Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Omicidio Paglione, parla l'ex moglie dell'imputato: "Minacciò di morte me e Vincenzo. Ma non credevo arrivasse a tanto"

Con la voce più volte rotta dall'emozione, la donna ha dichiarato che l'imputato minacciava di morte sia lei che Paglione, perchè travolto dalla gelosia dopo avere saputo della loro relazione. Sembra quindi trovare conferma la tesi della procura (omicidio premeditato). Prossima udienza il 14 giugno

Lunga e importante udienza, questa mattina, in Corte d'Assise, a Foggia (presidente Civita giudice a latere Ronzino), per l'omicidio del 54enne consulente del lavoro di Manfredonia Vincenzo Paglione, avvenuto nel centro sipontino la mattina del 5 febbraio 2020.

Imputato reo confesso è il 53enne Biagio Cipparano, che subito dopo l'omicidio dichiarò di avere commesso il delitto perchè la vittima aveva una relazione con la sua ex moglie (dalla quale si stava separando). Rispondendo alle domande della pm Marina Gravina, proprio la ex moglie di Cipparano ha ripercorso i giorni che precedettero l'omicidio.

Con la voce più volte rotta dall'emozione, la donna ha dichiarato che da almeno una settimana/dieci giorni l'imputato minacciava di morte sia lei che Paglione, perchè travolto dalla gelosia dopo avere saputo della loro relazione. A domanda del difensore dell'imputato, la donna ha riferito anche una circostanza piuttosto inquietante. Secondo quello che la donna apprese direttamente da Vincenzo Paglione, questi avrebbe voluto denunciare Cipparano qualche giorno prima dell'omicidio, ma un amico poliziotto del commissariato di Manfredonia glielo sconsigliò e gli disse che tutto si sarebbe sistemato.

Le minacce di morte sono state sostanzialmente confermate da altre due testimoni sentite in aula, sempre dell'ambito familiare della vittima. Cipparano è intervenuto in videocollegamento dal carcere di Foggia, dove si trova detenuto dal giorno del fatto, dichiarando invece di non avere mai rivolto minacce di morte a nessuno, ma di avere tentato lui stesso il suicidio nei giorni precedenti. Sembra quindi trovare conferma la tesi della procura, cioè che si trattò di un omicidio premeditato e non di un gesto d'impeto.

Il che comporterebbe la pena dell'ergastolo, motivo per cui non si è potuto celebrare il giudizio abbreviato (la nuova legge voluta dal primo governo Conte, lo vieta in questi casi).  "Non posso certo dire che siano state testimonianze per noi positive, ma ancora una volta restano forti dubbi sull'effettiva premeditazione", spiega l'avvocato Michele Sodrio (nella foto in basso), difensore di Biagio Cipparano.

"Tutti possono pronunciare frasi sconnesse e apparentemente pesanti, se travolti dal dolore, dalla rabbia o dal tradimento, ma le parole non significano pianificazione di un omicidio, soprattutto da parte di un autotrasportatore incensurato e padre di famiglia. Ci vogliono ben altre prove e queste fino ad ora non sono state portate dall'accusa, nonostante si siano già celebrati i due terzi del processo". Prossima udienza il 14 giugno, quando dovrebbero concludersi le testimonianze portate dal pm. Quindi ritmo molto serrato per un processo così delicato, il che è sempre un punto positivo per la Giustizia.

Avvocato Michele Sodrio-3

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