero, afferma di interlocuzioni avviate e che si stanno addirittura concretizzando". Dichiarazioni che, ammette, hanno spiazzato un po' tutti.

La consigliera pentastellata si è avventurata in una certosina cronistoria, andando a ritroso fino al 2001. La prima traccia di questa opera risale alla deliberazione Cipe del 21 dicembre 2001. Da allora e fino al 2005, il Consiglio regionale ha affrontato già il tema della cessione dell'acqua alla Puglia. Ricorda come i lavori di adduzione dal Liscione a Finocchito rientrassero tra le opere pubbliche definite strategiche e di preminente interesse nazionale dalla Legge Obiettivo durante il governo Berlusconi 2. I molisani pensavano fosse una di quelle opere rimaste su carta, prima che si materializzasse di nuovo. 

L'assessore al Sistema idrico integrato (e Lavori Pubblici) della Regione Molise Vincenzo Niro, in una lunga (40 minuti circa) e dettagliata relazione, ha chiarito un po' tutti gli aspetti del progetto e delle relazioni tra le Regioni a partire dal 1978. Per quanto piuttosto diplomatico nel suo intervento, ha concluso sostanzialmente congelando il pronunciamento: "Condivisa senza incertezze la priorità degli interessi dei molisani, non può essere assunta alcuna decisione se non avendo a disposizione finalmente dati certi e completi riferiti alla reale portata dei fiumi Biferno e Fortore e, conseguentemente, degli invasi Liscione ed Occhito, nonché della quantità delle acque che possono giacere in questi invasi". La posizione non è apparsa del tutto chiara, tanto che i proponenti della mozione hanno dovuto chiedere una sospensione dei lavori per capire quale fosse l'effettivo orientamento.

Spetterà al Consiglio regionale l'ultima parola sul nuovo Piano di gestione delle acque 2021-2027 ma l'assessore, in premessa, ha difeso la prerogativa della parte politica e della parte tecnica regionale di procedere alle interlocuzioni e alle analisi preliminari.

"La richiesta di interconnessione tra le due dighe per far confluire parte dell'acqua proveniente dal Biferno e quindi dal Liscione in quella proveniente dal fiume Fortore attraverso l'impianto di potabilizzazione di Finocchito, nelle immediate vicinanze della Figa di Occhito, pone di fatto il problema di una verifica dell'effettiva portata del fiume Fortore e della sua capacità di rispondere a quanto previsto negli accordi sottoscritti tra Molise e Puglia a partire dal 1978. E allora ci dobbiamo porre la domanda se la portata del fiume Biferno possa sopperire ad eventuali carenze del bacino Fortore senza che tutto ciò vada a nocumento di fabbisogno del territorio molisano ed in particolare di quello del basso Molise".

Il governo regionale, ha riferito, si è già attivato per definire il delicato tema aprendo un confronto tecnico con le parti interessate muovendo proprio dai dubbi e dalle preoccupazioni espresse dai sottoscrittori della mozione. Dunque, condividendo a questo punto le perplessità. 

Niro ha illustato gli aspetti salienti "oggetto di valutazione da parte del governo regionale rispetto alla programmazione dell'utilizzo della risorsa idrica e dei rapporti interregionali".

L'accordo del 14 novembre del 1978 prevedeva di riservare per i fabbisogni del territorio molisano una quota di 20 milioni di metri cubi. L'intesa fu recepita dalle Regioni nel 1989 e parlava di 5 milioni di metri cubi all'anno. La definizione dei programmi per l'impiego globale dei 20 milioni anno fu rinviata ad ulteriori provvedimenti, evidentemente mai approvati. Ad oggi ne preleva solo 1,57 milioni circa.

L'assessore, confortato dai pareri degli uffici regionali e dell'azienda speciale, smentisce le opposizioni sui debiti della Puglia: "Nelle deliberazioni di giunta regionale non è previsto che la Puglia paghi alcun canone di ristoro al Molise a fronte del'utilizzo delle risorse idriche, come si evince anche nella comunicazione trasmessa dal presidente dell'azienda Molise Acque del 9 novembre 2020. Come evidenziato dal direttore del servizio competente, stante l'assenza di una espressa intesa in tal senso, la nostra regione non sembra vantare alcun credito per il mancato utilizzo delle risorse idriche di cui potrebbe beneficiare, né tantomeno svolge alcun utile servizio. Non si può sottacere, d'altra parte, però, che lo scarso sfruttamento delle acque di Occhito prelevate al sifone di Dragonara derivi soprattutto da diverse carenze infrastrutturali".

L'assessore ha illustrato il progetto previsto dalla richiamata delibera Cipe del 2001. Il tracciato tra l'invaso del Liscione e Finocchito sarebbe lungo complessivamente circa 40 chilometri. I primi 16 chilometri dal lago alle piane di Larino sono in fase di realizzazione grazie ad un finanziamento di circa 75 milioni di euro previsti dalla legge obiettivo del 2001. "I lavori sono al 55% circa di attuazione". Dopo alcuni anni di blocco per contenziosi, potrebbero ripartire a marzo-aprile. Quello che rappresenta il primo intervento dell'opera è funzionale all'irrigazione del Basso Molise. Poi, però, bisogna prolungare le condotte per ulteriori 16 chilometri, per irrigare altri 5mila ettari sempre in territorio molisano. Il costo stimato è di circa 120 milioni di euro, e non c'è ancora la copertura finanziaria. Dettaglio che non appare per nulla trascurabile, considerato che potrebbe procrastinare l'eventuale connessione. Per arrivare a Finocchito in Puglia, andrebbe realizzata una condotta di altri 8 chilometri circa, per un costo stimato intorno ai 20 milioni di euro.

L'assessore ha confermato che si sono tenuti diversi incontri con personale tecnico al fine di "valutare l'effettiva possibilità di attuare intese sinergiche tra la Regione Molise e la Regione Puglia, finalizzate al completamento dello schema idrico di collegamento e connessione tra il sistema Biferno e il sistema Fortore". Ad alcune riunioni ha partecipato anche Molise Acque (il 24 ottobre 2019), le altre sono state convocate dall'assessorato alle Politiche Agricole.

"La regione Molise non può, una volta soddisfatti i propri fabbisogni, rifiutarsi di trasferire in territorio pugliese la risorsa idrica in eccesso - ha chiarito l'assessore Niro - ma sicuramente deve essere condizionata ad una disciplina degli usi dell'acqua finalizzata alla loro razionalizzazione, allo scopo di evitare gli sprechi e di favorire il rinnovo delle risorse di non pregiudicare".

Non si può prescindere - sintetizzando - da dati certi sulla reale portata dei fiumi Biferno e Fortore, sulla capacità degli invasi da loro alimentati, nonché sulla qualità delle acque per la realizzazione dell'adduttore.

"L'attuale gestione dell'invaso ed i rapporti concernenti l'uso interregionali delle acque potranno essere oggetto di ridefinizioni tra le due regioni confinanti solo in fase di adozione del nuovo Piano di gestione delle acque 2021-2027 - ha spiegato l'assessore Niro - Si potrà proporre uno specifico addendum che riscriva i rapporti e conduca alla risoluzione di tutte le attuali criticità prevedendo eventualmente anche un compenso per la regione Molise in termini di ristoro ambientale per il non utilizzo dei 20 milioni di risorsa idrica. Reputo assolutamente legittimo e doveroso - ha aggiunto - intraprendere qualsiasi forma di tutela per la regione Molise, sia in relazione alle esigenze di approvvigionamento idrico sia per il ristoro ambientale".

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