Cronaca

Foggia, detenuti denunciarono "violenze di ogni genere" dopo la rivolta e la maxi evasione dal carcere. Il Sappe: "Dovevano servire il caffè?"

Dopo i fatti del carcere di Santa Maria Capua Vetere, nel mirino dei familiari dei detenuti protagonisti della rivolta del carcere di Foggia del 9 marzo 2021, i poliziotti penitenziari, che Pilagatti del Sappe difende dalle presunte accuse

Federico Pilagatti non accetta che i gravi episodi avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, possano sminuire la gravità della rivolta dei detenuti del carcere di Foggia, dal quale evasero 73 reclusi, e, di conseguenza, il ruolo e il lavoro svolto in quei giorni dai poliziotti penitenziari, alle prese con un evento mai verificatosi prima, straordinario.

Le denunce dei familiari dei detenuti

Ad accendere i riflettori sulla gestione dell'emergenza in quei giorni erano stati i familiari dei detenuti attraverso l'associazione Yairaiha, che difende i diritti dei carcerati. A più di un anno di distanza e dopo i fatti del carcere di Santa Maria Capua Vetere, aumentano le preoccupazioni dei parenti dei reclusi. Le testimonianza pervenute all'epoca dei fatti all'associazione, sarebbero sette. Questa, invece, la lettera scritta qualche giorno dopo. 

"Siamo un gruppo numeroso di familiari di persone recluse, fino ad una settimana fa, nel carcere di Foggia. Quello che chiediamo è solo ascolto, proveremo ogni tentativo per dare voce alle nostre paure, alle nostre preoccupazioni ma soprattutto ai nostri diritti! Come ben sapete, il giorno 9 marzo c’è stata una rivolta all’interno del penitenziario di Foggia, cominciata già in maniera pacifica la sera precedente; la rivolta è degenerata con danni all’interno ed evasioni, e su questo potremmo soffermarci a lungo poiché le anomalie sono tante, non ci spieghiamo come sia stato possibile non riuscire a contenere una rivolta cominciata la sera prima arrivando a conseguenze di questo tipo. Premettiamo che chi sbaglia paga e non giustifichiamo quello che i nostri parenti detenuti abbiano fatto! Ora la cosa che più ci sta facendo soffrire, e di cui vogliamo fare chiarezza, è la questione dei trasferimenti fatto il giorno 12 marzo. A distanza di una settimana molti di noi non hanno notizie dei propri familiari, molti non hanno ricevuto gli indumenti e addirittura molti sono messi in isolamento senza la possibilità di comunicare con la propria famiglia. Ci stanno arrivando testimonianze da brividi, attraverso lettere, da parte dei nostri cari, si segnalano violenze di ogni genere, abbiamo tra l’altro saputo che la mattina dei trasferimenti sono stati trasportati con pigiami e scalzi senza l’opportunità di potersi mettere una tuta e un paio di scarpe. Purtroppo arriviamo a denunciare perché le testimonianze sono molte e pian piano stanno arrivando lettere e telefonate alle famiglie che ci lasciano senza parole e con tanta sofferenza! Chi ha sbagliato doveva essere punito dalla legge non dalla violenza fisica! Quello che chiediamo è che venga fatta luce su questa storia, i detenuti sono esseri umani, con dei diritti! Non possiamo sopportare che siano stati trattati in questo modo! Ora in una situazione di emergenza a causa del Coronavirus che ci fa molta paura, sapere che i nostri mariti, figli, fratelli stanno subendo tutto ciò ci fa solo gridare aiuto! Dateci ascolto! Vi ringraziamo anticipatamente!"

La replica di Pilagatti (Sappe)

Non si è fatta attendere la replica del Sappe: "Quello che è accaduto a Foggia è stato visto da tutto il mondo, un qualcosa che avviene solo nei film con 73 detenuti che evadono quasi facessero una scampagnata ed una parte consistente della popolazione detenuta (molti detenuti sono stati costretti e minacciati a partecipare) padrona del carcere, che ha distrutto e bruciato di tutto e di più. 36 ore di pura follia che sembra sia stata dimenticata da tutti quelli che ora cercano di scagliarsi su Foggia in cerca della preda da azzannare. Abbiamo letto di “poveri” detenuti impauriti per l’ingresso dei poliziotti con scudi e manganelli, ma per contrastare una rivolta con i detenuti armati di bastoni, coltelli e quant’altro, nei reparti distrutti, dovevano entrare con un fiore in mano?

Come pure abbiamo letto di proteste per le partenze improvvise e nl cuore della notte di detenuti rivoltosi. Ci dispiace che a questi poveri rivoltosi non sia stato servito anche il caffè prima della partenza, che, secondo loro, sarebbe dovuta avvenire diciamo verso le otto. Siamo ormai al ridicolo, al paradosso per cui quei detenuti che hanno distrutto il carcere, divelto cancelli, bruciato computer e carte importanti, sequestrato poliziotti, dovevano rimanere a Foggia ossequiati e riveriti come nuovi padroni del carcere.

Lo si vuole che capire che c’è stata guerriglia non certo scatenata dai poliziotti? Per questo il Sappe non consentirà su Foggia nessun processo mediatico da offrire, (in questa calura estiva) in pasto ai cittadini, lasciando alla magistratura il compito di verificare le denunce dei detenuti e di chi li difende come in un paese civile, anche se deve essere chiaro che le rivolte le hanno fatto i detenuti e non i poliziotti penitenziari"

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