Truffa prodotti bio, arrestata rappresentante Bioecoitalia di San Severo

La 39enne è la rappresentante di altre aziende nel settore agricolo-cereale. L'operazione denominata "Gatto degli Stivali" è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Verona. Sette arresti, giro d'affari da 220mln

Una fila di tir carichi di 7 milioni di quintali di prodotti alimentari con la falsa etichetta 'biologico' lunga oltre 500 km, la distanza tra Verona e Roma: é l'immagine della maxi frode alimentare messa in atto dal 2007 scoperta dalla Guardia di Finanza scaligera e che in questi anni ha portato tutta questa merce sul mercato e in carcere sette persone per associazione per delinquere, frode e falso.

Le Fiamme Gialle hanno messo le mani su un 'meccanismo' che ruotava attorno ad aziende a tutti gli effetti produttrici di prodotti biologici ma che, grazie alla presunta compiacenza di funzionari e dipendenti di organismi deputati a certificare come biologica la produzione e la provenienza dei prodotti agricoli, non avevano remore a trasformare frumento, farine, frutta fresca e altro coltivati normalmente o destinati ad altro tipo di alimentazione in "autentico biologico".

Il tutto, con guadagni che quadruplicavano. L'operazione, denominata 'Gatto con gli stivali', coordinata dalla procura della Repubblica di Verona - Pm Maria Beatrice Zanotti e Maria Federica Ormanni - ha portato al sequestro materiale di 2.500 tonnellate di prodotti agro-alimentari, ma sulla carta è stato ricostruito un giro di immissione sui mercati in questi anni di 7 milioni di quintali, pari a un valore di oltre 220 milioni di euro.

Il mercato del biologico in Italia, secondo una stima fornita dagli investigatori, ha un giro d'affari annuo di tre miliardi di euro e in Europa di 17 miliardi. Secondo la Coldiretti, un italiano su 2 compra bio. In carcere è finita anche S.A.N., 39, di San Severo rappresentante della Bioecoitalia srl e di altre aziende nel settore agricolo-cereale;

Altre sei persone risultano indagate a piede libero e perquisizioni sono state fatte in queste ore in case e aziende in provincia di Verona, Padova, Rovigo, Bergamo, Bologna, Macerata e Foggia.

Complessivamente, le indagini hanno riguardato una quarantina di imprese, tutte operanti nel settore della produzione e commercializzazione di cereali e frutta fresca in Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Puglia e Sardegna.

Il meccanismo della frode, particolarmente complesso, prevedeva di fatto acquisti di merce in Italia e in Romania - qui grazie a una società creata ad hoc -, la 'trasformazione' attraverso falsa documentazione in prodotto "biologico" e la vendita dello stesso, con relativo valore moltiplicato dalla 'specificità'', oltre che in Italia, in Olanda, Germania, Spagna, Francia, Belgio, Ungheria, Austria e Svizzera.

Da accertare se all'estero c'erano 'complici'. I falsi prodotti biologici alla fine sono finiti a grossisti dell'industria agro-alimentare, ma sul piano della salute fortunatamente non sono stati trovati motivi per ipotizzare il danno alimentare.

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(ANSA)
 

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