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Cronaca

Voto di scambio a Foggia, decine e decine di indagati: "Le indagini sono state chiuse"

Si attende la decisione del Pm su rinvio a giudizio o archiviazione. Lo si apprende da uno dei difensori

Le indagini sul voto di scambio a Foggia “sono state chiuse, si è in attesa delle determinazioni del pubblico ministero”. Lo si apprende dall’avvocato penalista Giulio Treggiari, uno dei difensori nel procedimento. È saltato fuori in occasione dell’incontro dibattito ‘Gli spazi giudiziari. La prevenzione ed il controllo dei fenomeni di infiltrazione mafiosa’. Al tavolo dei relatori, accanto all’ingegnere Giovanni Quarato, presidente dell’Associazione Capitanata 2050 che ha promosso l’evento insieme all’Associazione Legali di Capitanata, l’avvocato Treggiari, in qualità di presidente della Camera Penale di Capitanata, e il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Foggia Ludovico Vaccaro.

Al momento delle domande dal pubblico, il segretario provinciale di Sinistra Italiana Capitanata Mario Nobile, anche lui avvocato, alla ricerca di un “elemento di chiarezza”, ha chiesto al procuratore, compatibilmente con le esigenze di segretezza delle indagini, quale fosse la situazione in relazione al voto di scambio e al voto di scambio politico mafioso a Foggia. “Le indagini sono state chiuse, si è in attesa delle determinazioni del pubblico ministero, se archiviare o rinviare a giudizio. Lo posso dire io perché sono uno dei difensori di quel processo e quindi lo posso rivelare. Il procuratore non avrebbe potuto dirlo”, ha detto il collega Treggiari prendendo la parola e togliendo dall’imbarazzo l’altro relatore. Vaccaro si è limitato a precisare che il “reato di scambio politico mafioso non è di competenza della Procura” ma della Dda e a confermare che ci sono state delle indagini sul voto di scambio, non politico-mafioso.

A breve, dunque, si saprà se il pm intende esercitare l'azione penale, e quindi rinviare a giudizio l'indagato o gli indagati, o se avanzerà richiesta di archiviazione al giudice per le indagini preliminari. Il riferimento dell’avvocato Nobile agli articoli di stampa nel quesito posto ai relatori che ha fatto scattare il collega Treggiari, stanando uno dei difensori, rimanda ad un 'mister preferenze'. “Nel 2020, alle elezioni regionali, sono state bloccate alcune persone che avevano scattato fotografie nella cabina elettore per un candidato già eletto alle Comunali che aveva avuto risultati sorprendenti”, ricorda oggi Mario Nobile. “Vedremo se effettivamente le indagini riguardano lui o, eventualmente, altre persone”. All’epoca, sulla presunta compravendita di voti, aveva sporto denuncia anche l’allora consigliera regionale M5S Rosa Barone che, a FoggiaToday, parlò di “un vero e proprio mercimonio di cui anche la popolazione era al corrente”.

Il caso di cui parla il segretario provinciale di Sinistra Italiana è citato anche nelle 135 pagine della relazione del prefetto Carmine Esposito, allegata al decreto del presidente della Repubblica del 6 agosto 2021 che ha affidato la gestione del Comune di Foggia ad una commissione straordinaria, dopo l’accertamento di forme di ingerenza della criminalità organizzata.

Nell’analitico esame delle posizioni dei consiglieri comunali i cui nomi sono celati dagli omissis, si riporta la vicenda che riguarda uno di loro, “significativa di un particolare modo di intendere la funzione pubblica”, che la commissione d’accesso ha ampiamente descritto. In un seggio elettorale, il segretario “chiedeva l'intervento del personale delle forze di polizia in servizio di vigilanza presso il plesso scolastico, segnalando di aver udito, proveniente da una cabina elettorale, dove un elettore stava votando, il rumore di uno scatto fotografico. I successivi accertamenti hanno permesso di verificare al personale intervenuto che l'elettore aveva ritratto con il telefono cellulare la propria scheda con l'espressione di voto”. L’elettore aveva inviato la foto tramite WhatsApp a suo figlio. E lui, all'indomani, aveva rilasciato spontanee dichiarazioni alle forze di polizia facendo presente che il giorno prima aveva inviato la foto della scheda al padre e gli aveva chiesto di fare lo stesso.

Stando alla deposizione, essendo disoccupato e in precarie condizioni economiche, aveva deciso di accettare la richiesta di “una persona incontrata casualmente e di cui non ha saputo fornire l'identità”, che gli aveva chiesto di votare per il candidato in questione e di estendere la richiesta anche ad altre persone, promettendogli un posto di lavoro se avesse fornito la prova del voto espresso. La polizia giudiziaria ha trasmesso gli elementi raccolti alla Procura della Repubblica di Foggia.

Ma non è finita qui, perché nella trattazione si riferisce di mirate attività d’indagine che “hanno permesso di individuare altre persone che avevano ritratto con il cellulare la propria scheda elettorale votata a favore del candidato” come prova per una persona che aveva promesso loro in cambio il pagamento della somma di 40 euro. Si riporta anche un estratto della comunicazione di notizia di reato: le indagini hanno consentito di accertare come un esercizio pubblico di Foggia “abbia costituito soprattutto per la tornata elettorale delle regionali un vero centro di riferimento per la compravendita del voto elettorale”. E lì, un elettore che ha fornito dichiarazioni spontanee, indagato, ha raccontato di aver concordato il mercimonio e di aver poi percepito il pagamento previsto sia per lui che per la fidanzata. “Sulla scorta degli elementi raccolti - concludono gli investigatori - si presume che sia stato messo in campo un sistema illecito davvero organizzato con meticolosità che si è potuto pregiare di un passaparola vincente e capillare che ha coinvolto un numero importante di personaggi, ovviamente garantito da un rilevante investimento economico da parte di qualcuno e/o di coloro che avevano interesse alla vittoria elettorale di un determinato candidato”.

Tranchant il giudizio del prefetto Esposito evidenziato in grassetto a conclusione del paragrafo dedicato al consigliere: “La ricostruzione effettuata dalla Commissione evoca logiche latamente ricattatorie connesse all'esercizio del fondamentale diritto di elettorato attivo, piegato agli interessi di un pubblico amministratore che, invece, dovrebbe garantire la tutela dei diritti costituzionalmente garantiti”.

Oltre al consigliere, attenzionato dalla commissione di accesso prioritariamente per le "cointeressenze economiche" in imprese che “riflettono la presenza di soggetti vicini alle consorterie mafiose foggiane” e per le sue frequentazioni, sarebbero decine e decine gli indagati nel procedimento penale. Nonostante gli omissis, è chiaro il riferimento a un campione di consensi alle elezioni comunali 2019 e alle Regionali 2020.

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