Venerdì, 17 Settembre 2021
Economia Manfredonia

Gli occhi del magnate dell'oro e della bentonite sul porto di Manfredonia: un progetto da 300 milioni e 200 posti di lavoro

La multinazionale Seasif scopre le carte e illustra dettagliatamente il progetto. Permangono, però, le perplessità delle associazioni. Le proposte sono al vaglio dell'Asi di Foggia: "Non ci facciamo condizionare in alcun modo, vogliamo che prevalga l'interesse pubblico"

Un investimento da circa 300 milioni di euro per almeno 200 unità lavorative iniziali. Sono numeri da capogiro quelli forniti dalla Seasif Holding Ltd, attirata dai nastri trasportatori di Manfredonia e interessata a un'iniziativa di sviluppo dell'area industriale, compreso il Bacino Alti Fondali.

Fa sapere, peraltro, che ha già ricevuto più di 800 candidature da quando si è sparsa la voce. Ma le cifre non bastano a smorzare lo scetticismo nel Golfo e il timore che non sia tutto oro - è il caso di dirlo - quello che luccica.

Attraverso le due società interamente partecipate dal Gruppo, Terminal 107 e Geochem, la Seasif si fa avanti come concessionaria portuale (terminalista) di tre delle diverse banchine. Ma non si limiterebbe a questo perché, contestualmente, ha proposto alcuni impianti industriali. Sono queste ipotesi progettuali che hanno generato diverse perplessità a Manfredonia e Monte Sant'Angelo, non solo tra le associazioni ambientaliste.

Da qui i chiarimenti della Holding. Partendo dalla fine, il più clamoroso riguarda il passo indietro sul deposito di gas naturale liquefatto: "All’esito delle voci raccolte sul territorio, già contrarie ad altri depositi di Gpl in zona (quali quello dell’Energas, benché notevolmente differenti da quello proposto), la Seasif ha dato già ampia disponibilità ad accantonare lo sviluppo della parte di progetto relativa al deposito Lng (ed annesso rigassificatore)".

L'altra precisazione non di poco conto, già inoltrata all'Asi di Foggia, attiene a obiezioni formulate anche dai Comuni nel cui comprensorio ricade l'area industriale: complessivamente, il progetto si incardinerebbe in 30 ettari dove già insistono attività e altre sono programmate. "La Seasif - si legge nella nota - non ha mai dichiarato di voler interferire con le attività già insistenti nella area portuale e retroportuale di competenza dell’Asi di Foggia, né di sostituirsi agli operatori del territorio. Anzi, come più volte manifestato, e come è stato riscontrato, ne ha sempre ricercato la collaborazione e disponibilità".

Seasif scopre le carte

Gli impianti da realizzare sarebbero "strumentali e complementari allo sviluppo dell’operatività del porto industriale di Manfredonia e dell’area circostante". Seasif illustra i suoi progetti più dettagliatamente: propone, innanzitutto, un impianto di lavorazione della bentonite e un impianto di lavorazione di polimetalli.

La bentonite è una roccia che contiene diversi minerali, quello prevalente è la montmorillonite. I giacimenti più importanti in Italia si trovano in Sardegna, ma esistono cave anche in Puglia. I polimetali o minerali polimetallici contengono diversi elementi come zinco, piombo, rame, argento e oro. Vengono utilizzati per la componentistica digitale e tecnologica ma le riserve riguardano possibili scarti radioattivi, dubbio che fondamentalmente Seasif non ha fugato. Le ricerche sul web in tal senso - sempre che si tratti dello stesso tipo di minerali - portano fino in Russia e non sono rassicuranti dal punto di vista ambientale.

La holding ne parla come delle attività più strettamente connesse all’utilizzo dei nastri trasportatori ed alla riqualificazione dell’area industriale sotto il profilo della logistica e della ridistribuzione. "Trattasi di materiali non tossici, di estrazione mineraria (che non avviene in Italia), i quali a processo di lavorazione ultimato (non effettuato in loco), saranno utilizzati a vari scopi in ambito industriale (ad esempio, la bentonite, per mettere insicurezza miniere ed anche pozzi petroliferi; i polimetalli, nel settore della componentistica digitale e tecnologica). Gli impianti che si propone di realizzare cureranno, in particolare, la sola prelavorazione di questi materiali, attraverso trattamenti di prelavaggio ad acqua (a freddo, senza additivi chimici, senza scarico a mare) a ciclo chiuso, per la separazione e ricompattazione dei diversi materiali grezzi, ai fini del loro rilancio per i destinatari utilizzatori finali".

Poi ci sono gli impianti per la produzione di biocarburanti, di depurazione dell'aria e, per l'appunto, il deposito di Lng.

L’iniziativa imprenditoriale è al vaglio dell'Asi e dell'Autorità di Sistema Portuale. Se l'operazione andasse in porto chiaramente i nastri trasportatori non sarebbero smantellati ma, anzi, rifunzionalizzati.

La multinazionale parla di attività "assolutamente green ed ecosostenibili" che da un lato favorirebbero l'attracco al porto delle navi e dall'altro sarebbero finalizzate alla produzione di componenti bio per carburanti ordinari. Anche il bunkeraggio, ovvero il rifornimento di carburante, è oggetto di attente valutazioni.

I dubbi delle associazioni

La nota informativa del gruppo è stata inoltrata da un avvocato di Foggia, non solo alla stampa, ma anche alle associazioni. AgiAmo Manfredonia, per quanto accolga con gioia la decisione di accantonare il progetto del deposito di gas naturale liquefatto ("Si spera definitivamente") non si accontenta e chiede pubblicamente ulteriori chiarimenti.

I principali dubbi inevasi riguardano l'impianto per la produzione di biocarburanti, su cui la nota non fornisce molte informazioni.  AgiAmo si domanda innanzitutto se non sia più appropriato parlare di idrocarburi sintetici e vuole conoscere la fonte rinnovabile che alimenterebbe l'impianto, oltre alla capacità dei depositi. Sull'impianto per la lavorazione della bentonite e dei polimetalli, poi, non le è ben chiaro se siano due o uno, ma soprattutto, cosa intenda per polimetalli, e AgiAmo vorrebbe la certezza che i materiali non contengano elementi radioattivi.

Si era scatenato anche Caons, presieduto da Matteo Starace, lo stesso comitato e coordinamento di associazioni che, carte alla mano, si batte contro il deposito Energas. Ha preso informazioni sulla holding di Favilla, ha posto perplessità di carattere ambientale, preoccupato dello stoccaggio di possibili sostanze inquinanti e ambientali ma teme soprattutto che si possa concedere il monopolio alla multinazionale, abdicando alle scelte sul proprio futuro industriale.

Tra le opposizioni presentate c'è anche quella di Manfredonia Nuova, che aveva fatto richiesta di accesso agli atti all'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale per consultare le manifestazioni di interesse. Anche l'associazione presieduta da Italo Magno è convinta che la gestione del porto industriale debba rientrare in una programmazione di più ampio respiro, fondata su un processo di partecipazione e trasparenza che coinvolga l'intero territorio.

Il Comitato Manfredonia in Azione si è spinto fino alle visure camerali sulle due società partecipate dalla Holding. La Terminal 107, con sede legale a Foggia, è stata costituita il 12 ottobre 2020, la Geochem, costituita nel 2015, ha invece recentemente trasferito la sede legale da Milano a Foggia.

Chi è Franco Favilla

La multinazionale fondata dall'imprenditore milanese Franco Favilla, con sede centrale a Cipro, ha società dislocate in Italia, Svizzera, Francia, Albania, Romania, Serbia e Dubai, che operano in diversi settori, dai servizi finanziari e assicurativi, all'edilizia, immobiliare, energie rinnovabili, petrolio e gas.

Il web è anche una miniera di recensioni positive: l'Adnkronos, solo a settembre del 2020, parlava di Franco Favilla come "uno dei massimi esperti di oro a livello mondiale, essendo anche – con la sua società - il terzo produttore di oro nel Sud America".

A novembre, dopo un incontro preliminare, l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale e l' Agenzia dogane e monopoli ne parlavano come di "un operatore leader mondiale nella lavorazione di bentonite", peraltro annunciando con entusiasmo che il progetto avrebbe potuto avere ricadute positive, tra le quali il recupero in attività dei nastri trasportatori, quando solo un mese prima era partito un tavolo tecnico per decidere che fine dovessero fare. 

La valutazione del progetto

"È vero che c'è stata una disponibilità alla modifica di parte del progetto", conferma Agostino De Paolis, presidente del Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale di Foggia, in merito al rigassificatore. "La valutazione però va fatta in maniera completa, bisogna vedere anche se questa esigenza è connaturata all'intervento e quindi all'attività che si va a intraprendere. Se è essenziale o no". In pratica, bisogna comprendere se per caso poi non venga soltanto rinviata la realizzazione dell'impianto perché, semmai, funzionale al progetto complessivo.

"È in corso una procedura amministrativa, particolarmente delicata, perché ne derivano scelte importanti per le sorti del territorio. È una valutazione che facciamo con tutta la tempistica che riteniamo opportuno adottare e tutte le cautele del caso", chiarisce a sua volta De Paolis. "Nell'ambito di questa procedura, abbiamo chiesto alla Seasif una serie di precisazioni e garanzie, anche attraverso una serie di incontri, formali ed informali, che valuteremo nell'ambito del procedimento che stiamo istruendo, ai fini di una decisione che sia quanto più possibile limpida, trasparente e serena, che dia tutte le garanzie del caso".

L'istruttoria richiede approfondimenti e valutazioni anche di carattere tecnico. Il presidente dell'Asi non si sbilancia in alcun modo, anche perché ci sono altri concessionari che potrebbero avere interessi divergenti rispetto a quelli dell'attuale proponente e non intende prestarsi a eventuali strumentalizzazioni. Sostanzialmente, chiede di farli lavorare in pace.

Le sollecitazioni e i legittimi interessi dei privati, avverte, "non faranno accelerare i tempi necessari per le ponderate scelte che l'Asi deve fare. Non ci facciamo condizionare in alcun modo. Siamo titolari delle valutazioni sul procedimento e faremo tutte le valutazioni che riteniamo opportuno. Noi - conclude De Paolis - vogliamo che prevalga l'interesse pubblico".

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