Natale, truffe e rapine in aumento. Finizio: "Attenzione ai cacciatori di anziani"

Casi in aumento ma poche denunce. L'identikit del truffatore ed i consigli per tutelarsi. L'intervista a Cristina Finizio, vice questore aggiunto in forza alla Divisione Anticrimine della Questura di Foggia

Cristina Finizio, vice questore aggiunto

Gli episodi di truffe e truffe-rapine ai danni di anziani si registrano quasi all’ordine del giorno: si leggono sui giornali oppure si rincorrono nelle voci di cortile o quartiere, tra chiacchiere e confidenze. Perché se è vero che negli ultimi mesi si è registrata una recrudescenza del fenomeno, è altrettanto vero che molti casi non vengono nemmeno denunciati. Per paura o per vergogna, forse. Fatto sta che si tratta di episodi che vengono risucchiati nel buco nero del crimine non dichiarato, rendendo difficile anche stilare una casistica precisa di quanto sta accadendo in città.

Come accade d’estate, quando gli anziani restano più soli, anche nel periodo natalizio si registra una maggiore incidenza di questi reati perché si abbassa sensibilmente la ‘soglia del sospetto’, si ha una maggiore disponibilità di denaro in casa (in previsione di piccole spese e regali) e si è inspiegabilmente più aperti e disponibili verso il prossimo. Anche se lo sconosciuto di turno è tutt’alto che bene intenzionato. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Cristina Finizio, vice questore aggiunto in forza alla Divisione Anticrimine della Questura di Foggia.

Dottoressa Finizio, quali sono i contesti-tipo per questo genere di reato?

Sono i contesti di solitudine ed isolamento. L’esposizione al rischio, infatti, cresce parallelamente all’aumento della solitudine in cui si ritrovano le vittime designate, soprattutto anziani e persone sole, i cui figli magari vivono fuori città. Per questo è necessario fare prevenzione e informare quante più persone possibile dei pericoli cui possono andare incontro. Senza, però, creare allarmismi inutili. Credo, infatti, che l’unica vera arma in grado di infrenare il fenomeno sia una campagna di informazione efficace, semplice e diretta, in grado di portare il messaggio a tutti: agli anziani, vittime di uno dei reati più odiosi e crudeli, ma soprattutto ai familiari, agli amici e loro addentellati. Perché è nella solitudine – sia essa momentanea o perdurante – che il truffatore trova campo fertile per raggiungere il suo scopo.

Quali sono i “canovacci” più frequenti utilizzati dai truffatori?

Il ‘canovaccio’ della recita è consolidato da tempo. Sono le ‘variazioni sul tema’ a rinnovare i consumati clichè. Spesso cavalcano l’onda dell’attualità, promuovendo raccolte fondi farlocche per sposare la causa o contribuire all’emergenza di turno. Altre volte, invece, basta una scusa banale ed un aspetto convincente per carpire la fiducia della vittima designata. E non si tratta di ingenuità o leggerezza, perché si tratta di persone abili nell’arte del raggiro e dell’inganno, veri e propri ‘cacciatori di anziani’. Persone insospettabili, di mezza età: si presentano ben vestite e curate, spesso in compagnia di una donna (per un ‘effetto rassicurante’), oppure di un bambino (per giocare la carte della tenerezza). In altri casi, entrano in casa sfruttando una presunta professionalità (sono finti dipendenti Inps, letturisti del gas, impiegati di banca) e, grazie a questa paventata qualifica, riescono ad accedere a tutte le informazioni riguardanti depositi di denaro, conti in banca, posizione previdenziale. E’ spesso la paura di perdere quel poco che si ha a far crollare l’ultimo muro di difesa e lasciare ad uno sconosciuto libero accesso ad informazioni sul credito e sui propri piccoli e grandi averi. Oppure la speranza di poter riscuotere una piccola fortuna inaspettata...

Dinanzi ad una riacutizzazione del fenomeno, però, non c’è un parallelo aumento di denunce…

E’ difficile stimare la portata del fenomeno perché molti casi non vengono denunciati. E questo accade per vergogna, rabbia, senso di impotenza. Si tratta di situazioni che ‘uccidono’ moralmente e psicologicamente una persona, oltre che a rovinarla sul piano economico. Molto spesso, infatti, i truffati nascondono l’accaduto perché mortificati, perché temono rimproveri dai figli o perché avviliti dalla presa coscienza di non saper più distinguere la verità dalla menzogna. La totale assenza di remore è l’unico elemento che può accomunare i truffatori. Si tratta di persone senza scrupoli: abili seduttori, capaci di scegliere i tempi e i modi giusti per far cadere nella trappola l’anziano designato.

E’ possibile tracciare una sorta di identikit per questi professionisti della frode?

Molto spesso sono “trasfertisti”: vengono da un’altra città, in coppia o in bande; inquadrano il territorio, individuano le potenziali vittime, ne studiano abitudini e punti deboli e poi lasciano il luogo del misfatto non appena racimolato un gruzzolo consistente. Arrivano nelle case soprattutto di mattina, quando è più facile trovare l’anziano solo e quando la soglia del sospetto è più bassa. In molti casi si presentano con la scusa di conoscere un familiare e sulla scorta di questa conoscenza convincono le vittime a firmare contratti capestro o a carpire informazioni sensibili. Anche una firma estorta, infatti, è in grado di sottoscrivere contratti e servizi, accendere prestiti e finanziarie per conto terzi. Anche se, è bene ricordare che in caso di frode contrattuale si può esercitare il diritto di recesso entro 10 giorni lavorativi. Ma questa possibilità non è nota a molti…

Quali “corde” vengono pizzicate dai truffatori per mettere a segno il colpo?

Molto spesso, i ‘cacciatori di anziani’ giocano la carta di figli o nipoti che vivono o studiano fuori città, per mettere in piedi malcelate truffe a nome di agenzie assicurative. Il caso più ricorrente è quello dell’agente incaricato di consegnare un assegno (premio assicurativo o rimborso per incidente stradale). Si tratta di cifre consistenti, di alcune migliaia di euro, a fronte delle quali l’anziano di turno è chiamato a corrispondere poche centinaia di euro per il disbrigo della pratica. E così, il truffatore va via con un gruzzoletto recuperato senza troppa fatica, mentre l’anziano si trova in mano un assegno, riprodotto ad arte, che non è altro che cartastraccia.

Quali sono, allora, i consigli utili per difendersi e tutelarsi?

I consigli veramente utili sono quelli di sempre e che vanno a braccetto con il buon senso: non aprire la porta di casa a sconosciuti anche se vestono un’uniforme o dichiarano di essere dipendenti di aziende di pubblica utilità. Ancora, quando si fanno operazioni di prelievo in banca o quando si va a ritirare la pensione, farsi sempre accompagnare da un parente o conoscente fidato. E’ importante, inoltre, fare attenzione alla propria spazzatura: mai disfarsi di comunicazioni e vecchie ricevute del proprio istituto di credito o della propria agenzia assicurativa senza prima averle stracciate. E’ la spazzatura, infatti, la principale fonte di informazione per i truffatori. Ultimo consiglio, ma non per importanza: evitare di mantenere grosse cifre di denaro contante in casa e soprattutto non firmare mai alcun documento senza aver prima consultato un’altra persona. Basta veramente poco per evitare di perdere tutto: denaro, dignità, ricordi e sacrifici di una vita.

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