Vieste nella morsa della guerra tra clan: otto omicidi e quattro agguati falliti dalla morte del boss

Effettuati stub e perquisizioni tra i Perna e i Notarangelo dopo l'omicidio avvenuto in via Tripoli del 25enne Antonio Fabbiano

I carabinieri di Vieste

Non poteva avere scampo, il 25enne Antonio Fabbiano, di Vieste, vittima dell'ultimo fatto di sangue avvenuto nella cittadina garganica, nella tarda serata di ieri. Almeno una ventina, i colpi di arma da fuoco esplosi al suo indirizzo; almeno due i fucili utilizzati dai sicari che hanno atteso il ragazzo nei pressi della sua abitazione, in via Tripoli, nelle vicinanze del porto.

Per tutta la notte, i carabinieri - incaricati delle indagini del caso - hanno ascosltato amici e parenti della vittima. Il ragazzo, infatti, in condizioni già disperate, è morto nel corso della notte, nell'ospedale di San Giovanni Rotondo. Troppo gravi le ferite riportate all'altezza di torace e addome. Una decina le perquisizioni effettuate, almeno cinque gli stub (esame che serve a rilevare la presenza di polvere da sparo su pelle e indumenti) a carico di pregiudicati del posto, appartenti alle fazioni opposte - gruppi Notarangelo e Perna - a quella in cui viene ora inquadrato il 25enne, con precedenti per rapina e spaccio di droga.

Per gli inquirenti, infatti, Fabbiano era vicino al gruppo degli "scissionisti", gruppo guidato da Marco Raduano (ferito in un agguato lo scorso 21 marzo), ex luogotenente di Angelo Notarangelo e ora in corsa per la supremazia del territorio in merito alla gestione dei traffici di droga e del racket delle estorsioni. Con l'agguato di ieri sera, dalla morte del boss Angelo Notarangelo, avvenuta nel gennaio 2015, Vieste conta otto omicidi, quattro agguati falliti e una lupara bianca. L'ultimo omicidio, appena 20 giorni fa: lo scorso 6 aprile, fu ucciso nelle campagne tra Vieste e Peschici il 45enne Giambattista Notarangelo, cugino del boss Angelo Notarangelo e di suo fratello Onofrio.

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