Cronaca Manfredonia

"Li dobbiamo far pagare questi?". Finte visite e certificazioni accomodate: il "gran favore" all'attività dopo l'ispezione dei carabinieri

Uno dei casi contestati nell'ordinanza firmata dal gip Domenico Zeno riguarda un'attività di Manfredonia: “Documenti falsi redatti da un medico esercente una funzione pubblica certificativa"

“Dimmi, ma li dobbiamo far pagare questi?”. Così il medico legale Giovanni Antonio dell’Aquila, arrestato questa mattina nel blitz di guardia di finanza e polizia, si confrontava con il funzionario dell’Inps Antonio Fusilli, in merito ad una ‘pratica’ più delicata da gestire.

Il riferimento è ad uno dei casi contestati nell’ordinanza firmata dal gip Domenico Zeno; l'indagine ha portato, questa mattina, all’arresto, ai domiciliari, di tre persone (il dipendente Inps Antonio Fusilli, il medico legale Giovanni Antonio Dell'Aquila e il dipendente di un Caf Sandro Stanco). In particolare, nell’episodio contestato, Dell’Aquila si sarebbe attivato per fornire di certificati medici a sette dipendenti di un'attività di Manfredonia oggetto di una ispezione da parte dei carabinieri dell'Ispettorato del Lavoro.

“Documenti falsi redatti da un medico esercente una funzione pubblica certificativa individuata dalla legge, che riverbera nella falsità, per induzione, della certificazione dei pubblici ufficiali che attesteranno la regolarità dell’azienda”,  sintetizza il giudice per le indagini preliminari.

In pratica, sette dei dipendenti dell'attività - due  baristi, due  bagnini, due  cuochi e un lavapiatti - non avevano mai eseguito la visita medica prescritta facendo trovare l'attività scoperta dinanzi all'ispezione dei militari del Nil. Così è iniziato il telefono senza fili: “Il titolare chiedeva al Fusilli come potere risolvere il problema. Quest’ultimo, a sua volta chiedeva a Dell'Aquila che trovava la soluzione di redigere false certificazioni mediche che dovevano riportare una data anteriore alla visita ispettiva, senza sottoporre a visita gli assunti”, si legge nelle carte. 

Tutto è stato registrato e ripreso nell’ambito delle indagini. “Dell'Aquila si dava da fare per realizzare il suo piano": 

Dell'Aquila (alla segretaria): Devo fare sette visite in urgenza, hanno avuto un sopralluogo eee...e niente! eh! e quindi entro domani devono consegnare queste  sette  visite  urgenti. Oggi pomeriggio come siamo messi? Io alle sette devo stare da (nome ristorante) per definire una cena per mercoledì. Però vedi tu! Se noi iniziamo alle tre?

Sempre dalla conversazione con la segretaria:

Dell'Aquila: Tu per le tre ce la fai? ok, no, no, l'importante è che stai in studio. Se no facciamo un'autocertificazione, una dichiarazione in cui abbiamo effettuato le visite e siamo in attesa di ulteriori indagini ed accertamenti. Alle tre possiamo visitare, però è ovvio che non riusciamo a completarle.

Poi rassicura la dipendente: "Ce la  facciamo, non preoccuparti, non faremo la visita... dobbiamo fare una cosa veloce  perchè  dobbiamo far risultare che l'abbiamo fatta!"

I certificati falsi sono stati quindi consegnati al titolare dell’azienda che a sua volta li consegnava, insieme all'altra documentazione, ai carabinieri in ispezione. Non senza rassicurazioni.

Dell'Aquila: Allora, due sono baristi , due bagnini due cuochi ed un lavapiatti. Allora sono tutti quanti addetti, hanno tutti quanti contatto con materie alimentari. Per cui devono fare esame ematochimico, devono fare tutto (ndr ride)

Il titolare: che bordello!

Dell'Aquila: gli facciamo la visita, tanto loro devono fare ulteriori ...l'importante è  che noi gli facciamo la dichiarazione che hanno fatto la visita  e che sono in attesa  di ulteriori  accertamenti, capito?

Titolare:  Però  io   le  visite le ho fatte prima dell'ispezione?

Dell'Aquila: Le visite le hai fatte prima dell'ispezione!

Titolare: cioè, le visite...

Dell'Aquila: le facciamo risultare prima dell (incomprensibile) visita effettuata

In un’altra conversazione captata e riportata nelle 57 pagine dell’ordinanza, Fusilli suggerisce al dell’Aquila di farsi corrispondere 500 euro per i certificati. Il Dell'Aquila vorrebbe soprassedere, dichiara che normalmente percepisce il compenso di 50 euro a visita. 

Il Fusilli insiste di prendere comunque un compenso. Il medico ribatte che, anche in caso di compenso, si era trattato comunque di un notevole piacere fatto.

DELL'AQUILA : dimmi, li dobbiamo far pagare questi?

FUSILLI: eh?

DELL'AQUILA: li dobbiamo far pagare?

FUSILLI: quanto dobbiamo ..quanto...qua nto costa?

DELL'AQUILA:  di solito 50€ a visita, tanto posso aiutarli ugualmente

FUSILLI: digli 500

DELL'AQUILA: eh?

FUSILLI: una quarantina di euro!.. .capito? ...però  devi dirglielo

DELL'AQUILA: no (incomprensibile), se gli dobbiamo fare il favore glielo faccia mo Fusilli: e si che gli facciamo il favore!

DELL'AQUILA: Questo è già un grosso favore!

“Dell'Aquila, in questo caso, agisce come esercente un servizio di pubblica necessità e non come pubblico ufficiale. Il verbale redatto dai carabinieri il 9 luglio 2020, con il quale si attesta la regolarità delle varie posizioni oggetto di verifica da parte dei carabinieri, riguardo i lavoratori assunti è affetto da falsità ideologica indotta dalla falsa certificazione sanitaria del Dell 'Aquila.  Esso veniva acquisito e prodotto presso gli uffici di Procura in data 8.3.2021. A tale data, dunque, bisogna far risalire l'acquisizione della notizia di reato riguardo il reato oggetto di contestazione .

Definiti i gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati, non si può non rilevare che costoro agivano in un contesto caratterizzato da un notevole impiego di criteri favoritistici nella gestione delle invalidità civili dove operavano anche esponenti del patronato oltre a impiegati amministrativi dell'Inps ed a medici .Era stato messo in piedi un sistema imperniato sulle figure del Fusilli e del Dell'Aquila al quale si aggiungevano, volta per volta, esponenti del patronato e altre persone occasionalmente interessate che , conoscendo certa prassi, si rivolgevano direttamente ai  due, Fusilli e/O Dell'Aquila anche con la mediazione dello Stanco, ben inserito nel sistema illegale.

Pertanto, concreto risulta essere il pericolo di commissione di altri reati della stessa indole. Nell’ambito del procedimento, altre tre persone (tra cui l’imprenditore di Manfredonia) risultano indagate ma, scrive il gip, “non si ritiene che sussistano esigenze cautelari da tutelare. Si tratta di personaggi che occasionalmente si sono rivolti agli altri per ottenere dei vantaggi che rientrano nella loro sfera personale o familiare”.

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