Roma, vertenza Don Uva: decisione rimandata al 12 febbraio

Prefettura della BAT e presidenza della Regione si dovranno riunire con i vertici aziendali dell’Ente ecclesiastico e con le sigle sindacali

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

L’intervento degli organi di Governo e della Regione Puglia dettano l’esigenza di un aggiornamento del tavolo decisionale sulla vertenza degli Istituti Ospedalieri e dei Centri di Riabilitazione Opera Don Uva.  Infatti, l’incontro di ieri, in programma presso il ministero del Lavoro, è stato aggiornato al prossimo 12 febbraio per permettere alla prefettura della BAT ed alla presidenza della Regione di riunirsi con i vertici aziendali dell’Ente ecclesiastico e con le sigle sindacali, per studiare (pur nella ristrettezza dei tempi) una metodologia di intervento che salvaguardi la bontà, l’efficienza e la regolarità del servizio sanitario prestato nelle tre sedi del Don Uva, in particolare in quelle di Bisceglie e Foggia.

Questo perché Prefettura e Regione Puglia si dicono preoccupati che il numero dei dipendenti da avviare alla mobilità possa compromettere gli standard assistenziali. L’accordo in dirittura di arrivo, necessita quindi, di un passaggio istituzionale essenziale. Va ricordato che i vertici aziendali e le sigle sindacali sono concordi nel restringere il numero dei lavoratori in mobilità, limitandolo ai dipendenti accompagnabili alla pensione e nel ricorso al contratto di solidarietà (da applicare all’intero personale delle tre sedi dell’Opera don Uva) i cui criteri applicativi sono da regolamentare. E sarà proprio il tavolo ministeriale a rettificare il tutto.

Va sottolineato che il vertice romano di ieri è stato caratterizzato dall’opera propositiva e poi di mediazione svolte della FP CGIL. Ancora una volta, quindi, è l’esigenza di assicurare la continuità terapeutica ed il più valido programma riabilitativo ai pazienti ricoverati o assistiti nei nuclei dell’Opera Don Uva ed alle loro famiglie a dettare le coordinate di intervento, in una vertenza di non facile soluzione ma che vede, ora, le istituzioni riappropriarsi di un ruolo imprescindibile e fondamentale.

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