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Domenica, 3 Marzo 2024

Yusupha, morto carbonizzato nel sonno a 35 anni. Il fratello: "Nemmeno gli animali vivono così"

La Flai Cgil ricorda Yusupha Joof, l'ultima ed ennesima vittima nei ghetti di Capitanata

Yusupha è solo l'ultima vittima di una situazione che si trascina, in Italia e in Capitanata, ormai da vent'anni. Immigrati ai quali vengono negati i documenti, si ritrovano a vivere nel limbo della clandestinità. Da qui non si può più andare via e si può solo vivere come degli 'invisibili', relegati all'interno di un ghetto, fatto di baracche di legno e cartone, due materiali che vanno perfettamente d'accordo con il fuoco.

E proprio così ha trovato la morte Yusupha, lo scorso 27 giugno, a Torretta Antonacci, meglio conosciuta come il 'Gran Ghetto'. Yusupha, per vergogna, raccontava a suo fratello Omar, che vive in Svezia e che svolge un normalissimo lavoro, con normalissima busta paga, che si era stabilito a Napoli e che, anche lui come Omar, aveva un lavoro dignitoso.

Ma al momento della sua morte Omar ha scoperto l'esistenza del ghetto in cui Yusupha viveva. "Una condizione - dice Omar - che nemmeno agli animali viene riservata" Ieri, dopo la commemorazione organizzata da Flai Cgil nazionale, regionale e di Capitanata, un corteo si è mosso verso la Prefettura per chiedere che leggi come la Bossi-Fini e decreti Salvini vengano cancellati per sempre e che venga data la giusta dignità a chi, per necessità, si trova constretto a lasciare la propria nazione per venire a lavorare in Italia"

La salma di Yusupha, dopo la commemorazione, ha raggiunto Napoli per essere poi imbarcata alla volta della Gambia per tornare a riposare nel proprio Paese.

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