Cronaca

La "vita stravolta" di Donato, l'infermiere "eroe" positivo al Covid: "Ho capito come ci si sente a stare dall'altra parte"

Donato Iacovelli ha scoperto di essere positivo il 2 dicembre e racconta le due fasi della sua esperienza, dalla lotta in prima linea al letto di ospedale da cui scrive una lettera e un appello a chi si accinge a festeggiare il Natale

"Vedo i miei colleghi fare i salti mortali per salvare più vite possibili e piango con loro quando qualcuno perde la sua battaglia". Donato Iacovelli lo scrive da un letto di ospedale, in "un’anonima stanza del reparto di Medicina Covid". È passato dall'altra parte, dal 2 dicembre. È un infermiere di quello stesso reparto di San Severo.

Affida ad una lettera la sua testimonianza e ripercorre gli ultimi due mesi: "Nel giro di poco tempo la mia vita è stata stravolta. Dal 2 novembre il reparto di Medicina generale viene riconvertito in Medicina Covid. Non nascondo il mio timore per questa trasformazione ma non mi sono tirato indietro e, a malincuore, ho iniziato i turni con i miei colleghi".

Ha indossato l'odiosa tuta, difficile da accettare e fastidiosa perché ti limita nei movimenti, ed è stato catapultato in un altro modo. "Turno dopo turno ti accorgi che non è un semplice lavoro ma una continua lotta e cerchi di dare conforto a chi ogni giorno si chiede: perché è toccato a me? Io con il mio carattere allegro ho cercato sempre di dare un sorriso e un po’ di coraggio sia ai miei colleghi che ai pazienti".

Poi ha scoperto di essere positivo, ed è cambiato il suo punto di vista, prima prestava assistenza ora ne ha bisogno. "D'improvviso ho scoperto che anche gli 'eroi' si ammalano, tolgono il loro mantello e si affidano a chi il mantello lo porta ancora".

Ha accusato i primi sintomi, febbre e tosse, curato come da protocollo, fino a quando non si è reso necessario il ricovero ospedaliero per un'insufficienza respiratoria che ha evidenziato una polmonite bilaterale. "In pochi attimi sono passato dall’altra parte, dalla parte del paziente. Ho ritrovato la mia 'famiglia' e sapevo di essere in buone mani. Ho vissuto i momenti più brutti della mia vita e tanto sconforto, e ho capito come si sentono i pazienti quando arrivano da noi in reparto: smarriti, soli e spaventati. Io conoscevo i volti e le anime nascosti sotto quelle tute e sapevo che non mi avrebbero abbandonato. La loro umanità si percepisce anche se chiusi in un involucro di plastica".

Ora sta meglio, anche se non è ancora arrivato il momento di sottoporsi al tampone. Da operatore sanitario sente il dovere di ringraziare tutti i suoi colleghi per l'assistenza che sono in grado di erogare, nonostante i "ridotti mezzi strumentali" e la carenza di personale. "L'Ospedale di San Severo sta facendo la sua parte nella lotta contro il virus maledetto, in primis il reparto di Medicina diretto dal dott. Angelo Benvenuto che ringrazio per la dedizione e professionalità che lo caratterizza, la caposala sempre presente con la sua professionalità e umanità, i miei colleghi infermieri che non mi hanno mai lasciato solo, neanche fuori turno".

Ringrazia tutti i medici del reparto "sempre molto preparati e disponibili", tutti gli Oss e ausiliari per il "loro servizio più che efficiente",  i pazienti "che prima confortavo io e che poi hanno confortato me", la sua vera famiglia e i suoi amici che da lontano gli hanno dato calore, e la comunità di Cagnano Varano che attraverso il sindaco Di Pumpo gli ha espresso la sua vicinanza. "Infine ringrazio Dio per avermi protetto".

Rivolgervi un appello a tutti coloro che si accingono a festeggiare il Natale: "Non sottovalutate questo virus perché è molto insidioso, pensate alla salute dei vostri cari". Il Covid non fa certo distinzioni. "Io ho contratto il virus sul posto di lavoro ma voi tutti che non avete quotidianamente il contatto sappiate che il vaccino esiste già: si chiama distanziamento e mascherina sempre. Basterebbero queste due semplici norme unite alle normali prassi igieniche a bloccare la diffusione del virus. Io anche amo il Natale e amo festeggiare con la mia famiglia ma se ci comporteremo bene lo faremo molto presto.  Il sistema sanitario pugliese funziona ma se non rispettiamo le regole non resisterà a lungo". 

Un pensiero va alla sua 'famiglia' in corsia: "Siete una grande squadra e non ho parole per dimostrarvi il bene che vi voglio. Un abbraccio lo mando ai miei colleghi che come me hanno preso il virus: forza e coraggio. Un caloroso in bocca al lupo a tutti i degenti del reparto di medicina Covid. Una preghiera per gli operatori sanitari che hanno perso la loro battaglia".

Il suo lavoro lo ha portato in tutta Italia: Ferrara, Treviso, Pescara, Policlinico di Bari, Foggia, Lucera, Cerignola e, in ultimo, San Severo. "A ragion di veduta, sento di dire che la bistrattata sanità foggiana riesce ad erogare una buona sanità anche poche risorse - scrive l'infermiere - C’è da dire anche che l’abnegazione degli operatori sanitari non basta a mitigare la carenza strutturale e organizzativa che si palesa ogni giorno: vedi dpi inadeguati o non a norma, reparti di degenza per pazienti Covid privi della necessaria aerazione con ricambi aria controllata a pressione negativa, tutte misure che si potevano attuare durante il presidio di apparente quiescenza estivo del virus. Non puoi aver avuto sei mesi per studiare e ti presenti impreparato all’interrogazione, non puoi che prendere due. 'Giustificazioni che non possono essere accettate', direbbe il mio vecchio professore all’università. Si poteva investire molto di più per gestire nel migliore dei modi questa pandemia".

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La "vita stravolta" di Donato, l'infermiere "eroe" positivo al Covid: "Ho capito come ci si sente a stare dall'altra parte"

FoggiaToday è in caricamento