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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Cronaca Lucera

Paura in casa, donna lancia l'sos ai parenti: in piena notte carabinieri si precipitano e arrestano il compagno con un fucile artigianale

A portare i militari nell'abitazione dell'uomo, sono stati i suoceri, preoccupati per le sorti della figlia e dei nipotini. L'uomo è stato arrestato per la detenzione dell'arma, ma i carabinieri dovranno accertare se i timori esternati dalla donna possano trovare fondamento ed essere rubricati quali maltrattamenti

Un fucile artigianale ma perfettamente funzionante, creato assemblando tubi e varie parti metalliche, è stato sequestrato dai carabinieri ad un 41enne di Lucera evitando, forse, l’ennesima tragedia in famiglia.

L’operazione, conclusa nel cuore della notte, in una abitazione familiare del centro federiciano, è scaturita dalla preoccupazione e dal sesto senso dei suoceri dell’arrestato, genitori di una donna 36enne, a sua volta madre di due piccoli bimbi, che con messaggi e telefonate aveva fatto comprendere che la sua relazione era arrivata al capolinea.

I FATTI

La ragazza ha cominciato a capire che la situazione era diventata insostenibile per via delle continue vessazioni, discussioni e umiliazioni patite per mano del proprio compagno. Nonostante facesse trasparire poco e niente di quella complicata relazione, parlando ai genitori solo la punta dell'iceberg di un problema tenuto a lungo nascosto per il bene dei figli, gli anziani coniugi comprendono ben altro.

LA SERA DEL 13 OTTOBRE

La sera del 13 ottobre gli anziani genitori e le zie della donna sono particolarmente preoccupati per via una serie di messaggi in cui la donna spiegava che il compagno era particolarmente esagitato e aveva un’arma artigianale con tanto di munizioni. I familiari intuiscono la gravità della situazione e chiamano un maresciallo dei carabinieri, loro vicino di casa.

Mancano pochi minuti alla mezzanotte: l’uomo si precipita nell’abitazione e capisce che non c'è molto tempo da perdere. Allerta il comandante della compagnia e insieme decidono di convocare immediatamente i parenti presso la caserma di via di San Domenico.

Il Capitano ritiene fondamentale un intervento immediato. D'altronde dai messaggi che la donna aveva inviato ai suoi parenti era chiaro che il compagno non avrebbe tollerato alcun intervento dei carabinieri: “Se li vede arrivare li uccide” dice la donna.

In un attimo il dispositivo, con carabinieri del Radiomobile, delle stazioni di Lucera, Castelnuovo e Biccari raggiunge l’abitazione della coppia situata in una contrada di campagna. 

Qui i sospetti e le intuizioni degli anziani genitori e delle zie della donna, si rivelano subito fondati. L’uomo accoglie i militari, con fare esagitato; ci vorrà più di un quarto d’ora per convincerlo ad aprire il cancello dell’abitazione; atteggiamento spavaldo, di sfida.

Ma i militari non possono tirarsi indietro; fanno comprendere con gentilezza, nonostante le provocazioni, i motivi della loro presenza e la necessità di procedere ad un controllo approfondito presso quella casa.

All’interno della camera da letto della coppia, dove in quel momento dormivano i loro bambini, su indicazione dell’uomo, i carabinieri trovano un’arma artigianale: un fucile costruito assemblando tubi e varie parte metalliche; particolarmente ingegnoso, se non fosse che, una successiva perizia di idoneo armaiolo, confermerà che quell’arma era perfettamente idonea a far fuoco e quindi potenzialmente letale.

La riprova gli inquirenti viene dal fatto che nel tubo adattato a ‘canna’ dell’improvvisato fucile viene rivenuta una cartuccia esplosa cal. 12. Altre 35 cartucce, tutte dello stesso calibro ed assolutamente compatibili con il diametro della canna, tutte ancora integre e idonee ad essere utilizzate dal prevenuto da un momento all’altro, verranno trovate dai militari occultate in uno scatolo nascosto a sua volta sotto una serie di indumenti, in altra anta del medesimo armadio.

L’uomo è stato quindi arrestato per il reato di detenzione di arma clandestina e di munizionamento. Il sostituto procuratore di turno concorda in toto con gli operanti e ha indicato ai militari di svolgere, con estrema celerità, tutti gli accertamenti necessari per capire se quelli che erano timori esternati dalla donna ai suoi partenti possano trovare fondamento ed essere rubricati quali maltrattamenti.

Al termine delle formalità di rito, il 41enne è stato tradotto in carcere, dove è stato ulteriormente trattenuto in custodia cautelare, dopo il rito di convalida.

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