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Sabato, 2 Luglio 2022
Cronaca Manfredonia

Un ulivo ricorda Luisa Fantasia: "E' nella memoria la differenza tra vivere ed esistere"

La cerimonia di piantumazione dell'arbusto si è tenuta lo scorso 14 giugno, a 47 anni dal brutale assassinio della giovane sanseverese, vittima di 'mafia trasversale'

“La vita le fu tolta per mano mafiosa, espiando la colpa d’esser dello Stato sposa. Come seme germogliò il suo sacrificio, virgulti d’ulivo commemoreranno il suo dolce sorriso”. Queste le parole, incise nel marmo, per ricordare la sanseverese Luisa Fantasia (qui la vicenda), verosimilmente prima vittima di ‘mafia trasversale’ in Puglia.

Moglie di un militare dell’Arma, Luisa fu violentata e brutalmente assassinata nella sua abitazione, a Milano, da due giovani legati a una delle prime 'ndrine presenti in Lombardia, all'epoca sotto la lente investigativa del marito. Il tutto avvenne dinanzi alla figlioletta di appena 18 mesi. Il fatto risale al 1975 e per lungo tempo la vicenda fu tenuta sottochiave. E questo per due ordini di motivi: innanzitutto perché la vicenda fu secretata per le indagini dell’epoca, in secondo luogo per la tenace volontà della famiglia di tutelare la memoria della donna e il proprio dolore.

Lo scorso 14 giugno, nel giorno dell’uccisione della donna, un albero di ulivo è stato piantumato in sua memoria nell’area verde della Marina del Gargano, a Manfredonia (nella foto in basso). La targa porta la firma della Commissione di studio e di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia che, poche settimane fa, aveva acceso i riflettori sulla vicenda con una lunga audizione che ha visto protagonista Pietro Paolo Mascione, vicepresidente nazionale dell’associazione ‘Ultimi’ del prete anti-camorra don Aniello Manganiello e figlio (in seconde nozze) di quel giovane carabiniere che indagava sotto copertura sui traffici di droga delle ‘ndrine calabresi, a cui la criminalità uccise la moglie per vendetta.

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“In questi giorni di comprensibile turbamento per la mia famiglia, sono stato pervaso da stati d'animo contrastanti, alternando momenti di irritabilità a momenti di malinconia. Un’irrequietezza interiore che non riusciva a sintonizzarsi con quella ‘compostezza del cordoglio’ inculcata dalla mia famiglia, in primis da mio padre, esempio di come si può essere accompagnati dalla sofferenza per tutta la vita senza, per forza, provare sentimenti di ribellione”, ha spiegato Mascione. “Per questo, il 14 giugno è sempre stato vissuto nella mia famiglia, come una data da far passare in sordina. Un’occasione per rinchiuderci sempre più in quel rispettoso silenzio iniziato, per volere di mio padre, 47 anni fa”.

“Per decenni, la paura di soffrire, accompagnata dalla paura stessa di esternare questa sensazione, ci impedito di vivere il ricordo di Luisa Fantasia. Ricordo ancora oggi quando mia sorella Cinzia, nel 2019, mi chiese di dar voce alla storia della sua mamma, dar valore al suo sacrificio perché arenarsi nel silenzio acuisce solo un dolore sordo. ‘Non voglio che mia madre muoia due volte’: le sue parole sono l’adrenalina che mi spinge a raccontare di lei a tutti coloro i quali credono che non esista alternativa alla resa di sentirsi vinti di fronte alla ferocia con cui la mafia decide di stravolgere la vita di qualcuno”, aggiunge Mascione, agente di polizia e convinto animatore dell’antimafia sociale.

A rompere il silenzio sulla vicenda furono, nel 2019, i familiari di Luisa: la figlia Cinzia, testimone della barbarie, e suo fratello Pietro Paolo. A quest’ultimo fu affidato il compito di ricostruire e ripercorrere la vicenda, che fu affidata alle pagine di FoggiaToday. Lo scorso anno, infine, il Comune di Milano ha reso onore alla memoria di Luisa e alla sua storia di madre e moglie, dedicandole un giardino, in via delle Forze Armate (qui il progetto), nel quartiere dove insieme al marito si era trasferita dalla Puglia e dove ha trovato la morte. Oggi, Pietro Paolo e Cinzia continuano a portare onorare la memoria e il sacrificio di Luisa, con la delicatezza e il rispetto che una tale vicenda impongono, da tutti e a tutti i livelli.

“Luisa deve continuare ad esistere nonostante la morte, affinché il suo sacrificio di donna, moglie e madre non resti vano”, aggiunge Mascione. “La mafia, qualsiasi sia la sua denominazione specifica territoriale, può uccidere ma non può cancellare la memoria di qualcuno ed è qui che risiede la differenza tra vivere ed esistere. Il 14 giugno scorso, la Commissione regionale di studio e di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia ha reso onore alla sua memoria attraverso la piantumazione di un ulivo, simbolo di pace ed eternità, ed un convegno denominato ‘I passi di Luisa’ dove importante è stata la presenza di numerose istituzioni”.

“Per questo ringrazio la Regione Puglia, nella persona della presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, del presidente della Commissione regionale Renato Perrini e il consigliere regionale Sergio Clemente per la tenacia con cui ha voluto dar lustro alla storia di Luisa Fantasia. Ringrazio, inoltre, il Comune di Manfredonia e la Marina del Gargano per aver contribuito alla buona riuscita del convegno. Un particolare ringraziamento rivolgo alla pittrice Miranda Santoro per averci fatto dono di un ritratto di Luisa Fantasia e all’Associazione Nazionale dei Carabinieri, sempre presente a ricordare come l’Arma non dimentica i suoi figli. Ma ringrazio soprattutto tutte quelle persone che, numerose, hanno, con discrezione e compostezza, partecipato all’evento, in quanto la loro presenza ha aiutato me e Cinzia a sentirci, anche quest’anno, meno soli”, conclude.

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