Usura ed estorsione, costrinsero coppia a vendere anche la casa: confermata in appello condanna per Mazzeo e Nardino

7 anni di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici per l'ex consigliere comunale di San Severo Vincenzo Mazzeo, e 5 anni di reclusione, con interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, per il suocero Francesco Nardino. Questa la sentenza emessa ieri dalla Corte d’Appello di Bari

Immagine di repertorio

Confermata in appello la condanna inflitta in primo grado dal Tribunale di Foggia in composizione collegiale pari a 7 anni di reclusione e 12.000 euro di multa, con interdizione perpetua dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale durante l’espiazione della pena, per il noto politico sanseverese Vincenzo Mazzeo, e 5 anni di reclusione e 10.000 euro di multa, con connessa interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, per il suocero Francesco Nardino, difesi dagli avvocati Giuseppe Casale e Giancarlo Chiariello.

Questa la sentenza emessa ieri nel dispositivo dalla Corte d’Appello di Bari, I Sezione Penale, che ha accolto le conclusioni dei difensori delle parti civili, l’avv. Roberto de Rossi e l’avv. Andrea Di Dedda, e della Fondazione antiusura “Buon Samaritano”, rappresentata dall’avv. Andrea C. D’Amelio. Il giudizio di secondo grado si è instaurato a seguito dell’appello interposto dalla difesa degli imputati avverso la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Foggia – III sezione penale - nell’ottobre 2017, con la quale Mazzeo e Nardino erano stati ritenuti colpevoli di aver estorto interessi usurari, quale compenso per un’operazione di prestito, approfittando delle gravissime difficoltà economiche in cui versavano le vittime, costituitesi parti civili nel processo penale di primo grado con l’assistenza legale degli avv.ti Guido e Roberto de Rossi e Andrea Di Dedda.

Una brutta vicenda quella che vede coinvolti il politico Mazzeo e le vittime. Secondo la prospettazione d’accusa, che ha trovato ampio riscontro nelle sentenze di primo e secondo grado, Nardino, quale proprietario delle somme mutuate, e il Mazzeo, stabilendo i numerosi contatti con le vittime e svolgendo la classica attività intermediazione tra il suocero e i le parti offese, provvedendo anche alla riscossione del denaro, hanno riscosso dalle vittime (in grave crisi economica nell’ambito della gestione dell’attività di organizzazione di eventi), interessi usurari con un TEG dell’operazione pari a 152,08%.

In particolare, a fronte di un primo prestito erogato il 6 novembre 2009 (con scadenza il 24 dicembre 2009) per la somma di 50.000 euro, gli imputati hanno preteso la corresponsione della somma complessiva di 10.000,00, di cui 5000,00 quale corrispettivo dell’intermediazione effettuata da Mazzeo presso il suocero, materiale erogatore del prestito, ed 5000,00 a titolo di interessi.

Successivamente, nei primi giorni di gennaio 2010, anche a fronte del mancato pagamento da parte delle vittime della somma corrispondente al capitale ricevuto in mutuo alla scadenza pattuita, si facevano promettere la corresponsione di 5000,00 al mese a titolo di interessi usurari, con tasso di interesse pari al 120% annuo, riscuotendo Mazzeo la prima rata in contanti.

La riscossione degli interessi usurari è proceduta fino al settembre 2010 quando, dopo aver riscosso la somma di 12.500,00 a titolo di ulteriori interessi maturati fino al 6 settembre 2010 sulla somma mutuata, Mazzeo e Nardino - nel prospettare alle vittime gravi conseguenze per sé e per i componenti della sua famiglia se non avesse accettato di vendere anche la casa di sua proprietà al prezzo prepotentemente ed unilateralmente stabilito dagli imputati - costringevano i coniugi d alienare in favore del Nardino l'immobile di cui erano proprietari in San Severo ad un prezzo notevolmente inferiore a quello medio del mercato immobiliare di riferimento.

Soddisfatto il difensore delle parti civili, l’avvocato Roberto de Rossi: “Il teorema accusatorio ha trovato ampio riscontro nelle pesanti condanne inflitte agli imputati in primo grado, confermate nella giornata di ieri dalla Corte d’Appello di Bari. Siamo soddisfatti dell’entità della pronuncia giudiziale, poichè riflette perfettamente la particolare gravità dei fatti e, soprattutto, perché restituisce dignità ai nostri assistiti, vittime di un lungo calvario ora terminato”. Sulla stessa linea si è posto l’avv. Andrea C. D’Amelio: “Ancora una volta la Fondazione Antiusura Buon Samaritano ha offerto una concreta dimostrazione di vicinanza delle Istituzioni a chiunque, vittima di gravi reati, come i Vegliato, trovi la forza e il coraggio di reagire ai fenomeni criminali del nostro territorio. Sono particolarmente soddisfatto della conferma della condanna inflitta in primo grado”.

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