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Vertenza “Don Uva”: debiti per 324 milioni, 140 lavoratori a rischio

Sono una quarantina di infermieri della Logos ed un centinaio di unità alle dipendenze delle società cooperative "Tre fiammelle" ed "Ambrosia". Fp Cgil: "Fiduciosi che non ci sarà alcun taglio"

Attendono con ansia una nuova convocazione dai vertici della Congregazione, che dovrebbe giungere a breve, intorno al 15-20 settembre, a Bari, dove si è aperto un tavolo permanente dedicato alla vertenza Don Uva. E’ lì che sapranno cosa l’Ente “vorrà farne” di loro. Nel frattempo non percepiscono lo stipendio, bloccato da oltre due mesi.

Sono i dipendenti delle cooperative che da anni offrono servizi specializzati alla agonizzante Casa della Divina Provvidenza, “figli di un Dio minore evidentemente” secondo i sindacati perché i primi della lista dei tagli qualora il draconiano piano di risanamento stilato dall’Ente per salvarsi dal baratro economico-finanziario presentato lo scorso 20 marzo a Ministero, Regione Puglia e Basilicata, dovesse andare in porto.

Solo a Foggia (stando ai dati forniti dalla Fp Cgil) siamo nell’ordine di 140 famiglie che tremano: una quarantina di infermieri della Logos ed un centinaio di unità alle dipendenze delle società cooperative “Tre fiammelle” ed “Ambrosia” occupate nel settore pulizie e ristorazione.

“Fino ad ora non abbiamo ricevuto né comunicazioni formali di tagli al personale né proposte alternative di riduzione della spesa. Le voci che circolano contribuiscono solo a gettare benzina sul fuoco” dichiara a Foggiatoday Gianni Palma della Fp Cgil. “Aspettiamo la prossima convocazione, ci è stata promessa per metà settembre. Siamo fiduciosi che alcun taglio ci sarà. Noi, per parte nostra, siamo disposti anche ad accettare contratti di solidarietà o riduzioni contrattuali se questo può essere funzionale al risanamento dell’Ente”.

324 milioni di euro la mole di debiti accumulata dalla Casa della Divina Provvidenza verso banche, fornitori, tributi ed imposte previdenziali. Oltre 30milioni di perdita d'esercizio nel solo 2010. Sono queste le cifre, insostenibili, che stanno provocando il tracollo dell'ente ecclesiastico fondato ottant'anni fa da Don Pasquale d'Uva e  presente con propri centri sanitari a Foggia, Bisceglie e Potenza per un totale di quasi 2mila dipendenti (530 solo nel capoluogo dauno).

Numeri che bastano, da soli, a raccontare la drammaticità della vertenza finita sul tavolo del Ministero del lavoro qualche mese fa.

Doppio il binario su cui si starebbe lavorando per risanare le casse: da un lato ridurre i costi, per materie prime e servizi, contenendo le esternalizzazioni (OSS, lavanderia, cucina, pulizia) oltre alla Cig in deroga richiesta per i dipendenti diretti; dall'altro aprire una vertenza con la Regione Puglia e Basilicata per il mancato adeguamento delle tariffe, attese dall'Ente da oltre un decennio.

I sindacati, intanto, hanno chiesto le dimissioni del managements aziendale, ritenuto "assolutamente inadeguato nella sua opera di governance".

Mentre sul caso, il sindaco di Bisceglie, Francesco Spina, aveva già chiesto l'intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

 

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