Migranti in Procura, al via il tirocinio che rompe gli stereotipi: "Sono risorse per lo Stato, colmano il vuoto di organico"

Tirocinio in Procura per quattro migranti. Coro di grazie: "È un'esperienza molto importante per noi". Vaccaro: "Iniziativa dal forte valore simbolico ma colmano anche un vuoto di organico". La sfida è rompere gli stereotipi | IL VIDEO

I quattro tirocinanti

"Mi trovo bene qui con tutti i colleghi". Haytem si emoziona, ha 32 anni, è un rifugiato, arriva dalla Libia ai tempi del regime di Gheddafi. Da un mese è un tirocinante nell'Ufficio Dibattimento della Procura di Foggia.

Kouyate arriva dalla Costa d'Avorio, ha 34 anni, e si occupa della movimentazione dei fascicoli al terzo piano del Palazzo di Giustizia: "Questa esperienza è molto importante per noi. È una prima volta. Tanti migranti non hanno la fortuna di fare un tirocinio come questo". Abdel viene dal Marocco, ha 38 anni, ed è impegnato nell'Ufficio Tiap (Trattamento Informatico Atti Processuali) e nell'Archivio: "Mi piace questo lavoro. Grazie alla Repubblica Italiana, grazie a tutti". Da oggi Achab, classe 1961, si è unito a loro, e si occupa dello smistamento degli atti.

Sono i quattro migranti, regolarmente presenti sul territorio nazionale da anni, che partecipano al percorso di integrazione attivato nella Procura grazie ad una convenzione con la cooperativa sociale Medtraining, ente gestore insieme alla cooperativa Iris di sette progetti Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) in provincia di Foggia. La durata del tirocinio è di tre mesi, con possibilità di rinnovo fino a sei mesi. I migranti sono distribuiti in diversi uffici della Procura, svolgono una serie di mansioni affidate alla figura del'ausiliario e del commesso.

"L'iniziativa ha un forte valore simbolico: i migranti che lavorano per un ufficio che si occupa di legalità - afferma il Procuratore della Repubblica Ludovico Vaccaro, che ha fortemente voluto il progetto - Il migrante, grazie ad una sapiente opera di integrazione, è una risorsa per lo Stato. Colmano un vuoto di organico dei nostri uffici. Contiamo di poter estendere il numero di partecipanti". I tirocinanti sono stati formati, informati dei rischi e sono state stipulate le assicurazioni.

"Probabilmente estenderemo questa convenzione anche al Tribunale - fa sapere il dirigente amministrativo Antonio Toziani - Perché l'iniziativa adottata dal Procuratore è importante per il messaggio culturale ma anche per il contributo che i tirocinanti possono fornire alle cancellerie. Abbiamo delle forti scoperture di organico". È un'operazione a costo zero per il Ministero, realizzata nell'ambito dei percorsi Sprar che prevedono tirocini formativi, percorsi di integrazione che, di norma, Medtraining realizza nelle aziende produttive.

"Alcuni di loro hanno già avuto esperienze in aziende - spiega il presidente della Cooperativa Medtraining Carmine Spagnuolo - ma fare un tirocinio in Procura introduce un elemento di rottura e di cambiamento, perché ha un impatto fortissimo in relazione alla rappresentazione sociale degli immigrati soprattutto in questo territorio. Mette in discussione gli stereotipi. Noi siamo abituati a vedere le persone che raggiungono il nostro territorio, migranti e rifugiati, soltanto a certi livelli della scala sociale. Per noi è strano vedere un infermiere di colore. A meno che non sia un calciatore, tutto il resto provoca una dissonanza cognitiva. Questa è la sfida più interessante. È un'operazione di rottura e di coraggio".

I nuovi arrivati sono stati accolti molto bene nell'ambiente lavorativo, anche se Roberto Ginese, tutor del progetto, impegnato da trent'anni nel volontariato, non fa mistero di alcune critiche e incomprensioni e fornisce alcuni chiarimenti. "Forse non si capisce il senso di quello che si fa. Da oggi in questa Squadra Stato entrano anche i migranti, anche loro fanno parte dello Stato, sebbene a qualcuno forse dia fastidio. Ci aiutano nelle funzioni di base: movimentazione di fascicoli, fotocopie, consegna di atti. Anche su questo è importante precisare - perché c'è stato qualcuno che non ha compreso - che si tratta di atti che non sono sottoposti alle indagini preliminari, quindi ormai non sono coperti da segreto istruttorio, e possono essere visti e maneggiati da qualsiasi nostro lavoratore. È stato un atto di coraggio. Ho visto tanti colleghi avvicinarsi alle loro storie, relazionarsi, è anche questo fa parte del processo di integrazione".

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