Scoperto lo stratagemma di un direttore delle Poste del Foggiano: così avrebbe incassato i profitti degli investimenti dei clienti

Si tratta dell'ex direttore dell'ufficio postale di Roseto Valfortore licenziato in tronco nel maggio 2018. Eseguita una perquisizione con relativo sequestro di conto corrente e libretto a risparmio

Foto di repertorio

Alle prime luci dell'alba di ieri, 22 gennaio 2020, sono state eseguite perquisizioni locali e sequestro preventivo a fine di confisca di conto corrente e libretti a risparmio intestati a Corrado Paradiso.

Per costui, direttore dell'ufficio postale del Comune di Roseto Valfortore fino al momento del suo licenziamento avvenuto "in tronco" il 25 maggio 2018, l'ipotesi accusatoria è di avere in un contesto temporale che va dal mese di febbraio 2017 al mese di ottobre 2017 reiteratamente commesso i reati di peculato aggravato e violazione del domicilio informatico delle Poste Italiane. 

Nella detta veste di direttore, nonché operatore unico dell'ufficio postale del comune dei Monti Dauni, abusando del suo ruolo avrebbe "spiato" il profilo di una pluralità di risparmiatori al fine di acquisire informazioni circa la tipologia dei loro investimenti per poi "consigliare" loro di effettuare operazioni (per lo più di disinvestimento titoli e relativo reinvestimento) dalle quali faceva scaturire un indebito vantaggio patrimoniale in suo favore.

Per conseguire tale obiettivo, l'ex direttore dell'ufficio postale di Roseto Valfortore, studiava il “profilo” dei clienti che versavano in condizioni di minorata difesa (vedi le persone singole, anziane, pensionate, ammalate, residenti all'estero) oppure di quelli sui quali poteva facilmente fare leva in quanto persone che contavano sull'affidabilità che nasceva dal suo ruolo istituzionale.

Una volta ottenuto che i clienti dell'ufficio postale da lui diretto avessero disinvestito i propri risparmi, consistenti per lo più in buoni fruttiferi, Paradiso faceva credere loro che tali titoli avessero maturato interessi per importi inferiori a quelli effettivamente maturati. In tal modo poteva incassare la differenza tra il capitale effettivamente maturato e il minore importo che invece faceva credere detti titoli disinvestiti avessero fruttato.

Per incassare tale "ingiusto" profitto il Paradiso ricorreva a un duplice stratagemma: prelevava tale denaro in contanti, ove le casse dell'ufficio postale avessero avuto la relativa capienza; in caso di casse incapienti, formava falsi vaglia circolari, che intestava fittiziamente agli ignari clienti imbrogliati, dei quali contraffaceva la firma di girata allo scopo di poterne incassare il relativo importo: importo che fissava sempre in misura non eccedente la soglia di euro 4.500 euro al fine di non incorrere nei controlli di cui alla normativa antiriciclaggio che, in caso di importi superiori ad euro 4.500 euro, sarebbero scaturiti.

Tale collaudata strategia gli permetteva di appropriarsi di rilevanti somme di denaro quantificate, allo stato, in oltre euro 150mila euro.

La ricostruzione dei fatti esposti nelle relative denunce-querele in atti e la determinazione degli importi delle somme di cui Paradiso si è appropriato discende dagli accertamenti espletati dalla P.G. procedente, i carabinieri della stazione di Roseto Valfortore, coordinati dalla Procura della Repubblica di Bari (p.m.. A.M. Morea), quale Procura Distrettuale competente, ai sensi dell'art. 51, co. 3 quinquies, CPP, a conoscere dei reati informatici (come l'art. 615 ter cp in contestazione) avvenuti nel circondario di Foggia.

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La perquisizione si concludeva con il rinvenimento di denaro contante e documentazione pertinente ai reati in contestazione.

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