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Più povertà, usura e gioco d'azzardo nel Foggiano: così si fortifica la criminalità

Impietosa analisi della Fondazione antiusura Buon Samaritano. Crescono indebitamento e richieste di aiuto. Oggi conferenza stampa per un bilancio dell'attività svolta. 2017 annus horribilis

 E’ difficile quando un padre non può comprare i libri di testo al figlio, che gli chiede ogni giorno un euro per fare le fotocopie dei testi dei compagni. E’ difficile quando un’intera famiglia vive della pensione di un parente. E’ difficile quando un figlio lascia la casa di famiglia perché tutti i soldi che gli avrebbero consentito di frequentare l’università sono stati spesi in slot machines dai genitori. E’ difficile quando Bankitalia certifica che un italiano su quattro è a rischio povertà e che siamo tornati indietro di vent’anni, al 1989 per l’esattezza. E’ difficile quando l’usura ti strangola e ti porta sull’orlo di gesti insani, disperati (e qualcuno si è anche verificato).

E’ la fotografia di povertà e disagio sociale che consegna la Fondazione Buon Samaritano. Oggi la conferenza presso la sede vescovile per tracciare un bilancio del lavoro svolto in ventitré anni di vita ma, soprattutto, nell’ultimo anno, il 2017, un vero e proprio annus horribilis per economia e famiglie. A profilare il quadro a livello nazionale e territoriale è Pippo Cavaliere, presidente della Fondazione, dopo i saluti introduttivi dell’Arcivescovo, Mons. Vincenzo Pelvi. Tra i presenti, il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro, il pm Laronga, la Prefettura, forze dell’Ordine, istituti bancari, l’imprenditoria con il presidente di Assindustria, i volontari. Questi ultimi la vera anima della Fondazione (che, dall’autunno prossimo, avrà un’altra sede dislocata, a Cerignola).

I numeri

In ventitré anni l’istituto ha aiutato quattromila famiglie per prestiti che sono andati oltre gli 11 milioni di euro, più 270mila euro di prestiti e beneficenze a favore di indigenti e bisognosi. Nel solo 2017, annus horribilis, sono state accolte 122 famiglie, con assistenza sul piano legale ed economico per 1,3 milioni di euro. Numeri che, “se da un lato potrebbero costituire per noi motivo di orgoglio e soddisfazione, segno che la Fondazione è riuscita ad integrarsi nel contesto della nostra realtà e ad intercettarne i bisogni – ha spiegato Cavaliere-, dall’altro sono la testimonianza del grave disagio economico di tantissime famiglie foggiane, di commercianti, di piccoli imprenditori, che alla Fondazione hanno fatto ricorso”.

Si rivolgono alla Fondazione, in maniera indistinta, uomini e donne. L’anno appena trascorso ha acuito la situazione: alle già note difficoltà del Sud, si è aggiunta la cattiva congiuntura economica, che ha fatto scivolare il pil medio pro capite di un nucleo familiare a 18.600 euro, esattamente la metà di quello delle regioni più sviluppate del Nord (ed europeo).

Ma il dato più preoccupante lo ha fornito Bankitalia: un italiano su quattro  è a rischio povertà (record storico dal 1989) e in dieci anni, dal 2007 al 2017, le famiglie tecnicamente in sovraindebitamento sono aumentato del 50%, passando da uno a due milioni.

“In tale contesto, in aggiunta alla stretta creditizia degli istituti bancari – si legge nella relazione- il ricorso al mercato illecito del denaro,  all’usura è divenuto sempre più frequente, assumendo i connotati della normalità e della ordinarietà”.

In Capitanata, poi, è particolarmente diffuso: “oltre alle cause psicologiche e culturali, che influenzano le scelte soggettive, si rilevano alcune caratteristiche ambientali, come il ritardo dello sviluppo economico ed il degrado sociale, che consente all’usura di diffondersi. Per le organizzazioni criminali è fonte di profitto e può essere praticata anche con lo scopo di asservire imprese che non potrebbero altrimenti essere piegate;  l’usura  è uno strumento per entrare nel sistema economico legale, funzionale al controllo del territorio da parte delle organizzazioni criminali”.

La sesta commissione del CSM, quella che si occupa di contrasto alla criminalità organizzata, in un passaggio delle 28 pagine della relazione sul “caso Foggia”, ha evidenziato come sul territorio negli ultimi anni ci sia stata una recrudescenza dei delitti di usura, con la peculiarità che non è prerogativa dei privati ma lambisce anche il settore bancario.

“Finalmente c’è un caso Foggia – ha plaudito Cavaliere, che da sempre denuncia la sottovalutazione a livello nazionale del fenomeno criminale foggiano-. Ma davvero – si chiede - occorreva la mattanza di San Marco in Lamis del 9 agosto ed il sacrificio di due vittime innocenti? Perché tanto indugio?” Un po’ per ignavia, come ebbe a dire Mons. Pelvi nel suo discorso di insediamento, un po' per quella diffusa omertà che attanaglia il territorio. E allora non ci saranno operazioni di forze dell’ordine e istituzionali che tengano se “ciascuno, in prima persona, non ha il coraggio di denunciare il ricatto della criminalità”.

Ecco perché la Fondazione assiste legalmente e nei processi si costituisce, chiedendo l’aggravante del “metodo mafioso”.  Ad oggi è stata favorita la celebrazione di oltre venti processi, di cui una buona parte si è già conclusa in primo grado, alcuni  anche in appello, e tutti gli imputati sono stati condannati alle pene di giustizia.

Gioco d'azzardo

Discorso a parte merita il gioco d’azzardo, una piaga sociale dalle dimensioni crescenti. Negli anni è cresciuto a dismisura il numero delle famiglie che si sono indebitate a causa del gioco e che si sono rivolte alla Fondazione in cerca d’aiuto. L’azzardo è strettamente connesso all’usura e all’arricchimento della criminalità. E coinvolge prevalentemente famiglie di basso ceto sociale, che scivolano così dalla povertà relativa a quella assoluta, dissipando tutto ciò che hanno. Sono i numeri a dire quanto sia ampia la fascia di popolazione che cade nella rete del gioco d’azzardo: nel 2009 sono stati spesi in Italia 54milioni di euro, nel 2017 100 milioni di euro. Quattro finanziarie dello Stato, praticamente. Un numero abnorme.

In Puglia la spesa per il gioco nel 2016 è stata di 6 milioni di euro, un dato però che non tiene conto del gioco online (che non è disaggregato su base regionale) e, sempre nel tacco d’Italia, sono presenti 22mila slot machines in 5mila esercizi commerciali, oltre a 2800 gambling machine in 330 sale dedicate. Da qui l’appello di sempre della Fondazione non solo a non giocare e a non cadere nella diabolica spirale dell’azzardo ma al Governo, affinché bandisca il sistema (che resta comunque un potente iniettore di risorse per le casse statali).

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