Il “Viagrino” di Vieste fa paura alla Pfizer, che impone il ritiro dal mercato

Dal 30 settembre non sarà più possibile venderlo. Luca Tamburrelli, ideatore del mix di ortaggi con peperoncino e olio extra vergine d'oliva, dichiara: "Resto il vincitore morale"

Foto: La Voce di Vieste

Dal 30 settembre di quest’anno non sarà più possibile acquistare i vasetti “Viagrino”. Lo annuncia il titolare di “Gustose Tradizioni”, negozio di via Umberto I che si trova nel cuore del centro storico di Vieste, città del faro e tra le mete turistiche più visitate d’Italia.

I vasetti di vetro color arancione saranno tolti dal mercato su richiesta della multinazionale e colosso farmaceutico che produce il viagra, che in sostanza l’inverno scorso ha accusato l’ideatore Luca Tamburrelli di un’appropriazione indebita di marchio.

Il peperoncino blu non è riuscito a vincere la battaglia con la pillola blu, ma ha vinto la sfida con il mercato e soprattutto “quella morale” sottolinea Luca. E’ difficile infatti che qualcuno sia andato via dalla località garganica senza prima aver acquistato il “Viagrino”.

A loro hanno dato fastidio alcune cose e probabilmente temevano che il vasetto entrasse nella grande distribuzione” afferma il fondatore del prodotto made in Vieste distribuito anche in alcune località pugliesi e delle Marche.

Sia chiaro però, non c’è mai stata una guerra tra Davide e Golia. Sarebbe stato persino curioso spiegare che quel prodotto non era altro che un mix di ortaggi con del peperoncino conditi con olio extravergine d’oliva ideato quasi per gioco tra il 2010 e il 2011 all’indomani del caso Ruby, lo scandalo che vide coinvolto l’ex premier Silvio Berlusconi.

La querelle si è risolta invece con una semplice transazione, ma nessuna sentenza di condanna. Da un punto di vista economico sarebbe stato un azzardo provare a dimostrare le proprie ragioni, anche se – ci ricorda l'ideatore – ci sarebbe stata una possibilità: “Il nome sta andando incontro a una volgarizzazione, vale a dire che dopo tanti anni la parola si volgarizza e diventa di dominio pubblico. Ma il rischio era davvero troppo alto” aggiunge.

Una mail, un fax e poi una raccomandata accompagnata da una lettera, in cui la Pfizer chiedeva a Tamburrelli l’immediato ritiro del prodotto dal mercato e una serie di risarcimenti danni. “Il mio legale è stato bravo ed è riuscito a limitare i danni, abbiamo fatto una transazione con la quale mi sono impegnato a ritirare la registrazione del marchio “Viagrino” e il prodotto dal mercato a partire dal 30 settembre”.

Chi lo avrebbe mai detto che un vasettino di vetro arancione a base di ortaggi e senza nessun principio attivo che potesse minimamente far pensare a un medicinale come il viagra, avrebbe suscitato tanto clamore e scomodato un colosso farmaceutico come la Pfizer, che gode di una tutela extra merceologica (che si estende quindi anche sui prodotti alimentari).

Di vasetti di vetro ne sono stati venduti alcune migliaia. Il prodotto, oltre che buono, era soprattutto “potenzialmente pericoloso” se inserito nella grande distribuzione.

Forse ho esagerato a pubblicizzarlo, tant’è che penso che se l’avessi venduto nel mio negozietto non se ne sarebbe accorto nessuno”. Il successo mediatico ha giocato un ruolo determinante nella vicenda.

Ma Luca si ritiene “il vincitore morale” e sottolinea che sarebbe stato quasi impensabile partecipare a una guerra impari. “Hanno fermato il prodotto, ma nonostante i soldi che hanno, la fantasia che abbiamo noi italiani e soprattutto noi pugliesi, se la scordano”.

La domanda sorge spontanea. Luca ci riproverà con un altro prodotto? A sentirlo sembra proprio di sì.

 

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