Riempivano i 'vuoti' di grandi cantine con vini scadenti: scoperta la maxi-truffa del vino, perquisizioni a Foggia

Blitz dei Nas. Alla base della truffa, una tecnica di refilling: il gruppo riempiva con vino scadente i vuoti di grandi cantine (sottratti nel settore ristorazione) poi riconfezionava le bottiglie e le rivendeva online

Vini italiani contraffatti, la truffa corre su internet dove un gruppo ben organizzato piazzava bottiglie di vini mediocri spacciati come nettari pregiati (falsificati ad arte). Come? Con una tecnica di refilling: riempivano di vini scadenti i vuoti di grandi cantine (sottratti nel settore della ristorazione) che poi venivano ri-confezionati alla perfezione, in modo da poter trarre in inganno chiunque.

Questo il bilancio del blitz ‘Vuoti a rendere’ dei carabinieri del Nas, messo a segno questa mattina nelle province di Foggia, Barletta-Andria-Trani, Avellino, Brescia, Como, Pisa, Prato e Roma, con la collaborazione di militari dei militari dei rispettivi comandi provinciali. A conclusione di un’articolata attività d’indagine, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Brescia, Erica Battaglia, i carabinieri hanno eseguito 9 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti responsabili, insieme ad altre due persone già oggetto di interesse investigativo, di contraffazione di vini pregiati, sia italiani (con marchi Igt, Doc e Docg) che stranieri.

L’indagine nasce nell’ottobre del 2018, a seguito di segnalazioni inerenti la vendita in Italia e in Belgio tramite la piattaforma di aste on line E-bay, di bottiglie di vino pregiato Igt Toscana contraffatte, tali da indurre in inganno l’acquirente su origine, provenienza e qualità del prodotto contenuto, diverso da quelle indicato in etichetta. I riscontri investigativi sulle tracce lasciate dai venditori hanno permesso di localizzare in provincia di Brescia una vera e propria centrale di contraffazione di vini, ideata e realizzata da un cittadino italiano.

Il progetto delittuoso, basato su tecniche di refilling, veniva realizzato attraverso le seguenti fasi: reperimento, prevalentemente grazie a due soggetti dimoranti nel territorio pratese ed operanti nel settore alimentare, di bottiglie vuote autentiche di vini pregiati (che costituiscono l’elemento caratterizzante della frode) riciclate nel settore dalla ristorazione; riempimento delle stesse bottiglie con vini di diversa provenienza e di qualità inferiore, acquistati on line o presso esercizi commerciali di hard discount.

A ciò seguiva la sigillatura con tappi in sughero e capsule contraffatte, di colore uguale o simile all’originale, comunque idonee a trarre in inganno il consumatore, e l’ulteriore apposizione di film da imballaggio e falsi sigilli di garanzia a mascheramento, con lo scopo dissimulare la mancanza di segni distintivi corrispondenti alle capsule autentiche. Infine, la commercializzazione delle bottiglie contraffatte, sul mercato nazionale ed internazionale (in particolare Spagna, Germania, Belgio, Francia ed Usa), utilizzando prevalentemente la piattaforma di aste on line E-bay e, una volta stabiliti i contatti con i compratori, integrando ed ampliando le offerte con contatti diretti, proponendo prezzi comunque concorrenziali rispetto alle quotazioni di mercato che, per alcune bottiglie di formato magnum superano i 1.000 euro per unità.

La centrale di confezionamento, ubicata in provincia di Brescia, era costituita da un fondo, trasformato in una vera e propria cantina abusiva, al cui interno sono state rinvenute e sequestrate bottiglie di vino piene e sigillate, di vari marchi di pregio, sia nazionali che esteri, contraffatte e pronte per la commercializzazione; un ingente quantitativo di elementi di packaging utilizzati per la frode costituito da scatole portabottiglie in legno con impressi i segni distintivi di famose case vitivinicole, bottiglie vuote con etichette di vini pregiati, tappatrice, rotoli di capsule di vario colore, carta da imballaggio a marchio, tappi in sughero ed in materiale sintetico, gabbiette da spumante e confezioni di vino rosso in formato bag in box. Al riconoscimento della contraffazione hanno collaborato rappresentanti di sedici aziende costituenti il gotha della produzione vitivinicola italiana.

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Le indagini sulla commercializzazione dei falsi, svolte grazie alla collaborazione di Ebay, hanno quindi permesso di individuare l’esistenza di un vero e proprio ‘mercato parallelo’ nel quale operano soggetti non professionisti, interessati dagli odierni provvedimenti, legati tra loro e capaci di smistare vini di provenienza anche illecita senza fornire la minima garanzia di tracciabilità e autenticità, vini che in parte si contesta siano stati reintrodotti nei normali canali commerciali al dettaglio (enoteche) o somministrati in esercizi di ristorazione. Gli indagati predisponevano a tal fine decine di account, utilizzandoli non solo per l’offerta di vendita ma anche per produrre false recensioni positive (feedback) che ne accreditassero attendibilità e affidabilità. In ambito internazionale è stata attivata una cooperazione Europol per verificare la destinazione di alcune partite più ingenti di vini contraffatti destinate all’estero, a livello europeo ed extra europeo. I risultati dell’indagine evidenziano i rischi di frode economica e sanitaria cui si espone chi, in cerca dell’affare facile, si affida a venditori ‘anonimi’ per l’acquisto di questo tipo di prodotti.

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