"Mamma come l'ho combinato". Tutte le vittime della violenta 'Società Foggiana': "Qui le estorsioni devi pagarle a noi"

14 estorsioni nell'ambito dell'inchiesta Decima Bis che ieri 16 novembre ha portato all'arresto di 40 persone, esponenti di vertice e sodali della Società Foggiana. Tra gli arresti anche un impiegato comunale dello sportello decessi dell'ufficio Anagrafe

Operazione decima bis

Dall'ambulante del mercato settimanale ai fratelli Franco e Fedele Sannella. Sono diversi i commercianti e gli imprenditori finiti nel mirino della Società Foggiana - "nemico numero uno dello Stato" - composta dalle tre batterie dei Moretti-Pellegrino-Lanza, i Sinesi-Francavilla e i Trisciuoglio-Tolonese-Prencipe, con quest'ultima “che ultimamente recupera campo rispetto alle altre” ha sottolineato Giuseppe Gatti (leggi qui).

Quattordici le estorsioni contestate nell’operazione Decima-bis. Nel corso delle indagini è stata anche sequestrata una nuova ‘lista delle estorsioni’, con dati e nomi aggiornati.

La "gola profonda" dell'Ufficio Anagrafe sui decessi

Nelle carte dell'inchiesta anche una estorsione in danno dei Sannella, ex patron del Foggia Calcio. A compierla Alessandro Aprile, Francesco Tizzano, Francesco Pesante e Ivan Emilio D'Amato, accusati di aver costretto l'amministratore unico della Tamma Industrie Alimentari a versare la somma di 3mila euro, facendo intendere alla vittima, implicitamente, che in caso di mancato versamento avrebbe subito ritorsioni tali da impedirgli la continuazione dell'attività imprenditoriale.

Stesso disegno criminoso messo in atto da Alessandro Aprile, Francesco Pesante, Raffaele Palumbo, Gioacchino Frascolla e Michele Carosiello nei confronti di un commerciante di Cerignola che operava presso il mercato settimanale di Foggia. Anche qui la richiesta estorsiva ammontava a 3mila euro.

La minaccia è consistita nel prospettare alla vittima che in caso di mancato versamento della tangente, non avrebbe potuto svolgere la sua attività lavorativa presso i mercati di Foggia e Cerignola, evocando, in tal modo, in maniera quanto mai evidente, la capacità di controllo del territorio dell'organizzazione mafiosa di appartenenza.

I nomi degli arrestati dell'operazione 'Decima bis'

Nel mirino di Alessandro Aprile, Francesco Tizzano, Antonio Verderosa e Antonio Salvatore, è finita anche un'impresa di scavi e movimento terra. L'imprenditore titolare è stato costretto mediante minaccia a versare una tangente periodica di 1200 euro al mese.

Nel grinfie della mafia foggiana, attraverso l'attività estorsiva di Alessandro Aprile e Francesco Tizzano, era finito anche un imprenditore e promoter di due agenzie di scommesse, nonché titolare di un'azienda che si occupa della distribuzione di caffè e cialde, costretto a versare una tangente di 1500 euro, poi ridotta a 1000 a seguito del mutamento delle strategie criminali.

E anche una ditta di spedizioni il cui amministratore unico è stato costretto a garantire al sodalizio, in luogo di una tangente di denaro non meglio qualificata, tre posti di lavoro in favore di altrettanti soggetti da loro indicati.

Alessandro Aprile, Francesco Tizzano e Antonio Salvatore sono anche accusati dell'estorsione in danno di un'impresa di onoranze funebri, i cui titolari erano stati costretti a versare una tangente periodica di 3mila euro al mese.

Francesco Pesante, Francesco Tizzano, Ivan Emilio D'Amato e Marco Gelormini sono anche accusati di aver minacciato due fantini che si apprestavano a gareggiare presso l'ippodromo di Castelluccio dei Sauri nella corsa 'Premio Gubbio' a non arrivare nelle prime tre posizioni della gara, non riuscendo nell'intento per cause indipendenti dalla loro volontà, segnatamente per la mancata accondiscendenza delle vittime, che hanno denunciato il fatto alle autorità.

Hanno minacciato ritorsioni violente "Se io arrivavo al traguardo, loro non mi avrebbero fatto arrivare a casa. Alle mie rimostranze ed ai miei tentativi di farli capire che io non potevo sottostare alle loro minacce, i due reagivano iniziandomi a strattonare e mostrandosi aggressivi alzando la voce mi reiteravano le minacce”. E ancora: "Non devi arrivare in una delle prime tre posizioni perché qua è casa nostra”.

Inoltre Francesco Tizzano avrebbe costretto, mediante minacce di morte, un fantino foggiano a versargli una tangente di 2mila euro (corrispondente ad una perdita derivante da una originario investimento di 5mila euro per pilotare una gara ippica, per il quale era stato possibile un recupero parziale di 3mila).

Io ti sfascio le corna a te e questo Massimino”, la minaccia. “Vengo a Foggia e  vi vengo ad acchiappare. Abbiamo preso tremila euro, abbiamo perso duemila euro sopra i cinque! I soldi li ho fatti cacciare a loro, ho detto i soldi li cacci tu, fantino. I soldi me li dai tu e quel figlio bastardo e cornuto”. E ancora: “Ho detto ti devo uccidere, mi devi portare i soldi. E adesso dalla prossima volta tu fai quello che dico io... tanto adesso l'ho capito il sistema”.

Le mani sull'ippica: fantini minacciati e gare pilotate

Alessandro Aprile, Francesco Tizzano, Emilio D'Amato, Francesco Pesante, Massimo Perdonò, Ernesto Gatta e Michele Carosiello non avevano risparmiato nemmeno un commerciante di frutta. "A Foggia l'estorsione la devi pagare a noi. A noi devi darci tremila euro al mese altrimenti i camion te li smantello". Alessandro Aprile riferiva alla vittima di aver parlato con Francesco Tizzano e "gli altri" rammentandogli che avevano accettato la proposta di ricevere mille euro al mese ma a condizione e con l'imposizione che avrebbe dovuto vendere solamente le patate e le cipolle. Il commerciante era già stato vittima di un'altra estorsione da parte di Ivan Narciso, una tangente di 500 euro al mese: "Io sto già pagando".

Di estorsione al titolare di un bar è accusato Raffaele Palumbo. Nelle carte emerge il racconto della richiesta estorsiva e il timore della vittima: "Dalla macchina sono entrato dentro, chi è il padrone? Ha detto sono io. Posso servire in qualcosa? Ti devi mettere apposto, ti do due giorni di tempo, ci devi dare quello che di devi fare, subito e tanto al mese. Tremava, mò si cagava sotto".

Mentre Antonio Verderosa è accusato anche della tentata estorsione ai danni di una impresa di arredamenti, dalla quale aveva preteso da uno dei soci la remissione di un debito residuo di 800 euro contratto dall'altro socio per l'acquisto di una cameretta ed il successivo pagamento di una tangente non meglio stabilita: "Se tu paghi a qualcuno da oggi in poi devi pagare me, io sono Tonino Sciallett, 800 quello non ti deve dare più niente", espressione con la quale alludeva chiaramente alla necessità da parte della vittima di corrispondere una somma di denaro a titolo di tangente

E' accusato di tentata estorsione ai danni di una azienda operante nella raccolta e nello stoccaggio della paglia, nonché nel trasporto e nella commercializzazione di pomodori, anche Massimo Perdonò. Aveva chiesto una tangente periodica in suo favore: "Vogliamo regali per Natale, vogliamo soldi. Dobbiamo campare anche noi”. Alla persona offesa intimava che avrebbe dovuto estendere agli altri soci la richiesta illecita aggiungendo: "Ti devi riunire con gli altri e farci così un regalo per Natale"

Nei confronti di due macellai Pasquale Moretti, Alessandro Morena e Alfonso Capotosto, sono accusati di usura. “Si facevano dare e promettere, per sé e per gli altri, anche con l'uso della minaccia (in caso di ritardo, in corrispettivo di una prestazione di denaro non inferiore alla somma di 1500 euro verso il corrispettivo mensile di 250, interessi usurari pari ad almeno il 10% mensile e che hanno raggiunto anche la misura complessiva del 100% delle somme inizialmente prestate, con quantificazione del debito complessivo di almeno 14mila euro.

Il Morena era l'addetto alla definizione di rapporti di dare/avere con la vittima, alla riscossione e alla tenuta della cassa delle usure. Il Capotosto quale addetto alla riscossione. Il Moretti (a cui era destinata la maggior parte del provento dell'attività illecita) impartiva direttive, oltre a fornire il danaro da prestare e a partecipare di persona direttamente alla fase dell'esazione della definizione dei rapporti con le vittime in caso di mora.

Sempre Pasquale Moretti, Alessandro Morena e Alfonso Capotosto sono accusati mediante ripetute minacce di aver estorto denaro ai due macellai, costringendoli a versare loro mensilmente indebite somme di denaro provenienti dall'attività di usura, facendo intendere loro che il locale sarebbe stato preso di mira o avrebbero chiuso. Uno dei due sarebbe stato anche aggredito, come è emerso da una conversazione in macchina di Morena con Pasquale Moretti: “Mamma come l'ho combinato”. E ancora: “Ora mercoledì se non me li da, lo prendo e lo picchio. In faccia gli butto bottiglie e tutto quanto”. Nelle intercettazioni Moretti avrebbe detto: “Ora lo prendo e lo 'palieo', 'Io non voglio fare il cattivo, io non ti voglio levare niente però non mi far arrivare a questo punto che ti devo togliere qualche cosa” E Morena ha proseguito: “Compà ora arriviamo al 12, ora stai scherzando troppo col fuoco”.

Nelle carte emerge un'altra attività di usura condotta da Pasquale Moretti e Alessandro Morena attraverso la quale per una prestazione di denaro di almeno duemila euro, con dazione mensile della somma di 400 euro, interessi da ritenersi usurari pari al 10% mensile, la mala foggiana, quale corrispettivo del debito rimasto non pagato, aveva acquisito la disponibilità dell'appartamento di edilizia residenziale pubblica assegnato alla vittima.

Pasquale Moretti, Alessandro Morena e Alfonso Capotosto avevano costretto un'altra vittima a versare loro mensilmente indebite somme di denaro provenienti dall'attività di usura. Minaccia consistita nel fare implicitamente intendere alla vittima che in caso di mancato versamento del denaro, avrebbe subito ritorsioni . Nelle intercettazioni Morena si rivolgeva così all'indirizzo del malcapitato: “Ma la testa nessuno te l'ha spaccata, ma veramente. Tu domani se non mi dai tutti i soldi ti rompo la testa. Non far passare domani sera, se no ti rompo le corna domani sera. Domani sera ti sfascio le corna”.

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