Le sorti dei lavoratori del “San Michele” in un incontro con il prefetto

In ballo ancora 900 mila euro che la Regione deve alla struttura sanitaria. Una cifra che pesa sugli stipendi dei dipendenti

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Ieri mattina incontro tra il direttore generale dell’Asl, Attilio Manfrini, il sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi e il prefetto Luisa Latella. Si è discusso delle sorti della Casa di Cura San Michele con il proprietario Potito Salatto.

“Ho spiegato subito che i nuovi dipendenti messi in cassa integrazione, le continue sollecitazioni giuntemi da alcuni operatori della struttura - esordisce il Sindaco Riccardi - e la più totale assenza di comunicazioni formali mi preoccupavano a tal punto da ritenere che la sede utile per meglio comprendere le prospettive della struttura aziendale in questione fosse unicamente la Prefettura”.

Il proprietario della Clinica “San Michele”, Potito Salatto, è intervenuto ben presto facendo rilevare che, al netto delle vicende giudiziarie che sono in corso ed il quale esito sarà tutto da verificare, sono stati fin qui totalmente disattesi gli accordi formali presi con la Regione in un tavolo al quale erano presenti Vincenzo Pomo, direttore di area dell’Agenzia Regionale Sanitaria Pugliese, l’assessore regionale alle Politiche dalla Salute, Ettore Attolini ed il direttore generale dell’ASL foggiana, Attilio Manfrini.

Gli accordi prevedevano l'autorizzazione e l'accreditamento della struttura nella fascia B invece della fascia C dove è attualmente collocata; la riduzione per legge del 10% dei posti letto delle strutture private accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale avrebbe comportato il passaggio dai 35 di cui disponeva la Clinica a 31, tutti destinati alla geriatria eliminando la lungodegenza (dismessa); l’aggiunta di un modulo costituito da 20 posti letto e destinato ai malati di Alzheimer; la possibilità di aprire un poliambulatorio aggiuntivo.

Salatto ha fatto notare che se la Regione riuscirà a tenere fede agli impegni assunti ci sarà la possibilità per la proprietà di riassumere i nuovi dipendenti in cassa integrazione, riportando così l’organico complessivo a 38 unità lavorative. L’occasione è stata propizia per rimarcare come manchino all’appello, nel periodo riferito tra il 2011 ed il 2012, circa 900 mila euro che la ASL non ha ancora provveduto ad accreditare alla Casa di Cura “San Michele” e che, a dire di Salatto, pesano in maniera determinante sugli stipendi dei dipendenti.

Attilio Manfrini, ha ascoltato con molta attenzione e si è impegnato a riproporre i temi posti già nel succitato tavolo regionale all’assessore Ettore Attolini, esortandolo per addivenire alla soluzione di un accordo che era, nella sostanza, già assunto e che si impegnerà fattivamente per la liquidazione in tempi brevi delle somme dovute.

Al termine della riunione si mostra cauto Riccardi, perché “Gli aspetti che possono riguardare l’azienda, la Regione o l’ASL sono questioni che hanno sicuramente rilievo e che potrebbero sortire l’effetto, come auguro, di risolvere il problema, ma in queste dinamiche posso soltanto sollecitare ed esprimere fino in fondo il mio disappunto.

Non ho alcun titolo – prosegue il primo cittadino - perché gli atti concreti spettano ad altri soggetti. Il mio unico cruccio e l’unica dinamica della quale mi interesso istituzionalmente è quella riferita ai posti di lavoro che sono in gioco. Mi aspetto ci siano i passi necessari, almeno ora, e resto dell’avviso che se si fosse agito per tempo non ci troveremmo oggi con lavoratori in cassa integrazione e famiglie in ambasce. Piena solidarietà a queste persone, nella speranza che gli ostacoli che ancora si frappongono sul loro cammino possano essere rimossi in tempi rapidi”.

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