Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca

Allarme lupi, strage di animali negli allevamenti pugliesi: "Resistenza degli agricoltori al limite"

L'allarme lanciato da Coldiretti Puglia in tutta la Regione

Pecore e capre sbranate, mucche sgozzate e asinelli uccisi dal Gargano al Salento dove - evidenzia Coldiretti - la presenza del lupo si è moltiplicata negli ultimi anni con il ripetersi di stragi negli allevamenti che hanno costretto alla chiusura delle attività e all’abbandono della aree interne. Numerose le segnalazioni degli allevatori della Murgia barese e Tarantina, in provincia di Foggia e di Lecce. L'ultimo caso a Noci dove una decina di pecore sono state azzannate a morte in un allevamento proprio a ridosso del centro abitato.

Intanto, c’è la proposta della Commissione Europea di downgrade dello status del lupo da "strettamente protetto" a "protetto" in riferimento al fatto che “la concentrazione di branchi di lupi in alcune regioni europee è diventata un pericolo reale soprattutto per il bestiame”. Una decisione che risponde alle richieste delle autorità locali di maggiore flessibilità per gestire più attivamente le concentrazioni critiche di lupi.

In Italia si è registrato un forte aumento da della popolazione di lupi, stimata dall’Ispra nell’ambito del progetto Life WolfAlps EU intorno ai 3.300 esemplari, 950 nelle regioni alpine e quasi 2.400 lungo il resto della penisola mentre il numero di pecore è diminuito di circa il 10% negli ultimi cinque anni secondo l’analisi della Coldiretti.

"I numeri sembrano confermare che il lupo ormai, non è più in pericolo e il rischio vero oggi è piuttosto la scomparsa della presenza dell’uomo delle aree interne per l’abbandono di migliaia di famiglie ma anche di tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze italiane di mucche, capre e pecore".

Coldiretti evidenzia che dopo gli attacchi dei lupi, agli animali a volte feriti o uccisi, si aggiungono i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti negli animali sopravvissuti. "Sono essenziali misure di contenimento per non lasciar morire i pascoli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le aree rurali più difficili dove l'allevamento è l'attività principale, ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze pugliesi, come la pecora 'Gentile' di Altamura o la 'Moscia' leccese".

Per l'organizzazione di categoria il problema dei grandi carnivori sta diventando insostenibile ed è necessario trovare una soluzione in tempi rapidi. Recinzioni e cani da pastori non bastano a proteggere greggi e mandrie dagli attacchi: "La resistenza degli agricoltori è al limite ed è urgente trovare nuove modalità di azione che permettano di organizzare in maniera più efficace un sistema di gestione di questi animali predatori, che non sono più specie in via di estinzione".

Situazione che si somma al popolamento estremo di numerose altre specie selvatiche, dai cinghiali agli storni, dai cormorani alle lepri, "che si moltiplicano in una situazione di assoluta mancanza di adeguate misure di programmazione necessarie per evitare il conflitto con il lavoro agricolo" denuncia Coldiretti.

"I numeri sembrano confermare che il lupo ormai, non è più in pericolo e impegnano le Istituzioni a definire un Piano nazionale che guardi a quello che hanno fatto altri Paesi Ue come Francia e Svizzera per la difesa dal lupo degli agricoltori e degli animali allevati. Il rischio vero oggi è la scomparsa della presenza dell’uomo dalle aree interne per l’abbandono di migliaia di famiglie ma anche di tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze italiane di mucche, capre e pecore. Serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio. Senza pascoli le montagne muoiono, l’ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città".

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